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I fondi della Lega e le norme garantiste

Perché il leader leghista dovrebbe appellarsi al diritto e non al complotto

18 Luglio 2018 alle 06:06

I fondi della Lega e le norme garantiste

Foto LaPresse

Lasciando da parte la richiesta di condanna in appello di Umberto Bossi a un anno e dieci mesi nel processo di Genova sui fondi della Lega, c’è da registrare ieri la decisione del tribunale del Riesame che ha stabilito che nella ricerca dei famosi 49 milioni è corretto sequestrare il denaro dei conti regionali, oltre a quelli del livello “nazionale” del partito, che la Lega chiama “federale”. E questo appare legittimo, di un solo partito, seppure “federale” si tratta. Il punto rimane quello evidenziato giorni fa al Foglio da Carlo Nordio, che citava “un principio sacrosanto”, fissato dalla Cassazione: “Le somme sequestrabili devono avere un nesso pertinenziale con il profitto del reato” dunque “possono essere aggredite esclusivamente le acquisizioni realizzate fino al momento del reato, non quelle attuali o future. E’ inconcepibile che, se oggi io dono un obolo alla Lega, questo sia sequestrato per un reato con cui non ha alcun nesso”.

 

Le norme del diritto sono spesso oltremodo sottili, ma nella sostanza – nell’ordinamento di uno stato democratico in cui l’operato della magistratura non sconfina nel terreno dell’azione politica – sono norme di garanzia per tutti. Anziché urlare al complotto, Matteo Salvini dovrebbe, legittimamente, appellarsi alla garanzia delle norme di un ordinamento garantista. Ma non lo può fare, e il perché lo sappiamo.

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Commenti all'articolo

  • Danyz

    06 Settembre 2018 - 15:03

    La Magistratura si sta muovendo con il solo scopo politico di distruggere la Lega e di sovvertire il volere del popolo. Sia questa decisione del Tribunale del Riesame sia l'inchiesta contro Salvini sono pure iniziative politiche che ben poco hanno a che vedere con il diritto. Ma la gente ha capito, alle prossime elezioni Salvini farà il pieno di voti, alla faccia di magistrati eversivi che agiscono per assecondare le proprie ideologie politiche.

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