cerca

Benvenuti nel paese di Balconaro e Cialtronaro

Il caso Carige ci dice che i pozzi dell’Italia sono stati avvelenati da un virus chiamato sfiducia

8 Gennaio 2019 alle 20:17

Benvenuti nel paese di Balconaro e Cialtronaro

Un’opposizione con la testa sulle spalle, piuttosto che trasformare il caso Carige nella dimostrazione plastica delle contraddizioni del governo rispetto al rapporto tra la politica e le banche (avete-fatto-come-noi non è esattamente un messaggio fulminante per creare un’alternativa), avrebbe dovuto cogliere l’occasione dell’approvazione del decreto legge sulle “disposizioni urgenti per la tutela del risparmio nel settore creditizio” per spiegare agli elettori che il vero tema del caso Carige non è l’incoerenza del populismo ma l’ingresso del nostro paese e del nostro governo in una fase politica in cui i populisti iniziano a raccogliere ciò che hanno seminato.

 

Il collasso di Carige non è solo una storia che ci racconta cosa significhi per una banca essere amministrati da una governance non capace, ma è prima di tutto una storia che ci dice qualcosa di importante su quali siano per un paese i rischi di essere guidati da un governo incapace di creare fiducia. Può sembrare una questione tecnica, ma la necessità da parte del governo di dare la possibilità a Carige di attivare una garanzia statale sull’emissione di obbligazioni è lo specchio perfetto dello stato in cui si trova non soltanto il sistema bancario ma l’intero paese.

 

Carige non paga solo lo scotto di una cattiva amministrazione ma prima di tutto il prezzo di un impossibile ricorso al mercato causato da un contesto economico carico di sfiducia che ha reso impraticabile la strada delle emissioni di obbligazioni per finanziarsi sul mercato libero. E che dallo scorso agosto a oggi nessuna banca italiana abbia fatto più ricorso all’emissione di obbligazioni sul mercato libero (l’ultima ad averlo fatto è stata Intesa, dopo lo ha fatto anche Unicredit ma rivolgendosi a un unico investitore, Pimco, e ottenendo tra l’altro un finanziamento a un tasso di interesse molto alto, 7,8 per cento) non è un caso ma è un dato che si spiega in un modo lineare: l’instabilità e l’incertezza prodotte dall’inaffidabile governo italiano hanno generato un clima di sfiducia tale da aver reso più difficile e più oneroso tanto l’emissione di un titolo di stato quanto l’emissione di un bond di un’azienda.

 

Rispetto all’accelerazione della crisi di Carige è una buona notizia il fatto che il governo, tradendo i suoi ideali, abbia deciso di non essere indifferente di fronte al possibile collasso di una banca, ma non è una buona notizia invece una circostanza ancora più importante che dovrebbe risaltare a un occhio attento: i pozzi dell’economia italiana sono stati avvelenati da un virus letale chiamato sfiducia e il dramma dell’Italia è che ci sono alcuni problemi che si possono risolvere attraverso un decreto mentre altri problemi purtroppo per decreto non si possono risolvere. E rispetto allo scenario dell’anno che si è appena aperto, accelerare la crisi di una banca potrebbe essere persino l’ultimo dei problemi prendendo in considerazione il vero terreno sul quale il collasso della fiducia rischia di avere un effetto mortale per l’economia italiana: la recessione del nostro paese.

 

Se la prossima settimana l’Istat certificherà il segno meno del pil anche nel quarto trimestre del 2018, dopo il meno 0,2 per cento già registrato nel terzo trimestre, l’Italia sarà a un passo da una recessione che non soltanto ha contribuito a determinare ma di fronte alla quale si presenterà senza avere gli strumenti per provare a dominarla. Da una parte c’è una legge di Bilancio che, aumentando la pressione fiscale invece che abbassarla (più 0,4) e sacrificando gli investimenti pubblici piuttosto che valorizzarli (solo 300 milioni aggiuntivi rispetto all’ultima manovra), è espansiva nelle forme ma recessiva nella sostanza, come ha notato anche l’Ufficio parlamentare di bilancio bollando la manovra come “chiaramente recessiva almeno per il biennio 2020-2021”. Dall’altra parte c’è invece una totale e irresponsabile superficialità del governo che, pur essendo consapevole della possibile e imminente recessione, non si rende conto che avere evitato la procedura di infrazione è stato sì necessario per non intaccare ancora la fiducia del paese, ma non è stato sufficiente (lo spread oggi, 8 gennaio, ha chiuso a quota 273, in rialzo). Il caso Carige ci ricorda tutto questo e ci dice in modo chiaro che i problemi della settima potenza industriale del mondo non sono legati a questioni esogene ma a questioni endogene autoindotte dalla politica di Balconaro e Cialtronaro che hanno permesso al nostro paese di essere quello che quasi nessuno è disposto ad ammettere: il vero e forse unico malato d’Europa. Si scrive Carige, ma si legge Italia.

Claudio Cerasa

Claudio Cerasa

Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.

Più Visti

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Commenti all'articolo

  • lorenzo tocco

    lorenzo tocco

    09 Gennaio 2019 - 10:10

    Se solo si volesse paragonare il caso Carige con quello di banca Etruria, magari si scoprirebbe che per una volta non sono presenti "babbi di..." come dirigenti e "figlie di..." come politici che ne richiedono il salvataggio, alla faccia del conflitto di interessi. E notare che, secondo il ragionamento dell'articolo, il caso Etruria scoppiò al tempo delle vacche grasse, quelle munte dal PD coi risultati sotto gli occhi di tutti. In ogni caso il salvataggio, che per ora non è costato un euro essendo solo stati stanziati e non spesi dei soldi, andava fatto: Genova, dopo il crollo del ponte Morandi, non potrebbe permettersi una crisi bancaria che metterabbe definitivamente al tappeto l'economia della zona.

    Report

    Rispondi

    • valentinab1

      09 Gennaio 2019 - 14:02

      Quindi la narrazione che lei e il ns governo date è che Banca Etruria è stata salvata perché dentro c'era il padre della Boschi, allora secondo lei Etruria doveva fallire? Non capisco a cosa dovrebbe portare questo giochetto, le persone diciamo che si trovano agli "alti livelli" hanno spesso persone imparentate che svolgono un ruolo importante, non mi sembra così strano. Perché nessuno dice che il padre della Appendino è un big della confindustria piemontese? Questo vorrebbe dire, secondo lei, che la Appendino non può governare Torino perché sicuramente dovrà prendere dei provvedimenti che riguardano le aziende?

      Report

      Rispondi

      • lorenzo tocco

        lorenzo tocco

        10 Gennaio 2019 - 10:10

        La Appendino può fare cosa vuole, l'importante è che per lei valgano le stesse regole degli altri. Ma mentre per banca Etruria è acclarato che ci fossero interessi personali alla faccia di qualunque narrazione (il che non vuol dire che si deve far fallire la banca), nel caso Carige questi non ci sono, a meno di non voler considerare la fuffa del consigliere amico di Conte che non fa più parte del cda della banca dal 2014.

        Report

        Rispondi

    • stearm

      09 Gennaio 2019 - 10:10

      Il conflitto d'interesse selettivo, quindi. Vale solo per il PD. La Lega è da trent'anni che distrugge banche. Eppoi ancora con conflitto d'interesse, una società senza conflitti d'interesse? Quella formata da Robinson Crusoè su un'isola deserta finchè poi non strinse amicizia con Venerdì? Anzi sbagliano quelli del PD a chiedere a Conte delucidazioni su un potenziale conflitto d'interesse.

      Report

      Rispondi

      • lorenzo tocco

        lorenzo tocco

        09 Gennaio 2019 - 19:07

        Quindi per banca Etruria non è davvero successo niente? Se si parla del PD è perché hanno governato loro, e in che modo, nell'ultima legislatura. La cosa, grave che ho da rimproverare a Conte è lo sguardo sempre rivolto a Casalino come se fosse il suo ventriloquo, ieri sera a Porta a Porta

        Report

        Rispondi

        • stearm

          09 Gennaio 2019 - 23:11

          Le ha risposto Valentina sopra, meglio di quanto avrei potuto fare io.

          Report

          Rispondi

        • lorenzo tocco

          lorenzo tocco

          10 Gennaio 2019 - 10:10

          Come vede, ho risposto anche a Valentina

          Report

          Rispondi

Servizi