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La distopia di Casaleggio

Il video pubblicitario diffuso dall’azienda-partito è un manifesto contro la produttività e il lavoro

Luciano Capone

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capone@ilfoglio.it

17 Gennaio 2019 alle 06:14

Roma. “2054: Odissea nella produttività”. Avrebbe dovuto chiamarsi così il filmino di fantascienza della Casaleggio Associati. E invece si chiama “2054: la fine del Lavoro come lo conosciamo” e ripercorre alcuni topos presenti in tutti i precedenti filmini ideati dal presunto futurologo Gianroberto Casaleggio: la crescita smisurata della tecnologia e la distruzione dei posti di lavoro. Prima di affrontare il contenuto di questo fondamentale filmato, bisognerebbe comprendere di cosa si tratta: filmino fantascientifico, piattaforma politica o spot pubblicitario per offrire consulenza aziendale? Non si comprende bene, come ogni cosa che riguarda il ruolo di Casaleggio e della sua azienda. Perché il video è stato prodotto dalla Casaleggio Associati (società di consulenza), ma è stato rilanciato dal Blog delle stelle (organo ufficiale del partito del ministro dello Sviluppo economico) insieme a un’intervista al Corriere rilasciata da Davide Casaleggio (padrone dell’Associazione Rousseau che controlla il M5s). Ma il conflitto di interessi è poca roba rispetto alla confusione di idee. La tesi di fondo è che presto la tecnologia distruggerà tutti, o quasi tutti i posti di lavoro. 

   

“2054, il lavoro che conoscevamo è scomparso. Dedichiamo solo l’1 per cento della nostra vita al lavoro”, dice il video. “Con l’avvento di nuove tecnologie il rapporto tra produttività e tempo lavorativo, che si traduce in occupazione, è cambiato – dice Casaleggio –. Entro una generazione, molte professioni scompariranno”. L’idea è che appunto l’iper-produttività delle imprese, causata dalle nuove tecnologie come l’intelligenza artificiale e la blockchain, distruggerà quasi tutti i posti di lavoro e pertanto lo stato dovrà redistribuire i soldi prodotti dalle macchine alle persone che avranno sempre meno potere d’acquisto. Si tratta di una visione fallace, ma che spiega molto bene l’avversione del M5s e del governo alla produttività, che infatti non è mai menzionata nel “contratto” con la Lega ed è combattuta con ogni mezzo dalla legge di Stabilità.

 

Ma è vero che la tecnologia e l’incremento della produttività portano a una distruzione dei posti di lavoro e a una riduzione del reddito disponibile dei lavoratori? Assolutamente no. Anzi, la storia dell’umanità e dell’economia dimostrano il contrario. Ma anche la contemporaneità ci mostra delle evidenze dello stesso tipo. Se l’affermazione di Casaleggio fosse vera, allora gli stati con una produttività più elevata e con un livello tecnologico più avanzato e una spesa in ricerca e sviluppo maggiore dovrebbero avere gravi problemi occupazionali. E invece accade l’esatto contrario: i paesi, come ad esempio la Germania, che hanno saputo cavalcare e sfruttare meglio l’innovazione tecnologica hanno tassi di occupazione e salari più elevati di paesi più arretrati come l’Italia.

  

Ma la stessa dinamica è visibile all’interno del nostro paese, tra regioni del nord e regioni del sud. E all’interno delle stesse regioni tra diversi settori industriali e classi dimensionali: nei segmenti più avanzati e nelle aziende più grandi, che in linea di massima investono di più in innovazione, i salari sono più alti. A livello aggregato, in Europa la tendenza va in direzione opposta. Proprio pochi giorni fa Mario Draghi, in occasione della presentazione del rapporto annuale della Bce, ha detto che 22 trimestri consecutivi di crescita hanno portato “9,6 milioni di posti di lavoro in più nell’area euro” e fatto salire il tasso di occupazione al 59 per cento, “il più alto tasso mai registrato nell’area euro”. La cosa paradossale è che i dati dell’Italia sull’occupazione e sulla mancata partecipazione al lavoro sono tra i più bassi proprio perché la produttività è stagnante da decenni. Secondo il Compendio dell’Ocse in Italia tra il 2000 e il 2017 la produttività è cresciuta di 1,58 punti, mentre in Germania nello stesso periodo è cresciuta di 15 punti in più.

 

La visione di Casaleggio, a ben guardare, si riflette in una manovra che ha tagliato ciò che spinge le imprese a innovare, competere e investire (Industria 4.0, liberalizzazioni, Ace, etc.) per spostare risorse verso quota cento e reddito di cittadinanza. In pratica per paura delle conseguenze di una iper-produttività che non c’è si sceglie di finanziare ciò che non è produttivo. Ma con queste idee fantascientifiche e questa politica economica non ci sarà né crescita né lavoro.

Luciano Capone

Luciano Capone

Sono cresciuto in Irpinia, a Savignano. Sono al Foglio da 12-13 anni, anche se il Foglio non l’ha mai saputo, da quando è diventato la mia piacevole lettura quotidiana. Dal 2014 sono sul Foglio e stavolta lo sa anche il Foglio. Liberista sfrenato, a volte persino selvaggio.

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Commenti all'articolo

  • move49

    18 Gennaio 2019 - 15:03

    Casaleggio do Nascimento scrive e filma un mucchio di scemenze. Se le avesse scritte nel 1970 prima del computer, di internet, dei telefonini avrebbe evidentemente scritto delle idiozie visto che si continua a lavorare e c'è ancora un 'idiota che scrive che il lavoro non ci sarà più… In effetti vive di scemenze spacciate per politica, per marketing, per imbonire gli sciocchi e vien pagato per questo da allocchi che credono nel mago de noaltri...hahahah!!!..:)

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  • fiorevalter

    17 Gennaio 2019 - 16:04

    nella storia ci sono pochi visionari geniali e moltissimi che più che visionari sono stati dei casi psichiatrici, spesso molto pericolosi: Casaleggio credo rientri di diritto in questa seconda categoria

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    • francescaangelapinna

      18 Gennaio 2019 - 00:12

      Peccato che più di vent'anni fa Jeremy Rifkin abbia già scritto un lungo saggio su questo argomento "La fine del lavoro" da cui Casaleggio ha scopiazzato maldestramente per costruire un castello tutto suo e darlo in pasto agli ignoranti perché ci vedano un destino ineluttabile e fuori dal controllo della politica. L'aspetto sociale, le relazioni umane, non sono minimamente considerati. L'argomento così presentato è fuorviante perché nega il peso che hanno avuto anche le conquiste sociali sulla trasformazione del lavoro. Il vero problema è che questo processo, comunque in atto, deve essere governato dalla politica che speriamo non cada mai nelle mani proprio di psicopatici come lui.

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    • stefano.fumiatti

      17 Gennaio 2019 - 17:05

      Caro Sig. Fiore, sono molto d'accordo con Lei, il nostro problema però è che sulle "idee" di un visionario si basa largamente l'ideologia del 2o partito Italiano..... speriamo per poco anche se a volte mi sento pessimista.

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  • branzanti

    17 Gennaio 2019 - 11:11

    Un vero e proprio inno al parassitismo!

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  • eleonid

    17 Gennaio 2019 - 07:07

    Che dire ancora! Insistere,insistere, insistere! Come esortava un trascorso giudice dell'epoca di mani pulite. Forse insistendo si riuscirà a fare capire questa semplice tesi:che bisogna avere veramente molta fede per vedere cadere la manna dal cielo.

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