Buoni motivi per stare allegri di fronte a governi da deprimersi

Giuliano Ferrara

Il piano principale rischia presto di essere pasta frolla, e Grillo ci dà ragioni per sorridere sul futuro

Ci sono buoni motivi per essere depressi. Angelo Panebianco, che è un maestro di scienza politica, ha spiegato nel Corriere che spesso i governi capaci sono cacciati a furor di popolo e quelli incapaci se la prendono comoda, durano, e sottomettono alla legge bronzea dell’incompetenza l’interesse nazionale e altre cosette di una certa rilevanza. Il trattamento riservato a quelli di prima, Berlusconi eternamente mafioso per esempio, o Renzi, stretto da un portavoce molto ben depilato, Rocco Casalino, nella morsa d’immagine di una Imelda Marcos per via dell’aereo, per non dire di Monti o Napolitano o di “Fornero al cimitero”, tutto sembra fatto apposta per garantire i nuovi venuti nel loro percorso un tantino dubbio attraverso la democrazia liberale rappresentativa e lo stato di diritto. Il bardo del nuovo regime afferma compiaciuto, plaudente, voglioso, che la nuova maggioranza nazionalpopulista del contratto, per quanto strutturalmente eterogenea e nonostante alcuni notevoli difetti, è garantita dall’immagine prevalente di Berlusconi e Renzi come da una solida polizza assicurativa. 

 

Ci sono altrettanti buoni motivi per stare allegri, senza mollare ed evitando di minimizzare. Il fascismo fu una grande e terribile invenzione, un tetro corrispettivo del tetro antagonista bolscevico, ma aveva alle spalle la Grande guerra, la prima su scala mondiale, consentì nonostante tutto la crescita di una notevole cultura novecentista negli anni Venti e Trenta, si avvantaggiò di un analfabetismo delle masse perfino superiore, quanto alla resa ai miti e alle chiamate all’azione della demagogia, a quello determinato da Twitter e Facebook, che poi è a quanto pare leggermente in calo. Il Truce certo si atteggia, ma non si conoscono né una sua pubblicistica né una sua oratoria né un suo senso di teatro comparabile a quello del modello, parla sempre come un papà, che è banale, e sciorina i suoi cinguettii che vengono dal padanismo di bassa provincia, non da un misto originale di anarchismo, socialismo rivoluzionario e nazionalismo da paura. Si sparacchia, è vero, su negher e zingari, in qualche caso con le cautele dell’aria compressa, ma il consenso alle parate e sparate del Truce non corrisponde a un innamoramento per gli spari, per le gesta dello squadrismo eterno che alligna nella coscienza dell’Italia peggiore.

 

Putin è un aggeggio politico efficiente e funzionale, quanto alla destabilizzazione e decostruzione dell’Unione europea, ma la chiusura del cerchio sembra di là da venire, una nuova espansione imperiale russa, per quanto dissimulata, non appare ben incardinata nelle cose. Trump è baldanzoso anche lui, ma la sua arte del deal espone chiunque a continue sorprese politiche e commerciali. Una residua speranza nel carattere di francesi, tedeschi, olandesi può fare ombra all’Europa molesta di Visegrád. C’è poi la questione dei mercati, che si ostinano a promuovere le condizioni di una certa opulenza sociale, entrati come sono nella vita di molti milioni di cittadini, anche di quelli veneti ed emiliani che per un momento si sono incazzati, una condizione diciamo di welfare diffuso verso la quale si accaniscono con le loro mezze verità e complete bugie i tribuni della pauperizzazione e del fallimento del capitalismo. L’impressione, per esempio, è che Gribbels, il profeta del regime che avanza, abbia percepito qualcosa che è in sé semplice, perfino grossolano, ma si presenta come una sottigliezza: se vogliono veramente fare, e dunque far male a questo paese (ma naturalmente con le migliori intenzioni), devono sottoporre l’euro a referendum, elaborare il famoso piano B, delegittimare Parlamento e istituzioni democratiche rappresentative, insomma rompere con l’Europa, altro che Tria. E l’esigenza di un piano di ricambio, così chiaramente avvertita e segnalata dal comico e dalla ditta Casaleggio, segnala che il piano principale o contratto rischia presto di risultare una torta di pasta frolla. Ecco, non sono considerazioni per giornate esilaranti e serene, ma ragionarci su, dico su questi dettagli, può metterci in uno stato d’animo meno depressivo.

  • Giuliano Ferrara Fondatore
  • "Ferrara, Giuliano. Nato a Roma il 7 gennaio del ’52 da genitori iscritti al partito comunista dal ’42, partigiani combattenti senza orgogli luciferini né retoriche combattentistiche. Famiglia di tradizioni liberali per parte di padre, il nonno Mario era un noto avvocato e pubblicista (editorialista del Mondo di Mario Pannunzio e del Corriere della Sera) che difese gli antifascisti davanti al Tribunale Speciale per la sicurezza dello Stato.