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Buoni motivi per stare allegri di fronte a governi da deprimersi

Il piano principale rischia presto di essere pasta frolla, e Grillo ci dà ragioni per sorridere sul futuro

28 Luglio 2018 alle 06:09

Buoni motivi per stare allegri di fronte a governi da deprimersi

Foto LaPresse

Ci sono buoni motivi per essere depressi. Angelo Panebianco, che è un maestro di scienza politica, ha spiegato nel Corriere che spesso i governi capaci sono cacciati a furor di popolo e quelli incapaci se la prendono comoda, durano, e sottomettono alla legge bronzea dell’incompetenza l’interesse nazionale e altre cosette di una certa rilevanza. Il trattamento riservato a quelli di prima, Berlusconi eternamente mafioso per esempio, o Renzi, stretto da un portavoce molto ben depilato, Rocco Casalino, nella morsa d’immagine di una Imelda Marcos per via dell’aereo, per non dire di Monti o Napolitano o di “Fornero al cimitero”, tutto sembra fatto apposta per garantire i nuovi venuti nel loro percorso un tantino dubbio attraverso la democrazia liberale rappresentativa e lo stato di diritto. Il bardo del nuovo regime afferma compiaciuto, plaudente, voglioso, che la nuova maggioranza nazionalpopulista del contratto, per quanto strutturalmente eterogenea e nonostante alcuni notevoli difetti, è garantita dall’immagine prevalente di Berlusconi e Renzi come da una solida polizza assicurativa. 

 

Ci sono altrettanti buoni motivi per stare allegri, senza mollare ed evitando di minimizzare. Il fascismo fu una grande e terribile invenzione, un tetro corrispettivo del tetro antagonista bolscevico, ma aveva alle spalle la Grande guerra, la prima su scala mondiale, consentì nonostante tutto la crescita di una notevole cultura novecentista negli anni Venti e Trenta, si avvantaggiò di un analfabetismo delle masse perfino superiore, quanto alla resa ai miti e alle chiamate all’azione della demagogia, a quello determinato da Twitter e Facebook, che poi è a quanto pare leggermente in calo. Il Truce certo si atteggia, ma non si conoscono né una sua pubblicistica né una sua oratoria né un suo senso di teatro comparabile a quello del modello, parla sempre come un papà, che è banale, e sciorina i suoi cinguettii che vengono dal padanismo di bassa provincia, non da un misto originale di anarchismo, socialismo rivoluzionario e nazionalismo da paura. Si sparacchia, è vero, su negher e zingari, in qualche caso con le cautele dell’aria compressa, ma il consenso alle parate e sparate del Truce non corrisponde a un innamoramento per gli spari, per le gesta dello squadrismo eterno che alligna nella coscienza dell’Italia peggiore.

 

Putin è un aggeggio politico efficiente e funzionale, quanto alla destabilizzazione e decostruzione dell’Unione europea, ma la chiusura del cerchio sembra di là da venire, una nuova espansione imperiale russa, per quanto dissimulata, non appare ben incardinata nelle cose. Trump è baldanzoso anche lui, ma la sua arte del deal espone chiunque a continue sorprese politiche e commerciali. Una residua speranza nel carattere di francesi, tedeschi, olandesi può fare ombra all’Europa molesta di Visegrád. C’è poi la questione dei mercati, che si ostinano a promuovere le condizioni di una certa opulenza sociale, entrati come sono nella vita di molti milioni di cittadini, anche di quelli veneti ed emiliani che per un momento si sono incazzati, una condizione diciamo di welfare diffuso verso la quale si accaniscono con le loro mezze verità e complete bugie i tribuni della pauperizzazione e del fallimento del capitalismo. L’impressione, per esempio, è che Gribbels, il profeta del regime che avanza, abbia percepito qualcosa che è in sé semplice, perfino grossolano, ma si presenta come una sottigliezza: se vogliono veramente fare, e dunque far male a questo paese (ma naturalmente con le migliori intenzioni), devono sottoporre l’euro a referendum, elaborare il famoso piano B, delegittimare Parlamento e istituzioni democratiche rappresentative, insomma rompere con l’Europa, altro che Tria. E l’esigenza di un piano di ricambio, così chiaramente avvertita e segnalata dal comico e dalla ditta Casaleggio, segnala che il piano principale o contratto rischia presto di risultare una torta di pasta frolla. Ecco, non sono considerazioni per giornate esilaranti e serene, ma ragionarci su, dico su questi dettagli, può metterci in uno stato d’animo meno depressivo.

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    29 Luglio 2018 - 00:12

    Analisi giusta, può avere l’effetto di un antidepressivo. Ma andiamo al sodo, il nodo è nella platea. Complessivamente più analfabeta e sprovveduta di quella degli anni venti, poiché le tecnologie della circonvenzione di massa degli incapaci, le hanno istillato la convinzione di essere colta, informata e d’esprimere gli autentici sentire del popolo. Serve una similitudine fantasiosa: un insieme maggioritario di alcolisti cronici cui s’è fatto credere, ottenendone i voti, di potersi risanare rimanendo attaccati alla bottiglia. Il baco è lì. I nostrani, casalinghi poteri frammentati più che truci ridicoli, sbandierano il cambiamento: in realtà vogliono essere i nuovi fornitori delle bottiglie. Ah la platea: inaffidabile, volubile, infida, mercenaria, ma manipolabile, suggestionabile, seducibile, un mix perfetto per la politica e, non solo.

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  • lorenzo tocco

    lorenzo tocco

    28 Luglio 2018 - 16:04

    Guardi, Ferrara, con tutto il rispetto, lei che mi risulta non avere figli forse non interpreta correttamente il significato della "banalità" di parlare come papà: significa dire cose ovvie, scontate, derivanti dalla nostra personale esperienza e che i figli, molte volte, disattendono o fanno l'esatto contrario per partito preso, perché loro sono grandi, perché l'hanno sentito dagli amici, o forse e anche più semplicemente perché devono fare le loro esperienze e sbattere il muso per convincersi che, in fondo, le "banalità" di un genitore non erano così campate per aria

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  • stearm

    28 Luglio 2018 - 14:02

    Riflette il mio stato d'animo. Meglio stare sereni. Rispetto al tetro passato evocato da Ferrara (e analogie ci sono purtroppo), le forze oscurantiste non hanno nè la forza nè l'interesse di distruggere la società liberale/socialdemocratica, nè poi le idee. Mancano anche le condizioni geopolitiche, per fortuna. Lo sfidante dell'egemone è per fortuna la Cina. La Russia cerca di arrestare il declino, ma Putin è il Kim-Yong-Sun russo, ovvero è a capo sì di una grande potenza, ma ha scelto la strada 'perdente' dell'isolamento economico, oltre naturalmente a un iperattivismo militare-strategico odioso, ma sempre da terzo incomodo, in un mondo che rimarrà bipolare a lungo. Hitler aveva la carta autodistruttiva della guerra egemonica, resa impossibile dall'avvento delle armi atomiche. Putin è un cane che abbaia, mordicchia alle caviglie, ma più passano gli anni, più perderà le forze (lo dicono le statistiche). Certo, ci tocca sentire Casalecchio che si crede Tocqueville. Beata ignoranza.

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