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Prima dei tatticismi e delle regole serve una visione del paese

Maurizio Lupi (NcI-Usei) aderisce all'appello del Foglio per un destra non truce: “Una federazione di centro ha senso e spazio se parte dai contenuti e dalle persone che li esprimono, dai soggetti sociali che li mettono in pratica”

8 Agosto 2019 alle 11:09

Prima  dei tatticismi e delle regole serve una visione del paese

Maurizio Lupi (foto LaPresse)

Al direttore - Chiamatela destra non truce, centro, l’altra Italia, chiamatelo Giuseppe, l’importante è che ci sia, ché il tempo perso è stato troppo.

 

L’appello di Berlusconi arriva dopo quello “ai liberi e forti” per le europee. Il riferimento a Luigi Sturzo ci dice cosa fare. Il sacerdote siciliano prima di dare vita al Partito popolare girò l’Italia incontrando cooperative, associazioni, casse rurali e investendo innanzitutto nella formazione dei giovani. A fronte di due ideologie in lotta per il potere, Sturzo propose un’idea di Italia e di politica che traeva dall’esperienza di conoscenza e di confronto con la realtà popolare di cui era parte. È il cuore del suo appello: “A uno Stato accentratore tendente a limitare e regolare ogni potere organico e ogni attività civica e individuale, vogliamo sul terreno costituzionale sostituire uno Stato veramente popolare, che riconosca i limiti della sua attività, che rispetti i nuclei e gli organismi naturali - la famiglia, le classi, i Comuni - che rispetti la personalità individuale e incoraggi le iniziative private. [...] libertà religiosa, libertà di insegnamento, libertà alle organizzazioni di classe, libertà comunale e locale. […] Questo ideale di libertà non tende a disorganizzare lo Stato”, anzi.

La politica, insomma, deve essere la realistica espressione di un ideale vissuto.

 

Sessant’anni dopo, in tutt’altro contesto, il ceco Vaclav Havel parlava di “vita nella verità” contrapposta alla “vita nella menzogna” imposta dall’ideologia del sistema totalitario comunista. Ed era una vita che partiva dalla libertà dei singoli e della società. Il nostro primo compito è la costruzione di una realtà sociale che operi incalzata dall’ideale che persegue, e che la politica si candida a rappresentare. È un compito prepolitico, lo so, ma in quanto tale - e proprio l’esperienza di Havel, da dissidente a presidente della Repubblica lo dimostra - è il vero motore del cambiamento.

 

Non possiamo aspettare il giorno in cui la situazione cambierà, non possiamo aspettare che il cadavere passi sul fiume, perché sarà il nostro cadavere. Abbiamo l’arma delle nostre ragioni e quella del dialogo. Don Sturzo, per tornare da dove siamo partiti, delineava un programma che aveva un fulcro preciso: il principio di sussidiarietà, che si traduce nella pratica del rapporto come virtù della politica, del dialogo, del compromesso, che è ben altro rispetto al contratto, dove ognuno cede all’approvazione di una proposta estrema dell’altro in cambio del sì a una propria.

 

Una federazione di centro deve riconoscere questo primato della cultura sulla politica, non nel senso che sono gli intellettuali a dettare legge (Dio ce ne scampi, la sintesi è sempre politica) ma nel senso che più e prima della gestione dell’esistente, dei tatticismi, delle infinite discussioni sulle regole, degli equilibri interni, dei personalismi, dei tornaconti territoriali, viene una visione del paese, cioè della vita e dei problemi della sua gente. Una federazione di centro ha senso e spazio se parte dai contenuti e dalle persone che li esprimono, dai soggetti sociali che li mettono in pratica.

 

Berlusconi nel suo appello parla di valori cristiani e liberali: l’elenco è tanto conosciuto quanto disatteso nei fatti: centralità della persona, protagonismo dei corpi intermedi, libertà di educazione, libertà di impresa, dignità dei lavoratori, welfare sussidiario, equilibrio tra i poteri, certezza della giustizia e garantismo giudiziario, europeismo dei popoli e multipolarismo in politica estera, libertà di religione.

Il metodo per perseguirli è quello dell’apertura e dell’inclusione. Bisogna perseguire l’essenziale, le regole, come l’intendenza, seguiranno.

 

Maurizio Lupi, presidente NcI-Usei

Maurizio Lupi

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