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Perché la revoca della concessione ai Benetton è un incubo per il governo

C’è tempo fino a venerdì. Lo stato pagherebbe il ponte e un indennizzo ad Autostrade, e per questo ora la Lega vuole un semplice “riordino” del sistema

12 Settembre 2018 alle 06:00

E se il Morandi fosse stato sottoposto a un “risk assessment”?E se il Morandi fosse stato sottoposto a un “risk assessment”?

Foto LaPresse

Roma. La strategia del ministro Danilo Toninelli per la ricostruzione del ponte Morandi ricorda quella di Donald Trump con il muro al confine: “Costruiremo il muro e lo pagherà il Messico”. I messicani sarebbero quelli di Autostrade per l’Italia (Aspi) e anche in questo caso ci sono un po’ di complicazioni rispetto alle intenzioni del governo. Durante l’audizione in Commissione ambiente alla Camera, il ministro ha detto che venerdì arriverà in Consiglio dei ministri il “decretone”, così lo ha chiamato, per Genova. Dentro ci saranno i provvedimenti che riguardano gli sfollati, le famiglie e le imprese, la nomina del commissario straordinario e la ricostruzione del ponte: “Andremo oltre il rispetto delle regole previste dal Codice degli appalti – ha detto Toninelli – per poter assegnare a una società pubblica come Fincantieri la ricostruzione del ponte entro il 2019”.

 

L’assegnazione diretta di un appalto così grande non è una pratica ordinaria e semplice da ottenere in deroga alla normativa comunitaria, e infatti Toninelli ha anche detto che “è in corso un incontro a Bruxelles per verificare se si possa fare l’assegnazione immediata senza gara a un soggetto pubblico come Fincantieri”. Naturalmente se Aspi, che secondo la concessione dovrebbe ricostruire il ponte, viene completamente estromessa, è difficile immaginare che decida di pagare per un’opera realizzata fuori dal contratto e da un altro operatore. Soprattutto se c’è anche l’obiettivo di toglierle la concessione. Su questi due punti la Lega è molto più cauta del M5s, che invece ha preso impegni politici più stringenti.

 

Toninelli e il M5s vogliono inserire già nel “decretone” un provvedimento per revocare la concessione ad Aspi. Il governo abbandonerebbe così l’iter amministrativo di “caducazione” già avviato, perché lungo e dall’esito incerto di fronte ai ricorsi al Tar e al Consiglio di stato. La convenzione con Aspi prevede infatti come causa di estinzione del rapporto la decadenza per inadempimento grave del concessionario e la revoca per motivi di pubblico interesse, ma sono due procedure molto lunghe e difficili da sostenere in un contraddittorio tra le parti davanti alla giustizia amministrativa. Per questo motivo il governo avrebbe deciso di percorrere la strada della revoca per via legislativa: una soluzione più rapida, che eviterebbe il contenzioso diretto con Aspi, ma rimanderebbe tutto a uno scrutinio successivo della Corte costituzionale.

 

Questa scelta però pone un ostacolo insuperabile: se il governo affida la realizzazione del ponte sul Polcevera a Fincantieri, esce al di fuori della convenzione con Aspi e non può quindi pretendere che sia Autostrade a pagarlo. “I soldi ce li deve mettere Autostrade – ha detto il vicepremier Luigi Di Maio – ma non deve toccare una pietra del nuovo ponte”. Aspi ha messo sul piatto 500 milioni per rifare il ponte perché è ciò che prevede la convenzione, e naturalmente l’ha fatto anche perché la ricostruzione terrebbe in vita la concessione. Ma è difficile pensare, come sostengono Di Maio e Toninelli, che la società finanzi la ricostruzione del ponte fatta da Fincantieri mentre il governo le toglie con un decreto la concessione.

 

Tra l’altro, se il governo rinuncia alla decadenza della concessione per grave inadempimento prevista dalla convenzione e percorre la strada del decreto legge, non solo Autostrade non è tenuta a pagare il ponte ma è lo stato che sarà tenuto a risarcire Autostrade: la revoca per decreto dovrà per forza prevedere, secondo quanto previsto dall’articolo 43 della Costituzione, un indennizzo. Altrimenti la legge-provvedimento non passerebbe il vaglio di legittimità della Corte costituzionale e, prima ancora, quello del presidente della Repubblica che deve firmare il testo. E su questo punto ha le idee chiare, più di Toninelli e Di Maio, il sottosegretario grillino al Mise Michele Geraci che nel suo recente viaggio in Cina ha incontrato e rassicurato il fondo sovrano cinese Silk Road Fund, che detiene il 5 per cento di Aspi. I cinesi gli hanno chiesto informazioni sulle intenzioni del governo rispetto alla revoca della concessione autostradale: “Ho risposto che c’è un’inchiesta in corso ma che ci saranno forme di compensazione – ha detto Geraci –, non è che nazionalizzazione significa espropriazione”.

 

Quindi lo scenario non è quello trumpiano di Di Maio e Toninelli secondo cui “costruiremo il ponte con Fincantieri e lo pagherà Autostrade”, ma paradossalmente potrebbe accadere il contrario: lo stato pagherà il ponte e anche un indennizzo ad Autostrade per la revoca della concessione. Di questi aspetti è molto più consapevole la Lega, che vorrebbe escludere dal “decretone” di Toninelli la parte che riguarda la revoca. E rinviare il tutto a un riordino del sistema delle concessioni. C’è tempo fino a venerdì.

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Commenti all'articolo

  • giantrombetta

    14 Settembre 2018 - 10:10

    Complimenti per un contributo di chiarezza serio e documentato dentro al quotidiano teatro di Pulcinella dove quotidianamente recitano (meglio sarebbe dire Comiziano, se il verbo esistesse) i governanti pentastellati, definiti con la consueta arguzia da Vittorio Sgarbi “depensanti e malpensanti”.

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