Vicepremier per caso

Redazione

Toninelli & co. Salvini dimentica di essere da 12 mesi il numero 2 del governo

Adesso fa l’ignaro, Matteo Salvini. Se la prende coi “ministri non leghisti” che bloccano tutto, che sanno solo dire No. Recita insomma l’aria del passante che nei Cdm di Palazzo Chigi, per un anno intero, c’è capitato per sbaglio, o magari costretto da chissacchì. Come se in verità non fosse anche il suo, il governo più paralizzato della storia italiana, il governo più ostile alla crescita e allo sviluppo, il governo più inconcludente e sconclusionato. Eppure con quello stesso Toninelli che dichiarava una guerra insensata ai concessionari autostradali, che vagheggiava scombiccherate nazionalizzazioni, Salvini non aveva alcun problema ad andare a braccetto, quando bisognava andare a raccattare gli applausi della folla ai funerali di Genova, all’indomani del crollo del ponte Morandi. Nella Lombardia che di questa Lega è stata la culla, in un anno di governo neppure un centimetro di rotaia è stato costruito. Nel Veneto che è granaio di consenso per il Carroccio, la Tav tra Padova e Brescia attende ancora il via libera. “Colpa dei Cinque stelle che dicono sempre di no”, si lamenta ora Salvini. Ma è stato proprio lui ad affidare ai grillini i ministeri più strategici per il futuro dell’impresa italiana (dai Trasporti allo Sviluppo economico, passando per la Difesa), accettando di venire del tutto annichilito ogniqualvolta si parlasse di industria e infrastrutture. E del resto, la subcultura salviniana, in campo economico, è in fondo analoga a quella grillina: spesa pubblica improduttiva (in questo, quota cento non è meglio del reddito di cittadinanza, anzi), farneticanti piani di finanza pubblica fondati sull’azzeramento dell’avanzo primario e sull’Italexit, totale mancanza di attenzione per la ricerca e la competitività. A quello stesso popolo del No (No-Triv, No-Euro), Salvini ha ammiccato per anni, costruendo con promesse farlocche il suo consenso e poi ritrovandosi a dover dare al Borghi di turno il contentino dei mini-bot. Più che il paladino della destra liberale che verrà, più che l’alternativa all’immobilismo grillino, Salvini è il perfetto alter ego di Toninelli. Di cui non è solo un collega al governo. E’, nel caso in cui se lo fosse dimenticato, anche il suo vicepremier. Ops.