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Acqua al mulino dei nostri Orbán

L’emergenza sbarchi (che non c’è) finisce tra le hard news su La7

5 Luglio 2018 alle 06:00

Acqua al mulino dei nostri Orbán

Foto LaPresse

E’ chiaro che poi, quando uno vede su Twitter la foto dell’affollato concerto “acquatico” dei Pink Floyd a Venezia del 1989 e legge che si tratta di un porto libico con i barconi stracolmi pronti a salpare alla volta dell’Italia, ci crede. Ci crede perché magari è capitato su un sito come quello de La7, che tra i macrotemi d’attualità, le cosiddette “hard news”, ieri inseriva per qualche ora (citazione testuale) la “emergenza sbarchi”. Allarme, dunque, tema del giorno che giustifica pure il rogo di Schengen, la chiusura delle frontiere e il blocco dei porti ai disperati in fuga. Un’imperizia involontaria, ne siamo sicuri, ma che ha lo sciagurato effetto di portare acqua al mulino della paura, ulteriore consenso alle forze che sul numero (più presunto che vero) dei barconi nel Mediterraneo hanno scommesso la propria fortuna politica. Un’emergenza che non esiste, i numeri – che sono freddi e non necessitano di troppe sofisticate interpretazioni o disquisizioni – lo dimostrano (meno 76 per cento di sbarchi rispetto al 2016, meno 80 per cento rispetto al 2017). Ma che è utile denunciare e brandire non solo per raccogliere voti ma anche per fare ascolti. E’ il gioco della politica, si dirà. Ed è vero. Lo è un po’ meno (o almeno lo dovrebbe essere di meno) di chi dovrebbe aiutare a costruire una buona opinione pubblica. E quando un problema diventa allarme e quando il lessico del populismo diventa il lessico dell'informazione bisognerebbe quantomeno pensarci su. Forse con l’anti casta abbiamo già dato, no?

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