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Conte dice "nì" ai fondi Ue sul dissesto idrogeologico

Dopo le polemiche sollevate dal ministro dell'Ambiente Sergio Costa, il premier corregge il tiro e dice che il prestito della Bei "ci potrà tornare utile"

7 Novembre 2018 alle 17:40

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"Il governo non ha mai detto no al prestito della Bei, l'interlocuzione è in corso". Così, dopo la smentita della Bei e quella dello stesso ministero dell’Ambiente, anche il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, sconfessa le dichiarazioni rilasciate dal ministro dell’Ambiente Sergio Costa, che invece aveva annunciato lo stop delle trattative con la Banca europea degli investimenti per il prestito che avrebbe finanziato opere contro il dissesto idrogeologico. Oggi durante il question time nell’Aula di Montecitorio, Conte ha risposto a una interrogazione di Federico Fornaro (Leu) che chiedeva chiarimenti sui motivi che avrebbero spinto il governo gialloverde a rinunciare a un finanziamento a tasso agevolato pari a 804 milioni di euro. Niente di più falso, assicura il premier, che anzi sottolinea come quel prestito “ci potrà tornare utile per gli ulteriori progetti che verranno elaborati e presentati dalle Regioni”.

 

Peccato che sia stato proprio un membro del governo a creare il caso. Tutto nasce da un articolo della Stampa che lo scorso 1° novembre aveva raccontato come il governo aveva rifiutato i soldi della Bei. Due giorni dopo Costa aveva scritto una lettera in cui aveva confermato che le trattative con la Banca europea di investimenti erano state “congelate” perché gli interessi per il prestito “sarebbero stati pagati da tutti i cittadini”. “Quale padre di famiglia – aveva spiegato il ministro –, potendo avere soldi in cassa, preferisce indebitarsi con un mutuo?”. L’accordo con la Bei era già stato inserito nella Manovra del 2018 dal governo Gentiloni, che aveva lasciato il compito della firma finale al suo successore. L’intesa prevedeva che l’Italia avrebbe restituito il prestito con un tasso di interesse molto basso, pari allo 0,70 per cento con rate di 70 milioni di euro da restituire entro 20 anni.

 

La stessa Banca europea degli Investimenti – come riferito da fonti interne sentite dal Post – aveva negato che i negoziato con l’Italia fossero stati interrotti. Poi, il 5 novembre, era arrivata un’altra smentita direttamente dal portavoce del ministero dell’Ambiente, sentito da Reuters Italia: “C’è un’interlocuzione in corso per capire se è possibile attualizzare il prestito per coprire nuovi progetti, dato che sono passati quattro anni e le priorità possono essere cambiate”. Infine, con un’intervista a Repubblica, lo stesso ministro Costa aveva corretto il tiro rispetto alla sua lettera sulla Stampa: “Non abbiamo rinunciato a nulla. Il mutuo Bei era stato annunciato da Italiasicura (la struttura contro il rischio idrogeologico istituita dal governo Renzi nel 2014 e cancellata dall’esecutivo gialloverde, ndr) più di un anno e mezzo fa ma non è mai stato sottoscritto. Per adesso abbiamo scelto di non farlo neanche noi perché in questa fase i fondi ci sono”. Insomma Conte può pensarla diversamente, ma se il suo ministro non ha rinunciato ai soldi della Bei, poco ci manca.

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Commenti all'articolo

  • marco.ullasci@gmail.com

    marco.ullasci

    07 Novembre 2018 - 18:06

    Il ministro Costa ha una idea strana di "soldi in cassa". Visto che parliamo di un paese con un debito ampiamente superiore al PIL i soldi nella cassa non sono nostri, ma dei nostri creditori. Potere avere 800 milioni allo 0.7 anziche' al tre abbondante che ci chiedono per i titoli di stato e' una manna dal cielo; la famiglia del ministro e' meglio si assicuri di avere il regime della separazione dei beni e conti correnti distinti.

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