Integrazione possibile

David Allegranti

Un’altra destra possibile. Il modello Montesilvano per gestire gli immigrati (né con Riace né con Salvini)

Roma. Persino il ministro dell’Interno Matteo Salvini, stavolta, è costretto con i fatti ad ammettere che l’integrazione funziona più dei porti chiusi. Il progetto Sprar del comune di Montesilvano, provincia di Pescara, Abruzzo, è arrivato primo nella graduatoria a livello nazionale per ricevere i fondi dello stato. Risultato: il ministro dell’Interno, vale a dire il capo della Lega vale a dire Salvini, ha finanziato il progetto di accoglienza per minori stranieri non accompagnati per un costo complessivo annuale di 1.691.118 euro per tre anni.

     

L’aspetto ancor più interessante è che a guidare il comune abruzzese non c’è un sindaco “buonista” ma Francesco Maragno, eletto con il centrodestra. “Io sono un sindaco di centrodestra – dice al Foglio – e ho applicato normative di centrodestra, perché sia lo Sprar sia il Siproimi sono stati voluti da governi di centrodestra, prima con la Bossi-Fini poi con il decreto sicurezza di Salvini”. Ad alcuni suoi colleghi di centrodestra lo Sprar non piace, vedi la sindaca Susanna Ceccardi che a Cascina ha chiuso il suo. Invece Maragno dice che l’immigrazione può essere gestita, se si vuole, e che il pragmatismo viene prima dell’ideologia. “Noi non vogliamo essere travolti dall’immigrazione, ma governarla, perché pensiamo che possa essere utile per il territorio. Un’invasione generalizzata invece genera l’aumento della criminalità. Quindi posso solo ringraziare per lo Sprar e per il Siproimi”. Peraltro, senza la possibilità di realizzare quel progetto e quindi di ottenere quei finanziamento dello stato, Maragno avrebbe dovuto chiudere l’azienda che si occupa di servizi sociali controllata dal comune e licenziare i dipendenti. Colpa dei tagli dello stato centrale e delle regioni.

 

Il progetto di Montesilvano venne presentato lo scorso 16 aprile, “in tempi non sospetti”, dice Maragno, quindi prima del decreto sicurezza del ministro Salvini, che introduce varie novità tra le quali la trasformazione dello Sprar (Sistema  di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) in  Siproimi (Sistema di protezione per titolari di protezione internazionale e minori stranieri non accompagnati). “Il nostro progetto, quindi, è riuscito ad anticipare i contenuti che sono stati successivamente validati e diventati forza di legge con il decreto sicurezza”, dice Maragno. Il risultato è che ricevendo un finanziamento diretto da parte dello stato, il sindaco di Montesilvano può destinare altrove le risorse che avrebbe messo di tasca sua per occuparsi dei migranti. Con la trasformazione dello Sprar in Siproimi, Maragno potrà creare un alloggio per migliorare l’emergenza abitativa di famiglie italiane, che sono in difficoltà economica o sono monoreddito.

  

“Peraltro, rispetto a prima che ci fosse il decreto sicurezza, io non vedo differenze. Non è cambiato nulla. I problemi semmai ce li avevo prima con il Cas, Centro di accoglienza straordinaria, quando c’erano 500 persone – 500 disperati arrivati via via con gli sbarchi da Lampedusa, alcuni malati di tubercolosi – che hanno danneggiato il territorio, facendo calare le presenze turistiche. Con lo Sprar invece sono arrivati più decoro, maggiore sicurezza e un tessuto sociale migliore”. Le presenze di stranieri non regolari si sono ridotte, da 500 a 100, e, dice Maragno, Montesilvano ha potuto gestire meglio la situazione. “Nel 2017 abbiamo avuto 550 mila presenze, dal primo gennaio 2018 sono diminuiti i reati ed è aumentato il turismo. Ora, io non voglio dire che erano commessi dagli extracomunitari perché non lo penso. Però se in giro ci sono persone che non sanno cosa fare diventano manovalanza per la criminalità organizzata. Con lo Sprar invece fanno lavori socialmente utili, pulizia delle strade, servizi cimiteriali”. Insomma, c’è un modello per l’integrazione diverso da quello di Riace ma diverso anche dalla chiusura dei porti di Salvini. E lo promuove un sindaco di centrodestra.

  • David Allegranti
  • David Allegranti, fiorentino, 1984. Al Foglio si occupa di politica. In redazione dal 2016. È diventato giornalista professionista al Corriere Fiorentino. Ha scritto per Vanity Fair e per Panorama. Ha lavorato in tv, a Gazebo (RaiTre) e La Gabbia (La7). Ha scritto cinque libri: Matteo Renzi, il rottamatore del Pd (2011, Vallecchi), The Boy (2014, Marsilio), Siena Brucia (2015, Laterza), Matteo Le Pen (2016, Fandango), Come si diventa leghisti (2019, Utet). Interista. Premio Ghinetti giovani 2012. Nel 2020 ha vinto il premio Biagio Agnes categoria Under 40. Su Twitter è @davidallegranti.