Luigi Di Maio e Matteo Salvini (foto LaPresse)

Il cambiamento c'è ed è l'isolamento

Claudio Cerasa

Allearsi con i nemici dell’Italia e trasformare in nemici gli alleati naturali del nostro paese. Dai guai in Libia alla gestione dei migranti in Europa. E poi Macron. Storia di una strategia scellerata destinata a peggiorare i problemi dell’Italia

Da qualche tempo a questa parte, la maggioranza di governo italiana ha scelto di trasformare Emmanuel Macron nel nemico pubblico numero uno del nostro paese e non esiste ormai un solo tema di politica interna o di politica estera che non sia utilizzato da Matteo Salvini e da Luigi Di Maio per dimostrare che l’europeismo del presidente francese sta contribuendo a minacciare la sovranità dei paesi europei. L’ultima occasione scelta da Di Maio e Salvini per accusare Emmanuel Macron di ogni nefandezza possibile riguarda il tentativo non andato in porto da parte di alcune milizie libiche di portare avanti un golpe contro il presidente Fayez al Serraj e nel caso specifico il governo italiano, senza rendersi conto della gravità delle sue affermazioni, ha denunciato esplicitamente il presidente francese di essere troppo sovranista (!), di essere poco solidale con gli alleati europei (!) e di avere incoraggiato in prima persona il tentato golpe contro il governo nazionale libico triangolando oscuramente (!) con il punto di riferimento in Libia di Vladimir Putin, ovvero il generale Khalifa Haftar.

 

Il tentativo di scaricare su Macron ogni genere di problema che il governo italiano incontrerà sulla sua strada da qui alle prossime elezioni europee è un tentativo che si spiega con una strategia elettorale precisa, che è quella di offrire agli elettori un volto capace di impersonificare in modo plastico l’immagine di un’Europa brutta, zozza e cattiva. E’ possibile che dal punto di vista elettorale trasformare Macron nel nemico pubblico numero uno dell’Italia possa aiutare i sovranisti a consolidare il proprio consenso alle elezioni del 25 e del 26 maggio. Ma nell’attesa di arrivare a quell’appuntamento, di strada ce n’è, ed è possibile che gli azionisti di maggioranza del governo italiano si rendano presto conto che trasformare contemporaneamente in un nemico giurato del nostro paese il governo francese e in un amico fidato del nostro paese il governo ungherese potrebbe essere un buon affare per la Lega e per il Movimento 5 stelle e tuttavia un pessimo affare per l’Italia. Sostenere che la destabilizzazione della Libia sia attribuibile a Emmanuel Macron può forse aiutare Salvini e Di Maio ad avere qualcosa di gustoso da raccontare agli elettori nei propri comizi. Ma difficilmente aiuterà a nascondere a lungo una verità inconfessabile per gli azionisti di governo, ovverosia che l’unico risultato internazionale del governo del cambiamento al momento è il suo più totale isolamento in Europa. Senza le alleanze giuste, e portando avanti anzi alleanze con gli stessi paesi che sognano di trasformare l’Italia nel campo profughi del continente, Salvini e Di Maio rischiano di aggravare molti problemi che riguardano quelle che dovrebbero essere due priorità dell’Italia: la gestione del dossier immigrazione e la gestione del dossier economico.

Sognare di essere i garanti della stabilizzazione della Libia senza una buona triangolazione con paesi ben radicati diplomaticamente in Libia come la Francia significa lavorare per destabilizzare la Libia. E una Libia destabilizzata – chiedere anche alla Lega che nel 2011 votò insieme agli alleati di centrodestra una mozione per intervenire in Libia contro Gheddafi, oooppss – rischia di trasformarsi presto in una straordinaria bomba migratoria per il nostro paese, altro che Diciotti. Allo stesso modo sognare di governare in modo ancora più appropriato rispetto al passato il fenomeno migratorio – migliorando sul breve termine il sistema dei rimpatri e il sistema delle relocation e migliorando sul lungo termine il famoso trattato di Dublino, che stabilisce che la responsabilità dell’asilo ricade sul paese di primo approdo dal quale il richiedente ha fatto il proprio ingresso nell’Unione – è un sogno che rischia di diventare simile a a un incubo se gli alleati scelti per cambiare quel trattato e per migliorare il sistema delle relocation sono gli stessi ma proprio gli stessi che nei propri paesi hanno racimolato consenso promettendo di non cambiare il trattato di Dublino e di non accogliere per nessuna ragione profughi da altri paesi.

 

Una migliore gestione del fenomeno migratorio la si può ottenere solo alleandosi con i paesi come la Francia e come la Germania che credono nell’Europa e nella sua capacità di essere un domani più solidale rispetto a oggi (e che negli ultimi anni, a differenza dell’Ungheria e dell’Austria, hanno accolto migliaia di profughi anche dall’Italia e dai paesi di primo approdo). Mentre provare a ottenere una migliore gestione del fenomeno migratorio con i paesi che puntano a distruggere l’Europa significa solo fare il gioco di chi l’Europa vuole sfasciarla – e non è detto che non sia proprio questo il vero piano dei Salvini e dei Di Maio.

 

Allo stesso tempo, per spostarci sul terreno più delicato della diplomazia economica, senza costruire in Europa le giuste alleanze il nostro paese rischia di dover rinunciare ad avere un peso maggiore rispetto a oggi nelle istituzioni che contano della Commissione solo per qualche decimale in più di deficit nella prossima legge di Stabilità. Si potrebbe anche aggiungere che senza una buona triangolazione dell’Italia con la Francia di Macron la riforma dell’Eurozona messa in cantiere a giugno dalla Germania e dalla Francia, comprensiva di Unione bancaria e di bilancio dell’Eurozona, rischia di essere schiacciata lungo l’asse franco-tedesco. Ma per interessarsi del futuro dell’Eurozona bisognerebbe essere interessati al futuro dell’Europa e il punto oggi è proprio questo: il governo italiano non può permettersi di allearsi con il più europeista dei governi europei perché Salvini e Di Maio non sono intenzionati a cambiare l’Europa ma sono intenzionati semplicemente a sfasciarla. In questo senso, il vero cambiamento del governo è il totale isolamento in Europa. Ed essere isolati quando le emergenze vengono inventate da chi governa può essere gestibile. Ma quando le emergenze diventano vere può diventare un problema letale.

  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.