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“Il metodo Casalino non mi convince affatto”. Parla Morcellini (Agcom)

"Che Casalino abbia mandato quel messaggio, è un fatto. E si è sovrapposto all’autonoma agenda dei giornali, e lo ha fatto forte di una sua posizione dominante"

25 Agosto 2018 alle 06:06

“Il metodo Casalino non mi convince affatto”. Parla Morcellini (Agcom)

Foto LaPresse

Roma. "Più che altro, mi auguro che non si abbia paura”. Ed è una speranza per nulla rassegnata, quella di Mario Morcellini. Una speranza che non a caso lo ha spinto a rientrare in anticipo nel suo ufficio, a fine agosto, per analizzare il dossier che più di altri sarà motivo di polemiche politiche. E cioè quello che riguarda Rocco Casalino e il messaggio inoltrato, il 18 agosto scorso, ai cronisti accorsi a Genova per i funerali delle vittime del crollo del viadotto Polcevera, quelli dei fischi a Maurizio Martina e dell’ovazione ai dioscuri del grilloleghismo.

 

“Mi sembra che ci siano gli estremi per individuare un conflitto d’interesse”, spiega Morcellini. E lo fa, dice, sociologo e docente di lungo corso, insomma da esperto di comunicazione, e non da commissario Agcom. E infatti ci tiene a precisare, come condizione perché la conversazione prosegua, che “esprimo un parere personale, nulla più. Non intendo in alcun modo pregiudicare né anticipare l’eventuale giudizio del consiglio”. Che ci sarà, viene da dedurre dalle parole di Morcellini. O meglio, che dovrebbe esserci: “Io non immagino certo convocazioni o audizioni ufficiali, scene da Politburo che francamente mi fanno un po’ tristezza. Ma un chiarimento, quello sì, mi auguro che l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni lo favorisca: se non lo facessimo, qualcuno potrebbe pensare che abbiamo paura, e non sarebbe un bel segnale”. Presto, comunque, per dire se avverrà. Una buona parte del consiglio dell’Agcom è ancora in ferie, e il giudizio dei singoli commissari, al momento, vale quel che vale. Ma Morcellini, il suo, ci tiene a precisarlo. “Che Casalino abbia mandato quel messaggio, è un fatto. Lui può dire che si trattava un sms destinato solo a persone di sua stretta conoscenza. Ma è il portavoce del presidente del Consiglio dei ministri, e una forma di comunicazione intenzionalmente privata cessa di essere tale se uno riveste il ruolo pubblico così rilevante e delicato. E questo Casalino, dal suo curriculum, avrebbe dovuto ben saperlo: la rete non è affatto impermeabile ad amicizie, e pertanto il suo messaggio rischiava di essere divulgato, com’è poi in effetti puntualmente accaduto”.

 

C’è di più, però. “C’è il fatto che, in un modo non del tutto esplicito ma comunque evidente, Casalino si è sovrapposto all’autonoma agenda dei giornali, e lo ha fatto forte di una sua posizione dominante”. Formalmente, in verità, il reduce più illustre della prima edizione del Grande Fratello, in quel giorno di lutto e di selfie, si era limitato a esprimere un suo desiderio. “Sono curioso di leggere i giornali domani”, aveva scritto ad alcuni cronisti, postando contestualmente un lancio del Fattoquotidiano.it che riportava dei fischi lanciati dalla platea all’indirizzo dei parlamentari del Pd. “Un messaggio subdolo, evidentemente. Ma sta di fatto che l’indomani il Corriere della Seraa sembrava raccogliere quella sollecitazione, dando grande enfasi all’episodio”. Un episodio di cronaca, lo si potrebbe però considerare: e dunque degno di essere raccontato. “Vero – ammette Morcellini – ma è chiaro che l’intromissione di Casalino alimenta il sospetto. E dunque è giusto, a mio avviso approfondire”. Cosa che però non è stata fatta, non lo si può non ricordare, in passato: quando a fare un po’ i bulli erano portavoce di altri premier, di altri governi. Nell’agosto del 2016 toccò a Filippo Sensi, allora braccio destro di Matteo Renzi a Palazzo Chigi, subire critiche analoghe per un messaggio inviato, un po’ per sbaglio o un po’ per celia, su una chat di giornalisti, in cui chiedeva di attaccare Alessandro Di Battista. Spiega Morcellini: “La storia non solo recente dei rapporti tra i media e gli staff dei presidenti del Consiglio è piena di casi di presunzione. Basti ricordare il sarcasmo di Massimo D’Alema nei confronti dei giornalisti”. E dunque? “E dunque, tocca riconoscerlo, non avere agito in passato rende sicuramente più complicato un eventuale cambio di atteggiamento da parte dell’Agcom. Anche se, rispetto al caso di Sensi, ci sono almeno un paio di differenze”. E cioè? “La prima di ordine giuridico perché a quel che ricordo non ci fu un esposto formale”. Stavolta, invece, Michele Anzaldi – il parlamentare del Pd che ha vestito, pure lui, i panni di responsabile della comunicazione di Renzi dopo il 4 dicembre e che il 18 agosto ha reso noto l’sms incriminato di Casalino – si è premurato d’inviare una lettera al presidente dell’Agcom, Angelo Marcello Cardani, e ai quattro commissari. “E questo, dal punto di vista tecnico, ha il suo peso”, osserva Morcellini. Che poi prosegue: “C’è poi un altro elemento, che va considerato, e che ha a che fare piuttosto con il funzionamento concreto della democrazia. Questa maggioranza è così ampia e forte, che simili abusi sono più indigesti, perché alimentano il dubbio di una dittatura della maggioranza. Dunque, maggiore attenzione deve essere riservata a tutti i contrappesi. Oggi più di ieri, la centralità della comunicazione al tempo della crisi della democrazia è vistosa, e allora è bene comprendere, e alla svelta, che non è il caso di liquidare con un’alzata di spalle le azioni improprie. Si creano, altrimenti, precedenti pericolosi”. Però è anche innegabile che, nella percezione collettiva, nell’umore generale di quest’Italia sovranista, enti come l’Agcom vengono largamente considerati come degli orpelli bizantini per nulla irrinunciabili. Morcellini reagisce, e nel farlo cita Dante: “La gente nuova e i subiti guadagni, orgoglio e dismisura ha generato”. E in altre parole, sempre più spesso ci sono persone che arrivano al potere senza un adeguato noviziato politico e formativo. E allora è bene ricordare che un promemoria delle regole esiste, e fintantoché non si deciderà di sopprimerle, andranno rispettate, indipendentemente dalla popolarità di chi esercita questo ruolo. Questo governo del cambiamento, insofferente alle critiche ma non agli applausi, si è appena insediato: ed è bene non consentire alcun abuso, soprattutto in questa fase iniziale. Altrimenti si sdogana un format. E a me il format Casalino non convince affatto, né quando leggo sui giornali dei titoli che ricalcano i suoi desideri del giorno prima, né quando constato una certa subalternità di alcuni conduttori televisivi al suo metodo”. Il codice Rocco, intende? “Esatto. La pretesa di ospitare esponenti grillini del governo senza avere in studio rappresentanti di altri partiti a me non convince minimamente. Intendiamoci: le pretese e i capricci di parlamentari e ministri, di qualsiasi partito, ci sono sempre stati. Ma ora è imbarazzante, anche se la percezione di onnipotenza, in chi conquista il palazzo, è assolutamente fisiologica. In questo Casalino arriva ben ultimo. Ma le autorità indipendenti, proprio per la loro ispirazione europea, possono funzionare anche da servomeccanismo contro eventuali eccessi della politica.

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