Quell'amore per il tricolore e l'Italia che Salvini non sapeva di avere

David Allegranti

15/03/2019

Quell'amore per il tricolore e l'Italia che Salvini non sapeva di avere

La svolta nazionalista del ministro non è un fatto recente. Ma alcune sue sortite pubbliche fanno sorridere, soprattutto ripensando al passato e agli attacchi alla bandiera

Roma. “Usi il tricolore? Produci solo in Italia! Siete d’accordo?”, si chiede Matteo Salvini su Twitter. La svolta nazionalista di Salvini non è un fatto recente, gli è servita per trasformare la Lega da partito entoregionalista e single issue con radici ben piantate nel Nord a partito nazionale e generalista. Solo che alcune sortite pubbliche del leader leghista nonché vicepresidente del consiglio nonché ministro dell’Interno fanno quantomeno sorridere.

 

 

Salvini fotografa in continuazione specialità presunte italiane e le schiaffa su Instagram, spesso dimenticandosi la proprietà di quelle marche che pubblicizza con furore italico sui social media, come la Star del Ragù Star, che dal 2006 è di proprietà del gruppo alimentare spagnolo Gallina Blanca.

 

 

Salvini, peraltro, può invocare tricolori e vestire i panni del patriota che ama tutta l’Italia, ma ancora ci ricordiamo i cori contro i napoletani a certe feste di Pontida, con Salvini cantante e saltellante. Così come ci ricordiamo quando nel 2011 Salvini, allora eurodeputato, disse a Radio 24 che il “tricolore non mi rappresenta, non la sento come la mia bandiera. A casa mia ho solo la bandiera della Lombardia e quella di Milano”. “Il tricolore è solo la Nazionale di calcio, per cui non tifo. Mi rappresenta quando diventeremo un Paese normale con meno sprechi e ruberie al Sud”.

 

 

  

Altri leghisti, ancora più prosaicamente, suggerivano di usare la bandiera per pulirsi il deretano. Salvini non è arrivato a suggerire quell’uso igienico, diciamo così, del tricolore, ma nel 2017 invitò i suoi  sindaci a non festeggiare il 2 giugno, festa della Repubblica. “Oggi scriverò ai 300 sindaci della Lega ed ai 3000 amministratori – annunciò nel 2017 – perché il 2 giugno si tengano lontani da qualsiasi celebrazione. Non c’è nulla da festeggiare con prefetti che stanno riempiendo l’Italia di immigrati. I nostri amministratori si tengano lontano da qualsiasi ipocrisia. Noi non facciamo le comparse, in questo Paese c’è davvero poco da festeggiare”. Salvini di oggi insomma invita a mangiare italiano, produrre italiano, ma dimentica il Salvini di ieri. L’importante, quando si ascoltano i sovranisti alle vongole, è non farsi prendere in giro. Se dicono di credere a qualcosa con assoluta fermezza è possibile che qualche mese o anno prima abbiano sostenuto l’esatto contrario.