cerca

Legittima difesa e turbamento

Ora la legge impone al giudice la comprensione della psiche. Una novità complessa

30 Aprile 2019 alle 17:15

Legittima difesa e turbamento

Salvini in Parlamento il giorno dell'approvazione della legittima difesa (foto LaPresse)

Al direttore - Non voglio esprimermi né a favore né contro la legge sulla legittima difesa, non è compito dei magistrati, ma certo la riforma, esaltata dal governo come un successo politico atteso da anni, pone problemi che probabilmente non sono stati nemmeno presi in considerazione da chi l’ha scritta.

  

Mattarella certifica che quella sulla legittima difesa è una pessima legge

Il Capo dello Stato promulga il testo ma invia una lettera ai presidenti delle Camere e al premier Conte per evidenziare le sue perplessità. L'avvertimento è chiaro: il rischio caos è imminente

  

Sinora, piacesse o no, l’interpretazione degli artt. 52 e 55 del Codice penale era abbastanza semplice, nei limiti in cui è semplice decidere su avvenimenti comunque tragici. La possibilità di riconoscere la non punibilità si basava su dati oggettivi, verificabili abbastanza facilmente. La chiave di interpretazione era la proporzione tra la potenziale offesa e la difesa. Quest’ultima era legittima se in quel preciso momento era necessario difendere l’incolumità propria o altrui e anche i propri beni qualora l’aggressore non desistesse. Anche nei confronti non solo del violentatore, quindi, ma anche del ladro che, scoperto in casa, non scappa. Invece non era legittima se il danno temuto era modesto e inadeguato al danno che si poteva recare all’aggressore. Tutto qui.

 

Era una norma imperfetta ? Probabilmente sì, come quasi tutte, ma applicabile in modo accettabile con un po’ di buon senso.

 

Con la riforma che il presidente della Repubblica ha firmato con qualche perplessità e accompagnandola da un messaggio che ricorda come non debba comunque indebolire la prevalente responsabilità dello stato nel tutelare la sicurezza dei cittadini, decidere se la difesa sia stata legittima o no è un giudizio che non discenderà più solo dalla dinamica oggettiva di quanto è successo ma riguarderà soprattutto la soggettività, in sostanza la psiche di chi si è difeso e ha ritenuto di poterlo fare.

 

Ora il confine diventa psichico. Non è punibile chi ha reagito comunque in uno stato di “grave turbamento”. Ma questa è una condizione che non è uguale per tutti e sulla quale, almeno per un giudice, non è facile indagare.

 

Quella parte del nostro cervello, l’amigdala come ha ricordato un neurologo dalle pagine del Corriere, che si attiva nelle improvvise situazioni di paura produce comportamenti diversi e imprevedibili.

 

La reazioni che in una situazione di paura si realizzano in una manciata di secondi possono essere la fuga, l’attacco, addirittura fingersi morti come fanno alcuni animali per sfuggire ai predatori.

 

Vi sono persone in grado di “processare”, come si dice in termini scientifici, anche in pochi attimi i propri comportamenti e organizzare la reazione più adeguata, i militari ad esempio. Mentre altri soggetti no e reagiscono al primo segnale che il cervello invia. Intervengono in queste scelte anche gli schemi culturali di cui la persona è portatrice.

 

Sostenere, come si è cercato di dire, che comunque il concetto di “grave turbamento” non possa essere invocato soggettivamente ma debba essere riconosciuto oggettivamente è un semplice gioco di parole.

 

In realtà quello che si chiederà d’ora in poi è la comprensione della psiche di chi agisce. Un’indagine che il giudice da solo non è in grado di fare. Sarà necessario quasi in ogni processo rivolgersi alle neuroscienze per capire con perizie e test, oggi ce ne sono di molto avanzati, se vi sia stato il turbamento, se sia stato “grave” e in caso positivo, tenuto conto della struttura psichica e della cultura del soggetto, quali spazi di scelta abbia lasciato in quei momenti.

 

Non è detto che la novità sia un male, forse può essere anche uno stimolo. Le neuroscienze stanno entrando sempre di più nel processo penale, ad esempio anche quando si tratta di giudicare la capacità di intendere e di volere. Basta saperlo. Ma non credo che chi ha scritto la legge, contando su una vittoria politica da esibire, avesse la minima idea dei problemi che andava ponendo e delle conseguenze che, al di fuori della propaganda, vi saranno nelle aule.

 

Guido Salvini è un magistrato

Guido Salvini

Più Visti

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi