Smarrimenti renziani

David Allegranti

I parlamentari vicini all’ex segretario sono insofferenti: “Zingaretti macina riunioni, noi no”

Roma. “Zingaretti macina riunioni e coordinamenti, noi siamo senza alcun senso di marcia (né politica, né di candidature, niente di niente). E questo ha un effetto devastante appena esci da Roma: in Parlamento tanto tanto riesci a reggere, sui territori è uno sfaldamento devastante. Senza timone non tieni insieme niente. E molti dei nostri si stanno giustamente incazzando”. Lo smarrimento renziano è tutto nelle parole di questo senatore del Pd che si sfoga con il Foglio. In campo c’è Nicola Zingaretti, per il momento unico candidato al congresso. I renziani non sanno che fare. Ogni tanto buttano là nomi e cognomi in pasto ai giornali, però senza crederci davvero.

 

Forse hanno una carta segreta per sfidare il governatore del Lazio? Pare di no, almeno a sentire gli umori dei parlamentari vicini all’ex segretario, ormai divisi in cinquanta sfumature. Dopo la cena estiva all’Aventino non si è mosso più niente. Il seminario di Salsomaggiore è stato rimandato a dopo la Leopolda, non c’è stata nessuna riunione “a nessun livello”, garantisce il senatore di cui sopra. “Silenzio di tomba (letteralmente)”. Molti danno segnali d’insofferenza, come Ivan Scalfarotto, Emanuele Fiano, Simona Malpezzi, che vorrebbero un percorso, una discussione, una riunione.

 

Ma non è che alla fine si candida davvero Renzi? Una parte dei renziani lo vorrebbe davvero, ma lui ieri a “Otto e Mezzo” ha detto che il suo ciclo alla guida del Pd “si è chiuso”. Più realisticamente, però, continua il pressing sul capogruppo alla Camera Graziano Delrio, che ha un profilo liberal – all’americana – ma non liberista. Qualche settimana fa, parlando con il Foglio, Delrio ha stilato una sorta di manifesto politico a partire da una critica del capitalismo. “Il capitalismo – ha detto – ha sempre sottovalutato alcune grandi questioni, come quella ambientale. Oggi crea grandi opportunità nei paesi emergenti ma ha finito la sua spinta nei paesi occidentali maturi. Negli ultimi anni la ricchezza si è concentrata in poche mani non produttive. Questo capitale improduttivo non genera più ricchezza e non permette la redistribuzione. Genera casomai l’economia ‘dell’1 per cento’; pochissime persone sempre più ricche. Il restante 99 però non vede alcuna opportunità. Serve dunque un nuovo modello di sviluppo, economico, sociale e di relazione”. Nel Pd c’è un filone critico di questo modello di sviluppo che si va affermando anche tra i renziani, come dimostrano le parole di Antonello Giacomelli al Foglio dei giorni scorsi: “Abbiamo bisogno di riflettere e aggiornare il nostro progetto politico e la nostra politica. Noi siamo apparsi i sostenitori di un modello sociale ed economico fondato sul mercato senza frontiere, sull’idea di globalizzazione, sull’innovazione, sull’Europa come patria, sulla società aperta. Ma non siamo riusciti a trovare delle risposte a quella parte crescente di popolazione che avvertiva questo modello come penalizzante”.

 

Nonostante i ripetuti “no grazie” di Graziano Delrio l’ipotesi di una sua candidatura resta viva. L’ex ministro dei Trasporti sta continuando a ricevere sollecitazioni per una discesa in campo contro il governatore del Lazio. Solo che il tempo scorre. I renziani insofferenti (vedi Emanuele Fiano) contano però di decidere entro un paio di settimane. Basteranno? “Se non c’è Delrio, c’è Minniti”, dice il senatore di cui sopra. “In fondo sono le due componenti culturali del renzismo: umanitarismo a sfondo cattolico (liberale, ma non liberista) e senso dello Stato/ordine/legalità. Un ticket poi sarebbe cappotto”. L’ex ministro dell’Interno, però, ieri ha confermato che non si candiderà. “Spero che si convochi presto un congresso”, ha detto a Radio Capital. “Non dobbiamo discutere di cambiare il nome ma di politica. Dobbiamo rivoltare il Pd come un calzino, cambiarlo radicalmente. E’ più facile cambiare il nome che cambiare radicalmente il partito”. Il momento giusto per “rivoltare il Pd” è il congresso e quello ci sarà. Ora manca la parte più difficile: trovare un candidato.

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  • David Allegranti
  • David Allegranti, fiorentino, 1984. Al Foglio si occupa di politica. In redazione dal 2016. È diventato giornalista professionista al Corriere Fiorentino. Ha scritto per Vanity Fair e per Panorama. Ha lavorato in tv, a Gazebo (RaiTre) e La Gabbia (La7). Ha scritto cinque libri: Matteo Renzi, il rottamatore del Pd (2011, Vallecchi), The Boy (2014, Marsilio), Siena Brucia (2015, Laterza), Matteo Le Pen (2016, Fandango), Come si diventa leghisti (2019, Utet). Interista. Premio Ghinetti giovani 2012. Nel 2020 ha vinto il premio Biagio Agnes categoria Under 40. Su Twitter è @davidallegranti.