La sceneggiata della precrisi dei guappi

Giuliano Ferrara

Il Truce è di cartone, Giggino è panna montata, la competizione è sempre più squilibrata ma la crisi vera è improbabile

Il Truce in genere irrita, fa arrabbiare, fa piangere quando va a Mosca a recitare la parte dell’eroe del Donbass o a sostenere le balle dell’autocrate sul veleno a Salisbury. Giggino in genere fa ridere, e fa sganasciare dal ridere quando denuncia come torcheculatif, diciamo cartaccia, il decreto da lui verbalizzato e firmato. Uno ha quarant’anni più o meno e gioca a destra. L’altro ha trent’anni più o meno e gioca antisistema, un po’ a destra e un po’ a sinistra, ma sempre con i clienti di Pomigliano e gli abusivi di Ischia. Insieme hanno deciso di scassare i conti italiani, di premiare evasori e riciclatori più e meglio di quanto accaduto nel nostro passato condonante tombale, insieme lanciano improperi contro l’Europa che li respinge, loro, con perdite, nostre. Perdite di cittadinanza, non compensate da reddito e affrettate pensioncine per il pubblico elettorale di riferimento. I due si sono montati la testa, ma l’uno ritiene inevitabile candidarsi alla guida dell’Unione alla testa di un fronte sovranista avviato a una splendida performance a Strasburgo, così spera, l’altro non sa che pesci pigliare e festeggia l’orgoglio grillino dell’onestà-tà-tà in condizioni francamente pietose. Intanto il presidente del Consiglio, per quanto sbeffeggiato a Bruxelles, dice che comanda lui.

 

Questa precrisi è grottesca, come tutto quel che ha prodotto il voto legittimo e bestiale del 4 marzo scorso. Ma il confronto con il 2011 del collasso politico e finanziario di Berlusconi e della Lega di governo è nulla, a parte l’orizzonte dello sbrocco del credito e della recessione, che non è male, a paragone dei problemi che apre il futuro prossimo. Il governo per contratto tra privati è una buggeratura. Mancano una visione pubblica e una verifica politica e tecnica degli obiettivi e degli strumenti sostenibili, abbonano le maschere, è assente anche solo il barlume di un personale di stato, regna il complesso della manina e una diffidenza reciproca non detta, che è la peggiore delle ambiguità. 

 

Tuttavia il Truce ha la sua immagine, ormai contraddetta dal suo blocco sociale di riferimento, e anche per questo sempre più strabordante, una spavalderia corrispondente soltanto alla notoria ruffianeria del paese più scaltro del mondo, testimoniata da sondaggi euforici e sensalerie varie anche nel meridione grillino fino a ieri al cinquanta per cento. Giggino invece sta combinato maluccio, e non si può consolare pensando che la carta sovranista dell’alleato infido è anche quella torcheculative, perché Orbán va con Weber, il cancelliere Kurz non vuole pagare i debiti fatti dal governo italiano, e i polacchi, per quanto solidali con l’ultimo arrivato delle democrazie illiberali, sono pur sempre abbastanza antirussi, mentre a Marine Le Pen non piace l’invadenza di Bannon. Non parliamo dei bavaresi, che si dibattono tra conservatorismo solido e Verdi proeuropei, affluenti, globalizzatori.

 

Va bene. Su scala europea il Truce sembra un guappo di cartone, ma Giggino sembra un guappo di panna montata. La competizione è squilibrata. Il Truce vuole riequilibrarla dopo aver preso qualcosa o molto di più di quel che aveva raccolto il 4 marzo, per investirlo in modo eccessivamente redditizio per lui e i suoi, ma a Giggino arrivano voci da Grillo e della Casaleggio: guarda che ti frega, il riequilibrio lo devi fare subito, non quando avrai perso peso a suo favore, e lo devi fare senza sputtanare le nostre bandiere e la nostra demagogia. Dalla precrisi alla crisi è difficile che si passi, tuttavia, perché bisogna mettersi nei panni di due giovanotti senza troppa arte né parte, legati da un destino comune chiamato contratto, e da un’aura di dominanza che l’Italia è sempre capace di regalare senza far troppe storie a chi comanda pro tempore.

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  • Giuliano Ferrara Fondatore
  • "Ferrara, Giuliano. Nato a Roma il 7 gennaio del ’52 da genitori iscritti al partito comunista dal ’42, partigiani combattenti senza orgogli luciferini né retoriche combattentistiche. Famiglia di tradizioni liberali per parte di padre, il nonno Mario era un noto avvocato e pubblicista (editorialista del Mondo di Mario Pannunzio e del Corriere della Sera) che difese gli antifascisti davanti al Tribunale Speciale per la sicurezza dello Stato.