Gianni Alemanno (foto LaPresse)

Più sovranismo

Ermes Antonucci

Alemanno sogna un grande polo a destra per sganciarsi dal M5s (che però non boccia del tutto)

Sostegno al governo Conte, ma in un’ottica di creazione di un largo polo sovranista che permetta alla destra italiana di discostarsi dai Cinque stelle e andare da sola, con le proprie gambe, al voto. E’ la posizione espressa da Gianni Alemanno al Foglio all’indomani dell’assemblea nazionale del Movimento Nazionale per la Sovranità (Mns), che in chiave elettorale si chiamerà più semplicemente Movimento Sovranista, di cui è segretario. “Il governo Conte non avrà una lunga durata ma può realizzare una profonda discontinuità con quegli apparati di potere che neanche la Seconda Repubblica è riuscita a scalfire – spiega Alemanno – Lo stiamo vedendo nella polemica sullo staff di Tria, attorno al ruolo dell’Inps, sull’immigrazione e anche sul Ceta”.

 

Insomma, secondo l’ex sindaco di Roma, quello gialloverde rappresenta veramente un governo del cambiamento, seppur di necessità e di breve durata. E a chi gli fa notare la possibile contraddizione di sostenere un esecutivo guidato anche dai grillini, che in passato non hanno risparmiato insulti nei suoi confronti e che su tanti temi, in particolare la giustizia, spesso sono apparsi distanti anni luce dalle posizioni del centrodestra, Alemanno replica: “Sono sempre stato abituato a mettere davanti le questioni politiche a quelle personali. Ovviamente a me piace la parte leghista di questo governo, ma devo ammettere che Di Maio sta facendo cose interessanti, ad esempio sul blocco del Ceta e sulla volontà di dare una svolta alla lotta alla precarietà. E’ evidente che ci sono elementi di contraddizione, ma c’è un segnale di cambiamento forte. Il governo sta creando una frattura rispetto al nostro stato di colonia, di paese subordinato ai poteri forti, forse molto di più di quello che sarebbe riuscito a fare un governo di centrodestra con un’anima allo stesso tempo sovranista e globalista”.

 

Uno dei meriti che Alemanno riconosce a Di Maio è di aver annunciato il “no” alla ratifica del Ceta, l’accordo commerciale tra Canada e Unione europea, che però in questi mesi di applicazione provvisoria ha prodotto risultati ritenuti positivi da diverse categorie imprenditoriali e produttive (da Confindustria all’Associazione dei consorzi Dop e Igp): “Il mondo agricolo, rappresentato dalla Coldiretti, è contrario all’accordo – risponde Alemanno – E poi il Ceta non va valutato solo nel suo rapporto col Canada, ma nella sua pericolosità come passepartout che permetterà di superare la cancellazione del Ttip fatta da Trump. Le multinazionali nordamericane, infatti, sposteranno le loro sedi legali in Canada e da lì scavalcheranno i vincoli ora esistenti con gli Usa sulla qualità degli alimenti”.

 

L’obiettivo di Alemanno e del presidente del Mns, Roberto Menia, è di dare vita a un largo polo sovranista: “Vogliamo creare uno schieramento attorno a Salvini che sia in grado di unire tutti coloro che provengono da esperienze di destra e che si riconoscono in una prospettiva di sovranità nazionale: la Lega, la destra, Fratelli d’Italia (se supera questioni più o meno personalistiche) e quella parte di Forza Italia che sente meno l’influenza del Partito popolare europeo”, spiega Alemanno.

Un polo sovranista, ma non chiuso alla modernità: “Lavoriamo culturalmente alla costruzione di un nuovo sovranismo, che non sia regressivo, che non assuma caratteri di sola chiusura, e mantenga invece una visione umanistica”. Ad esempio sull’immigrazione: “Chiudere semplicemente i porti è una soluzione tampone. Bisogna fare in modo che i barconi non partano, attuando dei veri piani di sviluppo in Africa e spostando in Libia gli hotspot”.