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Il cambiamento c’è ed è l’isolamento

Allearsi con i nemici dell’Italia e trasformare in nemici gli alleati naturali del nostro paese. Dai guai in Libia alla gestione dei migranti in Europa. E poi Macron. Storia di una strategia scellerata destinata a peggiorare i problemi dell’Italia

5 Settembre 2018 alle 06:00

Il cambiamento c’è ed è l’isolamento

Luigi Di Maio e Matteo Salvini (foto LaPresse)

Da qualche tempo a questa parte, la maggioranza di governo italiana ha scelto di trasformare Emmanuel Macron nel nemico pubblico numero uno del nostro paese e non esiste ormai un solo tema di politica interna o di politica estera che non sia utilizzato da Matteo Salvini e da Luigi Di Maio per dimostrare che l’europeismo del presidente francese sta contribuendo a minacciare la sovranità dei paesi europei. L’ultima occasione scelta da Di Maio e Salvini per accusare Emmanuel Macron di ogni nefandezza possibile riguarda il tentativo non andato in porto da parte di alcune milizie libiche di portare avanti un golpe contro il presidente Fayez al Serraj e nel caso specifico il governo italiano, senza rendersi conto della gravità delle sue affermazioni, ha denunciato esplicitamente il presidente francese di essere troppo sovranista (!), di essere poco solidale con gli alleati europei (!) e di avere incoraggiato in prima persona il tentato golpe contro il governo nazionale libico triangolando oscuramente (!) con il punto di riferimento in Libia di Vladimir Putin, ovvero il generale Khalifa Haftar.

 

Il tentativo di scaricare su Macron ogni genere di problema che il governo italiano incontrerà sulla sua strada da qui alle prossime elezioni europee è un tentativo che si spiega con una strategia elettorale precisa, che è quella di offrire agli elettori un volto capace di impersonificare in modo plastico l’immagine di un’Europa brutta, zozza e cattiva. E’ possibile che dal punto di vista elettorale trasformare Macron nel nemico pubblico numero uno dell’Italia possa aiutare i sovranisti a consolidare il proprio consenso alle elezioni del 25 e del 26 maggio. Ma nell’attesa di arrivare a quell’appuntamento, di strada ce n’è, ed è possibile che gli azionisti di maggioranza del governo italiano si rendano presto conto che trasformare contemporaneamente in un nemico giurato del nostro paese il governo francese e in un amico fidato del nostro paese il governo ungherese potrebbe essere un buon affare per la Lega e per il Movimento 5 stelle e tuttavia un pessimo affare per l’Italia. Sostenere che la destabilizzazione della Libia sia attribuibile a Emmanuel Macron può forse aiutare Salvini e Di Maio ad avere qualcosa di gustoso da raccontare agli elettori nei propri comizi. Ma difficilmente aiuterà a nascondere a lungo una verità inconfessabile per gli azionisti di governo, ovverosia che l’unico risultato internazionale del governo del cambiamento al momento è il suo più totale isolamento in Europa. Senza le alleanze giuste, e portando avanti anzi alleanze con gli stessi paesi che sognano di trasformare l’Italia nel campo profughi del continente, Salvini e Di Maio rischiano di aggravare molti problemi che riguardano quelle che dovrebbero essere due priorità dell’Italia: la gestione del dossier immigrazione e la gestione del dossier economico.

Sognare di essere i garanti della stabilizzazione della Libia senza una buona triangolazione con paesi ben radicati diplomaticamente in Libia come la Francia significa lavorare per destabilizzare la Libia. E una Libia destabilizzata – chiedere anche alla Lega che nel 2011 votò insieme agli alleati di centrodestra una mozione per intervenire in Libia contro Gheddafi, oooppss – rischia di trasformarsi presto in una straordinaria bomba migratoria per il nostro paese, altro che Diciotti. Allo stesso modo sognare di governare in modo ancora più appropriato rispetto al passato il fenomeno migratorio – migliorando sul breve termine il sistema dei rimpatri e il sistema delle relocation e migliorando sul lungo termine il famoso trattato di Dublino, che stabilisce che la responsabilità dell’asilo ricade sul paese di primo approdo dal quale il richiedente ha fatto il proprio ingresso nell’Unione – è un sogno che rischia di diventare simile a a un incubo se gli alleati scelti per cambiare quel trattato e per migliorare il sistema delle relocation sono gli stessi ma proprio gli stessi che nei propri paesi hanno racimolato consenso promettendo di non cambiare il trattato di Dublino e di non accogliere per nessuna ragione profughi da altri paesi.

 

Una migliore gestione del fenomeno migratorio la si può ottenere solo alleandosi con i paesi come la Francia e come la Germania che credono nell’Europa e nella sua capacità di essere un domani più solidale rispetto a oggi (e che negli ultimi anni, a differenza dell’Ungheria e dell’Austria, hanno accolto migliaia di profughi anche dall’Italia e dai paesi di primo approdo). Mentre provare a ottenere una migliore gestione del fenomeno migratorio con i paesi che puntano a distruggere l’Europa significa solo fare il gioco di chi l’Europa vuole sfasciarla – e non è detto che non sia proprio questo il vero piano dei Salvini e dei Di Maio.

 

Allo stesso tempo, per spostarci sul terreno più delicato della diplomazia economica, senza costruire in Europa le giuste alleanze il nostro paese rischia di dover rinunciare ad avere un peso maggiore rispetto a oggi nelle istituzioni che contano della Commissione solo per qualche decimale in più di deficit nella prossima legge di Stabilità. Si potrebbe anche aggiungere che senza una buona triangolazione dell’Italia con la Francia di Macron la riforma dell’Eurozona messa in cantiere a giugno dalla Germania e dalla Francia, comprensiva di Unione bancaria e di bilancio dell’Eurozona, rischia di essere schiacciata lungo l’asse franco-tedesco. Ma per interessarsi del futuro dell’Eurozona bisognerebbe essere interessati al futuro dell’Europa e il punto oggi è proprio questo: il governo italiano non può permettersi di allearsi con il più europeista dei governi europei perché Salvini e Di Maio non sono intenzionati a cambiare l’Europa ma sono intenzionati semplicemente a sfasciarla. In questo senso, il vero cambiamento del governo è il totale isolamento in Europa. Ed essere isolati quando le emergenze vengono inventate da chi governa può essere gestibile. Ma quando le emergenze diventano vere può diventare un problema letale.

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  • lorenzo tocco

    lorenzo tocco

    05 Settembre 2018 - 18:06

    C'è da stropicciarsi gli occhi: ma davvero si pensa che la Francia possa essere nostra alleata? Il paese più nazionalista d'Europa camuffato da più europeista? Ma quanti altri pesci in faccia dovremo prendere da Macron per capire che l'alleanza per lui (ed i suoi predecessori) significa solo andare a baciargli la pantofola? Il caos in Libia l'ha causato Sarkozy e ricordo che all'epoca, quella dei sorrisini con la Merkel, il Foglio tenne la schiena ben dritta, non come adesso che vige "ma petite patrie" in odio all'attuale governo. Come è noto di mezzo ci sono gas e petrolio, con ENI che aveva ed ha buoni contratti per l'estrazione, e Total che vorrebbe subentrare. Ma ci si rende conto dell'assurdità di questa posizione? In Libia ci sono 2 politiche in conflitto fra loro: quella ONU appoggiata dall'Italia e quella russa appoggiata dalla Francia. Chi è che sta con Putin (come la Merkel per il north stream)? Nulla di dire in questo caso? Ma forse vige la regola di contestare solo Salvini

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  • Nambikwara

    Nambikwara

    05 Settembre 2018 - 13:01

    Semplicemente Macron fa la stessa politica sovranista, da sempre, della Francia: mi consenta,ma è così lampante mentre, tra l'altro, la popolarità in Francia è ai minimi termini. Egregio, a proposito di "isolamento",il Barbanera (al secolo Matteo Salvini) con l'intervista al "Sole" in un sol colpo ha mandato in basso lo spread, innalzato il valore complessivo di Borsa (che ricordi ne le uscite di G, e una sviolinata da parte del n°1 della Confindustria (" mi ha fatto cambiare l'agenda"):Direttore, Barbanera si ma con giudizio. Come avrà notato (da sempre) degli altri (i fruitori del taxi) non ne parlo neanche.

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  • mrkermit

    05 Settembre 2018 - 13:01

    concorderei, ma ritengo che questa che vi è stata sino ad oggi non è stata immigrazione, quella che c'è oggi è uno schifo di traffico fatto sulla pelle di uomini che DEVE essere fermato, sta tutta qui la differenza tra Macron e Merkel e Orban, Salvini ecc. i primi vogliono gestire una attività illegale gli altri la vogliono fermare. inoltre io mi facci una domanda? ma siete così sicuri che sia solo la cattiva Italia a non volere l' Europa? dai fatti concreti avvenuti sino ad oggi non mi sembra che vi sia stata una Europa unita e federale ma una serie di stati che guardavano al loro interesse. quindi! io vorrei una Europa federale con una unica banca centrale, un unico debito ecc. gli altri stati la vogliono?

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  • DBartalesi

    05 Settembre 2018 - 12:12

    Fortuna non siamo un'isola come la Gran Bretagna, ma una penisola nel basso dell'Europa che e punta l'Africa. Naturale ponte di transito, oggi certo provato dall'aumento del traffico di quelli che scappano da dove si sta peggio, ma dove presto andrà a calare la fallace voglia di isolarci. A patto però che l'Europa cambi, ovvero diventi soggetto politico al pari degli stati che la compongono. Questa Europa oggi non c'è, è finanza, banche, burocrazia, niente cuore e ancor meno anima. E mancano anche i veri "campioni", quei capi di stato che la rappresentino. In giro solo qualche supporter neppure troppo disinteressato. Chiaro che questa cosa non attrae,non basta a far passare al popolo l'innamoramento per populisti e isolazionisti. Già nelle prossime scelte di politica interna, occorre dire "Siamo per un'Europa che sia un' entità politica governata dai rappresentanti dei cittadini che vi abitano. Non più solo finanza e burocrazia".

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