Orlando ci spiega perché il M5s è “di destra come la Lega”

David Allegranti

16/05/2019

Orlando ci spiega perché il M5s è “di destra come la Lega”

Il vicesegretario del Pd, Andrea Orlando (Foto LaPresse)

Il vicesegretario del Pd: “Non dobbiamo inseguire Macron ma farlo avvicinare, insieme ad altri, al Pse”

Roma. “Il M5s a inizio legislatura era polimorfo, adesso si è collocato su posizioni di destra; per questo qualsiasi tipo di dialogo, oggi e in prospettiva, mi pare difficile immaginarlo. Specie se continuano nella loro strategia di subalternità alla Lega”. Andrea Orlando, vicesegretario del Pd, non vede possibilità di incontro fra i Cinque stelle e il partito di Nicola Zingaretti. Anche perché il M5s “in Europa si è collocato in un sistema di alleanze pienamente sovraniste e ha condiviso politiche che in qualunque paese sarebbero definite di estrema destra”. I provvedimenti di questo governo, osserva l’ex ministro della Giustizia, “non sono semplicemente passati: sono passati nel silenzio dei Cinque stelle. Solo oggi, all’ultimo miglio prima delle elezioni, viene data l’immagine di un braccio di ferro su una serie di dossier, ma su quelli già licenziati non c’è stata trattativa bensì delega alla Lega. Dalla legittima difesa ai flussi migratori, passando per i condoni. Vede, un partito non è solo quello che dice di essere ma anche quello che fa. E i Cinque stelle fanno, né più né meno, quel che fa la Lega”.

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Insomma, lei non crede al Di Maio antifascista? “Mi sembra una caricatura dell’antifascismo. I primi a sdoganare CasaPound e l’a-fascismo sono stati loro. Cito solo un caso emblematico. Un mese fa in commissione antimafia su proposta di un senatore del M5s si è deciso che devono essere segnalati i candidati che hanno ricevuto più di 4 anni di condanne. Queste regole non valgono nel caso in cui la condanna sia per violazione della legge Mancino o Scelba o comunque per reati legati all’odio razziale. Solo un mese fa i Cinque stelle ritenevano i reati di questo genere fossero meno gravi degli altri, poi improvvisamente Di Maio si è iscritto all’Anpi. Direi che c’è qualcosa che non torna”.

 


L’ex ministro della Giustizia: “Noi come i Cinque stelle nel programma per le Europee? No, perché quelle misure cambiano a seconda del contesto nel quale vengono inserite. Redistribuzione e protezione sono misure assistenzialiste se non vengono abbinate a misure di crescita e sviluppo”


 

Detto questo, spiega Orlando, “c’è un tema”. E riguarda il “vero terreno di scontro, la vera competizione, cioè come si riconquista un pezzo di elettorato che per fraintendimento, e limiti nostri, ha individuato nei Cinque stelle il motore di un cambiamento sociale. Su questo punto, il Pd deve caratterizzarsi. Tant’è che in questi mesi ha cercato di dire, riguardo per esempio al reddito di cittadinanza, non è che una porcheria, ma che la finalità è giusta – uno strumento di tutela universale esiste in tutta Europa – e che è sbagliata la realizzazione da parte della maggioranza. Il nostro obiettivo è riconquistare un pezzo di elettorato finito sotto l’ombrello del M5s e che non si era sentito tutelato dalla sinistra. La logica secondo la quale se una proposta arriva dal M5s allora noi siamo contrari è sbagliata. Si tratta di vedere il merito delle questioni e di portare al massimo l’efficacia della competizione fra noi e una forza politica che predica una cosa e ne pratica un’altra. Cito un’altra circostanza. Il partito che si è caratterizzato come anti-lobby e anti-establishment ha annunciato la revoca della concessione Aspi ai Benetton nel giorno in cui crolla il ponte di Genova. A distanza di mesi non solo non c’è nessun atto ma si apprende che nel frattempo il governo ha chiesto ai Benetton di entrare in Alitalia. Insomma, da Robespierre a Fantozzi”.

  

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Insomma, dice Orlando, la vera questione è prendere quei temi sui quali il M5s ha illuso l’elettorato di sinistra e svolgerli seriamente, “senza realizzare quella parodia di redistribuzione e di lotta ai poteri forti che hanno in mente i Cinque stelle”. Senta Orlando, recentemente il Foglio ha comparato il programma del Pd alle Europee con quello del M5s notando come su molti argomenti ci sia una certa consonanza. Non è che il Pd sta rincorrendo il M5s sullo stesso terreno di scontro? “No, perché quelle misure cambiano a seconda del contesto nel quale vengono inserite. Redistribuzione e protezione sono misure assistenzialiste se non vengono abbinate a misure di crescita e sviluppo; sono conservative dello status quo se non si accompagnano a politiche dell’innovazione; sono recessive se non tengono conto della compatibilità. Se fai il reddito di cittadinanza ma blocchi le infrastrutture, il reddito non diventa una condizione transitoria ma esistenziale. Se fai il reddito di cittadinanza ma applichi 24 miliardi di Iva hai dato con una mano ma tolto con l’altra. Hai dato qualcosa agli ultimissimi ma toglierai agli ultimi e ai penultimi”.

 

Dunque “anziché mettere in discussione le distorsioni del sistema e le causa di diseguaglianze usi solo misure anestetiche. Noi invece vogliamo un modello di sviluppo diverso, che faccia i conti con la sostenibilità, tema dai Cinque stelle sventolato ma poi contraddetto con due condoni edilizi”. Eppoi, dice Orlando, “c’è il vero spartiacque: un’efficace riorganizzazione del capitalismo e il contenimento delle sue distorsioni può avvenire solo nella sua dimensione europea; se dai 4, 40 o 400 euro a chi sta peggio, ma accetti uno stato delle cose in cui non ci sono strumenti sovranazionali con cui governare i grandi flussi finanziari, la delocalizzazione e il tema del dumping fiscale, insomma se non crei le condizioni per costruire un’Europa sociale, allora accetti le cause della diseguaglianza e ti limiti a lenirla ma non a smontarla”. Senta Orlando, ma qual è oggi l’identità del Pd? Lo slogan “Da Tsipras a Macron” non rischia di ingenerare confusione? “Sia in Italia sia in Europa, l’idea è creare un fronte, il più largo possibile, formato da tutti quelli che vogliono contrastare i sovranisti e riformare l’Unione Europea, perché una certa gestione dell’Europa ha agevolato i sovranisti.

 

Il perimetro è quello che dicevo prima: ridurre le distanze e combattere i monopoli e le grandi concentrazioni di ricchezza e lavorare per la redistribuzione, per un’Europa non sia solo di mercato ma che sia anche un’Europa sociale. In termini di scenari politici europei, l’asse è il Pse, ma il Pse non basta a costruire un fronte largo. Ci dobbiamo allargare prendendo la parte più sociale del mondo liberale e popolare e riconquistare pezzi di un mondo composito che stanno alla sinistra del partito socialista”. Quindi En Marche dovrebbe entrare nel Pse? “Io non so se En Marche entrerà a far parte di un raggruppamento progressista o sarà un punto di riferimento di quel mondo liberale vuol rompere con Orban. Non so quale sarà l’evoluzione, ma so che oggi il capogruppo dei socialisti europei della Spd dice la stessa cosa che diciamo noi: alleanza da Tsipras a Macron. Come poi si configurerà questo scenario non si può definire in astratto, se con un’interlocuzione fra forze diverse o un gruppo progressista più largo.

 

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Personalmente non credo che il tema sia inseguire Macron ma far sì che Macron e anche altre forze politiche si avvicinino al Pse. Non penso che in questo momento storico si possa essere europeisti senza diminuire le diseguaglianze che segnano l’Unione”. Qualcuno invece nel Pd vorrebbe un partito macroniano in Italia. “Non credo sia utile all’Europa un’appendice italiana al macronismo, totalmente isolata dalle famiglie storiche”. Così come, dice Orlando “ho sentito parlare di un’alleanza con Ciudadanos, anzi c’è anche chi ha detto che il Pd deve diventare come Ciudadanos in ottica di contrasto ai sovranisti e fascisti. Peccato però che in Andalusia si sia alleata con Vox”. Non è che per questo potrebbe esserci un’altra scissione del Pd, stavolta da destra? “Non vedo questo spazio politico. Dopodiché c’è un altro tema per il futuro, che riguarda l’elettorato che nel centrodestra non intende seguire Salvini. Non credo che quelle forze abbiano bisogno di mosche cocchiere. Ma il dialogo con loro può essere più funzionale se esiste un Pd con un profilo largo, una forza alternativa alla destra e a tutti i suoi satelliti. E se c’è dunque una componente di ispirazione liberal-democratica che ha capacità di proposta politica dentro il Pd”.