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L'ipotesi del voto anticipato scuote il Pd, ma Zingaretti non vuole scissioni

Al Nazareno si sono convinti che i renziani stanno alzando il livello dello scontro in vista della composizione delle liste in caso di elezioni anticipate

Luigi Di Maio riunisce i “suoi” ministri per dire loro di tenersi pronti alla rottura dell’alleanza con la Lega e alle possibili elezioni anticipate. Matteo Salvini vola negli Stati Uniti per accreditarsi come capo di governo. Sono tutti questi gli elementi che hanno fatto scoppiare il Pd. Ancora di più del caso Lotti, che pure ha fatto fibrillare non poco il Partito democratico.

 

Già si spiega con il ritorno dell’ipotesi di elezioni anticipate l’improvviso agitarsi del Pd. Che i renziani di rito Lotti-Guerini non avessero un vicesegretario era già chiaro da tempo. La questione era stata chiusa nel momento in cui si era deciso che i capigruppo parlamentari non venissero cambiati e che non si modificassero nemmeno gli assetti degli uffici di presidenza di deputati e senatori. Quello che era oggetto di trattativa non era un posto in segreteria, che sia Maurizio Martina che Lorenzo Guerini e Robero Giachetti avevano rifiutato nei rispettivi incontri avuti con Nicola Zingaretti. Avevano spiegato che, semmai, sarebbe loro interessata la direzione di uno dei forum tematici. E infatti Martina ha avuto quella che riguarda la riforma dello statuto del Partito democratico.

 

Al Nazareno si sono convinti che i renziani stanno alzando il livello dello scontro in vista della composizione delle liste in caso di elezioni anticipate. Secondo gli uomini del segretario, sono infatti questi i posti che interessano ai renziani e sono questi i posti per cui hanno alzato il livello della polemica.

In questa fase turbolenta del Pd Nicola Zingaretti è stato anche accusato di voler cacciare i renziani. Cioè di essere lui, e non loro, a volere la scissione. Ma il segretario – che deve puntare su un risultato alle politiche migliore di quello delle europee – in realtà ha ben poco interesse a perdere per strada altri pezzi. Al Nazareno semmai la preoccupazione è opposta. Ai piani nobili della sede del Pd si teme infatti che sia Carlo Calenda sia Matteo Renzi possano essere tentati dall’idea di dare vita a un nuovo partito proprio in prossimità delle elezioni anticipate. Farlo prima, si ragiona, potrebbe portare non al consolidamento ma al logoramento del nuovo soggetto politico, soprattutto in tempi in cui l’elettorato è mobile e il consenso è fluido.

Ed effettivamente sia dalle parti di Calenda sia da quelle di Renzi si pensa di fare un sondaggio sul futuribile partito, anzi, sui futuribili partiti – perché i due almeno per ora non marciano uniti – proprio in caso di crisi di governo, per poi decidere se tentare questa avventura o rinunciarci.

Mentre al Nazareno si ragiona così, tra i renziani monta il malumore nei confronti di Paolo Gentiloni, che è accusato di essere il vero suggeritore delle mosse di Zingaretti. I renziani sono convinti che l’ex premier sia mosso ancora dal risentimento nei confronti del loro leader e che punti ad assumere lui la leadership moderata e riformista del Partito democratico per mettere definitivamente fuori gioco l’ex segretario del Pd.

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