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Il Madoff del sovranismo

Lo chiamano “Madoff della Bocconi”, ma Alberto Micalizzi (condannato per truffa) è una star del mondo No euro

31 Gennaio 2019 alle 09:47

Il Madoff del sovranismo

Alberto Micalizzi (foto Imagoeconomica)

Non chiamatelo “Madoff della Bocconi”. Gli fareste un torto. Se proprio bisogna accostarlo al grande truffatore americano, è più corretto definirlo “Madoff del sovranismo”. Alberto Micalizzi è stato condannato a sei anni di carcere per associazione a delinquere e truffa ai danni di risparmiatori e investitori internazionali, in seguito a un’inchiesta della procura di Milano del 2014. Il suo nome è rimasto legato all’università in cui era ricercatore, anche se era stato sospeso sin dal 2011 sempre per problemi giudiziari: il nomignolo di “Madoff della Bocconi” gli è rimasto, nonostante il rapporto con l’ateneo milanese si sia presto interrotto per non ricucirsi più. Mentre, proprio in seguito alle disavventure giudiziarie, Micalizzi è diventato un vero punto di riferimento intellettuale della galassia “sovranista” e “antieuropeista” per le sue battaglie contro il “neoliberismo” e la dittatura monetaria della Bce.

 

Non parliamo solo di forze politiche, ma anche della magistratura. Micalizzi è stato, secondo quanto lui stesso afferma, il consulente tecnico della procura della Corte dei conti del Lazio nell’indagine del procuratore Raffaele De Dominicis (in seguito assessore istantaneo al Bilancio a Roma nella giunta Raggi) che accusava le agenzie di rating di aver ordito un complotto ai danni dell’Italia. Quel procedimento, che fece ridere tutto il mondo, è poi finito con un’archiviazione richiesta dallo stesso De Dominicis perché l’accusa “non appare sostenibile in giudizio”. Ma siccome non si butta via niente, le medesime accuse sono state rivolte alle agenzie di rating in sede penale, dalla procura di Trani, di cui Micalizzi è stato un fan sfegatato, tanto da organizzare video dirette dal tribunale. Inutile dire che, anche in questo caso, le agenzie di rating sono state prosciolte, ma ciò non ha fermato Micalizzi: dopo l’assoluzione ha creato una pagina Facebook di appoggio a Michele Ruggiero, il pm sovranista di Trani autore dell’inchiesta finita nel nulla (come tante altre): “Chiedo a tutti di sostenere Michele Ruggiero”, diceva in video.

 

 

Micalizzi è poi diventato un ospite assiduo di “Byoblu”, il blog di Claudio Messora, vera fucina di opinion maker sovranisti, con video in cui il finanziere condannato per truffa svelava le truffe degli altri: l’euro, la Bce, l’austerity, i derivati, le banche.

 

  

Micalizzi è stato anche un consigliere ascoltato dal M5s, in particolare (nel 2014) dall’attuale presidente della commissione Bilancio Daniele Pesco e dal sottosegretario al Mef Alessio Villarosa. Ha poi fondato la “Mossa del Cavallo”, insieme a Giulietto Chiesa e all’ex pm Antonio Ingroia. E’ anche esponente di spicco di “Attuare la Costituzione”, il movimento dell’ex giudice costituzionale Paolo Maddalena che riunisce sovranisti di destra e di sinistra: Micalizzi faceva parte del comitato scientifico, insieme con Tomaso Montanari, Alberto Lucarelli (il “maestro” di Roberto Fico) e al sacerdote dei no euro Alberto Bagnai. Tutta gente che accusa la Bocconi di essere il “tempio del neoliberismo”. E pertanto, se Madoff deve essere, è giusto che Micalizzi lo sia del sovranismo.

Luciano Capone

Luciano Capone

Sono cresciuto in Irpinia, a Savignano. Sono al Foglio da 12-13 anni, anche se il Foglio non l’ha mai saputo, da quando è diventato la mia piacevole lettura quotidiana. Dal 2014 sono sul Foglio e stavolta lo sa anche il Foglio. Liberista sfrenato, a volte persino selvaggio.

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