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Giuseppe Valditara, il prof. che prova a dare un pensiero a Matteo Salvini

David Allegranti

“Sovranismo” e dintorni. Libri per orientarsi nella nuova galassia

Roma. Fornire una sovrastruttura teorica a chi si fa i selfie a Milano Marittima e passa le giornate a twittare su qualunque argomento, dai vaccini all’immigrazione, potrebbe sembrare impresa ardua. Ma il professor Giuseppe Valditara, ex senatore di An, ex finiano, da tempo cerca di costruire un pensiero attorno a Matteo Salvini (già da quando fu creato un gruppo di lavoro per il movimento “Noi con Salvini”). Per capire qual è, e capire anche che cosa intenda il segretario della Lega quando annuncia una Lega delle Leghe, una Lega sovranista europea (un ossimoro, sembrerebbe), bisogna leggere il libro di Valditara dedicato al “Sovranismo. Una speranza per la democrazia” (BookTime), con prefazione di Thomas D. Williams, direttore di BreitBart Italia e postfazione di Marcello Foa, aspirante presidente della Rai. Il libro è stato pubblicato qualche mese fa, adesso però quelle idee sono sbarcate al governo (e forse pure Valditara stesso, già relatore della Legge Gelmini, di cui a giugno si parlava come capo dipartimento per la formazione superiore al Miur). Valditara offre una “battaglia sovranista” contro quella che lui considera essere l’ideologia oggi dominante: “il globalismo”. “Internazionalismo e ‘diritti umani’ sono dunque le due bandiere del nuovo fronte ‘progressista’ mondiale che ha coinvolto nella sua battaglia alcuni settori del mondo liberale, in particolare nella sua accezione liberal/libertaria, e che si è saldato a un certo cattolicesimo mondialista che tende a concepire il messaggio cristiano più come una ‘ideologia’ sociale che come una parola di salvezza individuale”.

 

Su questa nuova visione della società, aggiunge Valditara, “vi è stata una naturale convergenza delle forze ‘progressiste’ con la finanza internazionale e con gli interessi dei grandi gruppi multinazionali che traggono indubbio vantaggio da una società liquida, senza frontiere, dove non solo le merci, ma anche gli uomini si possano spostare senza ostacoli di alcun tipo”. Valditara, nei panni di ideologo salviniano, dice che serve un progetto alternativo al “globalismo”, il sovranismo appunto, che non deve essere “la base di un ormai superato nazionalismo”.

 

Purché, avverte l’ex senatore di An, il sovranismo cambi approccio: “L’impressione è che talvolta alcune forze ‘sovraniste’ si lascino attrarre più dalla polemica ‘anti’ che dalla declamazione ‘per’. Il cemento che accomuna le diverse forze ‘sovraniste’ in giro per il mondo è più spesso la paura o l’avversione. Insomma, si ha l’impressione che siano più ‘populiste’ nel senso comune del termine, che ‘sovraniste’”. Sarà, ma anche Valditara agita spettri e spauracchi cari ai populisti, come l’immancabile George Soros – bersaglio preferito dei complottisti felpa-stellati – “titolare di Open Society, la fondazione che vorrebbe un’Europa aperta a chiunque, senza un’identità da proteggere e una storia da celebrare” e, insieme a Jean Claude Juncker, simbolo plastico di cosa pensano le élite europee. Il collante di questo euro-sovranismo è l’ostilità alle correnti migratorie, che invece secondo Valditara sono “state salutate come benefiche dai ‘progressisti’, posto che costoro, non avendo ideali di tipo identitario, ben possono essere i naturali interlocutori politici (e quindi elettorali) di milioni di nuovi cittadini estranei all’identità della loro nuova Repubblica. Inoltre sono state utilizzate per perpetuare i sensi di colpa verso un passato di cui le culture identitarie (definite sbrigativamente e impropriamente ‘razziste’ o quanto meno ‘xenofobe’) vengono chiamate in qualche modo a rispondere”. Al che viene il dubbio che la nuova Lega voglia assomigliare, piuttosto, alla vecchia Alleanza Nazionale.

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  • David Allegranti
  • David Allegranti, fiorentino, 1984. Al Foglio si occupa di politica. In redazione dal 2016. È diventato giornalista professionista al Corriere Fiorentino. Ha scritto per Vanity Fair e per Panorama. Ha lavorato in tv, a Gazebo (RaiTre) e La Gabbia (La7). Ha scritto cinque libri: Matteo Renzi, il rottamatore del Pd (2011, Vallecchi), The Boy (2014, Marsilio), Siena Brucia (2015, Laterza), Matteo Le Pen (2016, Fandango), Come si diventa leghisti (2019, Utet). Interista. Premio Ghinetti giovani 2012. Nel 2020 ha vinto il premio Biagio Agnes categoria Under 40. Su Twitter è @davidallegranti.