Castelli, che stai a dì?

David Allegranti

Così la sottosegretaria riesce ad annichilire qualsiasi avversario con i suoi gorgheggi logici

Roma. Sono tempi complicati, questi, e lo capisci dal fatto che Laura Castelli, sottosegretaria all’Economia, è assurta al ruolo di statista, rilascia un’intervista al giorno in cui, pur elaborando ragionamenti apodittici, pensa di essere Quintino Sella. Ogni settimana c’è un “questo lo dice lei” con il quale annichilire l’avversario, impedendogli di argomentare una risposta adeguata. D’altronde, cosa puoi replicare a chi mette in pratica la massima heideggeriana del nulla che nulleggia? Nulla, appunto. Ancora ricordiamo l’espressione basita di Carlo Cottarelli nel 2017 durante una puntata di Otto e Mezzo, quando Laura Castelli spiegò i benefici del reddito di cittadinanza: “Questa misura porta un aumento di un punto percentuale di pil nel momento in cui la introduci e una seconda cosa, che è un tecnicismo economico però qui il professor Cottarelli mi aiuterà, quella misurazione che in Europa viene fatta e si chiama pil potenziale, che determina quanti soldi riceverà un paese per fare spesa pubblica, con il reddito di cittadinanza, per un meccanismo, apre cifre intorno ai 15 miliardi. La domanda è: ma se anche un governo come questi governi non hanno attenzione alla povertà, ma se tu sai che fai una misura che ti apre la possibilità di spendere in investimenti, quello che vuoi, altri 15 miliardi, tu lo fai o no?”.

  

 

 

Oggi (1 febbraio ndr) Castelli in un’intervista al Corriere è riuscita ancora una volta a sorprendere il pubblico con i suoi gorgheggi logici. “Ai mercati interessa conoscere la visione che un governo ha nel medio e nel lungo termine. E’ questo che tranquillizza e dà stabilità, anche in un momento in cui l’economia europea registra una flessione. Gli effetti della nostra manovra si vedranno nei prossimi mesi, non si può pensare che si producano un secondo dopo l’approvazione di una norma”. E allora qui, la sottosegretaria Castelli potrebbe spiegarci che cosa intendo con la parola “flessione”, visto che – secondo i dati Eurostat di giovedì – il pil del quarto trimestre segna +0,3 per cento, mentre l’Italia segna -0,2. Non solo. Nella foga di replicare lo show di Di Maio sulle colpe dei “governi precedenti” (il classico “e allora il Pd?” pienamente entrato nel lessico della neolingua felpastellata), Laura Castelli pensa ancora di essere all’opposizione: “Non abbiamo paura di riferire in Parlamento sulle nostre azioni. Ma piuttosto il Pd riferisca in Aula sugli effetti negativi delle sue misure”. Evidentemente non hanno informato la sottosegretaria che il suo partito è attualmente al governo e che casomai è il M5s a dover riferire su che cosa l’esecutivo stia (non) facendo per uscire dalla recessione.

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  • David Allegranti, fiorentino, 1984. Al Foglio si occupa di politica. In redazione dal 2016. È diventato giornalista professionista al Corriere Fiorentino. Ha scritto per Vanity Fair e per Panorama. Ha lavorato in tv, a Gazebo (RaiTre) e La Gabbia (La7). Ha scritto cinque libri: Matteo Renzi, il rottamatore del Pd (2011, Vallecchi), The Boy (2014, Marsilio), Siena Brucia (2015, Laterza), Matteo Le Pen (2016, Fandango), Come si diventa leghisti (2019, Utet). Interista. Premio Ghinetti giovani 2012. Nel 2020 ha vinto il premio Biagio Agnes categoria Under 40. Su Twitter è @davidallegranti.