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Zanda ci spiega perché M5s e Lega sfogliano la democrazia come un carciofo

Le forze di maggioranza vogliono introdurre la democrazia diretta, che sostanzialmente prevede l’impero del web. Il che, tradotto nella situazione italiana, significa governo della Casaleggio Associati

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allegranti@ilfoglio.it

9 Febbraio 2019 alle 06:00

Zanda ci spiega perché M5s e Lega sfogliano la democrazia come un carciofo

Luigi Zanda (foto LaPresse)

Roma. Il senatore Luigi Zanda, in aula a Palazzo Madama, qualche giorno fa l’ha definita la strategia del carciofo. Una foglia dopo l’altra, il governo felpastellato vuole indebolire la democrazia rappresentativa. Pezzo dopo pezzo, appunto. “In atto ci sono due misure ostili al Parlamento”, dice al Foglio. “Una è il referendum propositivo, attualmente in discussione alla Camera, l’altra è la riduzione dei parlamentari, in discussione al Senato. C’è poi l’impegno sottoscritto nel contratto di governo per inserire il vincolo di mandato. Infine, come indicazione generale, Cinque stelle e Lega vogliono introdurre la democrazia diretta, che sostanzialmente prevede l’impero del web. Il che, tradotto nella situazione italiana, significa governo della Casaleggio Associati. D’altronde, quel che sta succedendo è esattamente ciò che nel 2008 Gianroberto Casaleggio aveva preconizzato con il suo filmato dal titolo Gaia sul nuovo ordine mondiale”.

     

Insomma, tutto ha un suo contesto, una sua logica, persino una sua storia. Vale anche per lo scontro con la Francia? “La crisi tra Roma e Parigi conferma una scelta di campo. Ci sono pure le sospette intromissioni di Di Battista, che con gli attacchi alla Tav, al franco africano e l’abbraccio ai gilet gialli acutizza un oggettivo indebolimento del fronte mediterraneo della Nato. Non è vero dunque che l’Italia si sta isolando a livello internazionale, è una semi-verità. Sta scegliendo di allontanarsi dalle democrazie occidentali per spostarsi verso Visegrad e verso Putin. Non è dunque isolata, ma attratta da un polo che disconosce la democrazia rappresentativa. Anzi, diciamolo chiaramente: siccome oggi nella pratica della democrazia non esiste altra formula che quella rappresentativa, chi attacca la democrazia rappresentativa sta in realtà attaccando la democrazia in quanto tale”.

  

Per Lega e Cinque stelle dunque “la nostra democrazia è come un ortaggio che può essere sfogliato, foglia dopo foglia”. Come un carciofo appunto. Nessuno di loro accetta un dibattito parlamentare sulla democrazia, dice Zanda, “perché sanno che non riuscirebbero a reggerlo”. Nel Pd però, facciamo notare al senatore, c’è chi vorrebbe avviare un dialogo con i Cinque stelle. “Guardi, dialoghi politici e progetti comuni con Lega e Cinque stelle sono impossibili. Le distanze, che erano molto rilevanti già nella passata legislatura, in questa sono diventate siderali”. Non è soltanto questione di diversa visione della democrazia, aggiunge Zanda: “Noi abbiamo una visione opposta dello Stato rispetto a loro, che quotidianamente attaccano la magistratura, la stampa, i corpi intermedi. Insultano e minacciano i corpi tecnici dello Stato, la Banca d’Italia, gli apparati del ministero dell’Economia. Sono tutti elementi che mostrano una concezione dello stato opposta alla nostra”. Nel Pd però c’è chi ha avuto qualche problema con i corpi intermedi in questi anni. E’ una stagione ormai superata? “Io ho sempre considerato le strutture dello stato valori da difendere e da valorizzare. Quando serve, anche da migliorare, ma sempre da rispettare”.

David Allegranti

David Allegranti, fiorentino, 1984. Al Foglio si occupa di politica. In redazione dal 2016. È diventato giornalista professionista al Corriere Fiorentino. Ha scritto per Vanity Fair e per Panorama. Ha lavorato in tv, a Gazebo (RaiTre) e La Gabbia (La7). Ha scritto cinque libri: Matteo Renzi, il rottamatore del Pd (2011, Vallecchi), The Boy (2014, Marsilio), Siena Brucia (2015, Laterza), Matteo Le Pen (2016, Fandango), Come si diventa leghisti (2019, Utet). Interista. Premio Ghinetti giovani 2012. Su Twitter è @davidallegranti.

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Commenti all'articolo

  • Medicaid

    09 Febbraio 2019 - 10:10

    Ma guarda un pò! Risulta che Zanda sia andato a Damasco? A suo tempo quando Renzi dichiarò la sua contrarietà al governo con i cinque stelle furiosamente chiese che se ne andasse dal Partito Democratico. Benvenuto senatore, Lei dimostra che la resipiscenza è sempre possibile, per quello che serve, ormai.

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  • eleonid

    09 Febbraio 2019 - 08:08

    L'onorevole è un po' in ritardo . Non so se riuscirà a buttare giù il castello come ha contribuito a fare con quello che stava costruendo Renzi. Che aveva si delle similitudini ,ma almeno aveva dietro un partito tradizionale ,che viste le teste calde degli italiani, era una garanzia a derive populistiche che oggi più di ieri sembrano prendere una brutta piega.

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