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Il volto più nero dello stato

Perché tassare le rimesse degli immigrati incentiva l’economia sommersa

8 Agosto 2018 alle 06:00

Il volto più nero dello stato

Il premier Conte in visita a Foggia (foto LaPresse)

Una proposta di legge presentata il 26 marzo scorso da esponenti della Lega sta facendo discutere in questi giorni: tassare le rimesse degli immigrati, ovvero i soldi guadagnati qui e mandati alle famiglie nei paesi d’origine, per girare i proventi così ottenuti alle famiglie italiane affinché facciano più figli. L’idea è contro la logica. La proposta è di introdurre una imposta di bollo sui trasferimenti di denaro all’estero effettuati dalle apposite agenzie, ovvero del 3 per cento sull’importo trasferito con ogni singola operazione, con un minimo di prelievo pari a 5 euro.

 

Secondo Banca d’Italia, le rimesse registrate nel 2017 sono state di 5 miliardi di euro (tre decimi di punto di pil), in calo di 2,7 miliardi rispetto al 2011. Un terzo di queste transazioni passa attraverso canali informali, che sfuggono a eventuali imposte. Chi verrebbe colpito sono gli immigrati che utilizzano canali legali per mandare denaro a casa: si andrebbe a vessare quella parte della popolazione immigrata che non ha necessità di nascondersi perché svolge un’attività lecita alla luce del sole. E’ poi possibile che a quel punto i lavoratori, sensibili a un aumento dei costi, preferiscano i canali informali e non regolamentati sfuggendo alla legge e aumentando i rischi per la sicurezza.

 

Un governo che volesse affrontare la questione della legalità e della dignità del lavoro potrebbe dare invece la priorità al problema del caporalato. L’incidente sulle strade di Foggia di lunedì scorso – in cui sono morti 12 migranti che avevano appena finito la loro giornata lavorativa nei campi – ha riaperto il dibattito sullo sfruttamento della manodopera e sul lavoro nero. Incentivare il sommerso, anche nelle transazioni finanziarie, andrebbe in senso contrario. Inoltre, per tornare agli effetti ipotizzabili, sarebbe un’operazione altamente regressiva: di base il reddito dei migranti è già tassato nel paese ospitante, colpire le rimesse equivarrebbe a una doppia tassazione per loro. Dal momento che solitamente sono i lavoratori con un reddito basso a spedire i soldi a casa dai parenti rimasti in patria, sarebbero proprio questi ultimi a risentirne perché riceverebbero meno soldi. Così non potremmo “aiutarli a casa loro”, per usare uno slogan caro a Matteo Salvini, perché a casa loro staranno sicuramente peggio di prima. Mettere le mani nelle tasche degli immigrati per aiutare gli italiani è propaganda.

 

In realtà l’autorità statale manifesta così il suo lato più oscuro e odioso: il potere di tassare senza limiti chiunque. Non sarebbero gli italiani a guadagnare sugli stranieri, sarebbero gli stranieri a essere trattati né più né meno come gli italiani: super tassati a casa propria.

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