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L’anno bellissimo del monocolore del Bisconte. Analisi logica

I grillozzi si prendano le loro responsabilità, con fiducia del Pd, e il Truce sarà spacciato. Date retta all’ex togliattiano

Giuliano Ferrara

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ferrara@ilfoglio.it

14 Agosto 2019 alle 06:00

L’anno bellissimo del monocolore del Bisconte. Analisi logica

Giuseppe Conte a Foggia per la firma del Contratto Istituzionale di sviluppo

Non capisco di che cosa si sta a discutere. La soluzione è unica, e ovvia, banale. Chi ha vinto le elezioni politiche con una percentuale superiore alla Merkel, il 32 per cento? I grillozzi. Chi li ha sfiduciati, chiedendo immediate elezioni? Un tipaccio Truce che ha tradito consensualmente il centrodestra e se ne è andato, solo soletto con il suo 17 per cento al governo con il contratto ribaltonico (un ribaltone rispetto a premesse e promesse elettorali). Li ha poi ammazzati, i grilli, facendo il finto bullo al Viminale, luogo per lui tuttora sconosciuto, e il vero bullo sulla spiaggia a torso nudo agitando in modo blasfemo crocifissi e madonne. Ora che sono morti, i grillozzi è bene si prendano tutte le loro responsabilità in un monocolore, con rinvio alle Camere di Bisconte, che peraltro piace a tutti, dal Corriere a Rep., dai sondaggi alle madamine e ai madamini della società civile, alle banche e all’industria che conta (e chissenefrega delle partite Iva, noi siamo per la grande borghesia e per il proletariato). Fare si può fare, con la semplicità che è difficile a farsi: vanno da Mattarella e i 5ss gli dicono, “siamo pronti a governare con Conte”, e il Pd gli dice, “siamo ponti a corrispondere al voto degli elettori del 4 marzo da posizioni, come diceva Cossiga, distinte e distanti, cioè con una fiducia tecnica convergente, perché non vogliamo la marcia su Roma”.

   

L’alternativa alla marcia su Roma è il monocolore grillozzo

Il vero ribaltone fu il Contratto. Una fiducia tecnica del Pd e di chiunque altro ci stia sarebbe un meccanismo di garanzia

  

Il Pd che era arrivato secondo nelle urne ha un’occasione d’oro per evitare l’ammucchiata o accozzaglia, per evitare dispute inconcludenti e risibili su governi di legislatura alla Ignazio Marino, senza aprire la porta a uno che vuole pieni poteri subito in nome della chiusura dei porti, peraltro senza conseguenze, della fuga dalla giustizia nell’immunità ministeriale, del censimento degli zingari, come nel III Reich, della caccia al nero, come a Macerata, e di una grottesca campagna per l’abbassamento delle tasse, lui sotto il cui regno le tasse sono salite. Fiducia tecnica al monocolore e discussione parlamentare di volta in volta sulle scelte qualificanti. Loro con Gribbels si prendono la responsabilità, il Pd controlla e influenza l’andazzo, come avveniva con Andreotti, lontano progenitore di Conte, quando Fernando Di Giulio, compianto, incontrava Franco Evangelisti, compianto, tutti i giorni per regolare l’andamento del governo e dell’agenda parlamentare.

 

Tria fa la politica economica, l’accordo con la Von der Leyen c’è (l’hanno già eletta insieme a Strasburgo), l’Iva non ha pericolose erezioni, il reddito di cittadinanza fa la sua sublime corsa, i parlamentari si riducono di numero, ma prendendo molto tempo per la bisogna e poi vincendo contro il Truce un bel referendum populista. Infine eleggendo un nuovo presidente della Repubblica, Grillo o Draghi non importa, e facendo definitivamente argine ai barbari. L’accusa di riportare al governo Renzi cade. Il Truce farà dell’onanismo oratorio da spiaggia e quando sarà autunno, poi verrà l’inverno, si ritroverà al freddo: escluso da tutto, rejetto della penisola, a giochicchiare con le elezioni parziali regionali e a gestire un sottopotere sempre inferiore al magico sottopotere dei magistrati, che, De Magistris aiutando (un colosso), gli faranno la pelle in quanto capo di una fazione non incorruttibile e uomo di Mosca. Vedrete che al primo assaggio di forza anche il Cav. seguirà: detesta il suo truce molestatore. Un anno bellissimo, come disse il Bisconte.

  

Ci sarebbe il problema della competenza. Ma a parte i corsi accelerati della Link University, docente anche D’Alema, i grillozzi sono classe dirigente messa alla prova, ormai così radicati nella scatola di tonno della democrazia rappresentativa da democristianizzarsi a fondo con il mandato zero e altre trouvailles, e giustamente non ci stanno a essere scaricati da un imbroglione che ha firmato un contratto e quando gli conviene scopre che pacta non sunt servanda. Gabrielli all’Interno in un Bisconte rimpastato non vi dà maggiori garanzie di un Truce impastato di demagogia parafascista? Moavero commissario a Bruxelles vi fa schifo? Un bravo burocrate alla Farnesina vi inquieta? E vi fanno paura gli altri ministri di un solenne governo di morti sostenuto da ex moribondi che tornano a contare e a cantare? Preferite Faccetta nera con i triumviri Trux, Caz., e Meloni? Oltretutto il Cav. è diviso: Confalonieri, caro amico, se la fa con Toti e Salvini, vistomai per la ditta, mentre Letta sta con il nipote ed è troppo esperto per non sapere che il Truce a ’sto giro le prende. Farà l’agitatore, minaccerà sfracelli e guerra civile, ma chi conosce gli italiani sa che un Masaniello senza portafogli è un ribelle senza causa, tempo sei mesi scende al 30 per cento, tempo tre anni torna a casa castigato dalla Lega di governo, che non lo ha mai potuto soffrire e lo ha dovuto troppo a lungo subire. A quel punto, bè, sì, sarà ora di votare, anche Giorgetti. Prima no.
  

Ps Queste cose l’ex comunista togliattiano le comprende a volo. Ma gli ex comunisti che sbattono le ali contro Renzi e per Salvini togliattiani non sono, e per paura dei magistrati felloni, che però oggi sono tigri di carta e finalmente vengono utili a carriere rigidamente uniche, invece di abbracciare il destrismo cattolico e universalistico pop del Cav., e restare fedeli a queste premesse, ora si sono innamorati del Truce e delle partite Iva, fanno parte della immensa schiera che ama Trump, Erdogan, Netanyahu (per il quale ahimè ho un debole anch’io), Orbán e sopra tutto Putin. Ora il Kgb è stato una grande scuola, ma gli indisciplinati e qualche somaro abbondano anche fra i banchi e le cattedre migliori. Quando capiranno che “prima gli itagliani” non è uno slogan internazionalista, ma fascista, anzi nazista, ne riparliamo.

Giuliano Ferrara

Giuliano Ferrara

Ferrara, Giuliano. Nato a Roma il 7 gennaio del ’52 da genitori iscritti al partito comunista dal ’42, partigiani combattenti senza orgogli luciferini né retoriche combattentistiche. Famiglia di tradizioni liberali per parte di padre, il nonno Mario era un noto avvocato e pubblicista (editorialista del Mondo di Mario Pannunzio e del Corriere della Sera) che difese gli antifascisti davanti al Tribunale Speciale per la sicurezza dello Stato.

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  • raffaele@linuxmail.org

    raffaele

    15 Agosto 2019 - 13:01

    La via di Salvini porta ad Orban, a Visegrád e poi sappiamo dove ... ogni liberale sincero, di destra o di sinistra che sia, non può che esserne inorridito e opporvisi con tutte le sue forze (il centro-destra di governo del prof. Brunetta, con la lega al 38% e FI al 6%, è quindi - con rispetto parlando - una barzelletta che, di questi tempi, non fa ridere. Il disegno dei grillozzi poi è altrettanto letale per la democrazia liberale e richiede nel contrasto non minore fermezza. ... ah, dimenticavo: l'articolo di Ferrara (altro che stomachevole) è sublime!

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  • raffaele@linuxmail.org

    raffaele

    15 Agosto 2019 - 09:09

    La via di Salvini porta ad Orban, a Visegrád e poi sappiamo dove ... ogni liberale sincero, di destra o di sinistra che sia, non può che esserne inorridito e opporvisi con tutte le sue forze (il centro-destra di governo del prof. Brunetta, con la lega al 38% e FI al 6%, è quindi - con rispetto parlando - una barzelletta che, di questi tempi, non fa ridere. Il disegno dei grillozzi poi è altrettanto letale per la democrazia liberale e richiede nel contrasto non minore fermezza.

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  • LDR28

    14 Agosto 2019 - 17:05

    Non voterò mai più chi si allea o si è alleato con i 5s.

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    14 Agosto 2019 - 13:01

    Lei scrisse e confermò, riferendosi alla genia del monocolore: "Sono pericolosi, non per quello che fanno, ma per quello che sono" OK? Ma il RE del paradosso ironico e graffiante va letto controluce. Chiosa, sa perché alla gente che piace, non piace “prima gli italiani? Semplice: non si ritengono italiani. Più provinciali, paesani sono, più anelano apparire internazionalisti. I complessi d’inferiorità, generano brutti scherzi.

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