cerca

Un'orgia referendaria e l'uscita dall’euro. È questa la democrazia diretta di Fraccaro?

La speranza è che i contenuti che il ministro proporrà nei prossimi mesi siano diversi dalla proposta di legge che lo ha visto primo firmatario nella scorsa legislatura

6 Giugno 2018 alle 11:34

Un'orgia referendaria e l'uscita dall’euro È questa la democrazia diretta di Fraccaro?

Riccardo Fraccaro, ministro per i Rapporti con il Parlamento e la democrazia diretta (foto LaPresse)

C’è da sperare che i contenuti di “democrazia diretta” che il ministro Fraccaro proporrà nei prossimi mesi siano diversi dalla proposta di legge che lo ha visto primo firmatario nella scorsa legislatura (n. 3124 del 19 maggio 2015), sottoscritta da tutto il gruppo M5S.

La cosa migliore quando si esamina un progetto è lasciar perdere le motivazioni e andare direttamente al testo.

 

Il primo articolo, in sostanza, rende subito referendabili senza quorum e senza limiti di materia tutte le leggi approvate dal Parlamento. Il corpo elettorale potrebbe funzionare praticamente sempre come una terza Camera.

 

Il secondo articolo è quello con cui viene riscritto l’attuale 75 prevedendo il referendum propositivo, anche in materia costituzionale e senza limiti per le materie ordinarie. Basta raccogliere le firme e il referendum si fa, travolgendo anche l’intera Costituzione. Il Parlamento può solo inserire un suo controprogetto da sottoporre al voto. Quindi gli elettori potrebbero scegliere in alternativa allo status quo o il testo dei promotori o quello del Parlamento. In teoria ci sarebbe un controllo della Corte sulla “conformità costituzionale”, ma conformità a che cosa visto che sono spariti i limiti di materia? Il modello è pressoché esattamente quello svizzero: a parte che non siamo la Svizzera, e si sa, esso ha creato non pochi problemi anche nella vicina Confederazione dove sulla democrazia diretta in epoca di marketing politico virale ci sono seri ripensamenti.

 

Fin qui non sappiamo ogni anno su quanti referendum potremmo votare, ma il bello viene dopo.

A completamento del sistema, infatti, l’articolo 3, che interviene sull’attuale 80, inserisce un obbligo di referendum automatico sulle tutte le leggi che nella legislatura sono relative ai trattati internazionali. Una vera orgia referendaria: si tratterebbe solo con questo articolo di una media di circa trenta referendum ogni anno, ma per di più c’è un ovvio aspetto qualitativo: avrà qualcosa a che fare questo articolo con l'uscita dalla Ue e dall'Euro? Qui si passa infatti da un estremo all’altro, da un divieto di referendum sulle leggi relative ai trattati addirittura a un obbligo. Difficile non vedere l’ovvio obiettivo polemico, la cattiva Europa, capro espiatorio di tutti i nostri problemi.

 

Infine l’articolo 4 pretenderebbe di irrigidire la revisione costituzionale attuale, che parte da Parlamento, mettendo sempre il limite dei due terzi e il referendum obbligatorio. Ma a che pro chiudere la finestra se la rigidità costituzionale è ormai scappata dalla porta di un referendum propositivo costituzionale senza limiti?

Il futuro della nostra democrazia sarebbe un'orgia di decisioni finto popolari decise - magari - in sede Casaleggio Associati e influenzate dai Cambridge Analytica di tutto il mondo interessati a creare il caos in un grande paese europeo. Democrazia diretta perché qualcuno la dirige senza la benché minima trasparenza.

Se questa è la democrazia diretta si può solo dire “se la conosci la eviti”.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Commenti all'articolo

  • guido.valota

    06 Giugno 2018 - 19:07

    Ma ci rendiamo conto che questi costringono a perdere tempo per commentare roba che non passerebbe la prova scritta di italiano alla maturità e probabilmente neppure l'orale di terza media?

    Report

    Rispondi

  • branzanti

    06 Giugno 2018 - 16:04

    In questo momento vige ancora il dettato costituzionale e per una revisione anche soltanto legata all'introduzione del referendum come fosse un sondaggio su chi vincerà Sanremo è ancora necessario rispettare procedure e quorum ivi previsti. Proviamo a immaginare la credibilità che avrebbe il paese se esistesse la possibilità di revocare con una percentuale irrisoria un accordo internazionale, politico o economico; gli investitori farebbero a gara fra chi fugge più in fretta. Suggerirei (non ai grillini duri e puri è tempo sprecato) la lettura di "Democrazia senza libertà" di Fareed Zakaria, in cui venivano esposti i problemi posti alla California da una referendite assai meno schizofrenica. Ed è vero anche quanto scritto sulla Svizzera, che comunque ha mostrato sui quesiti referendari Uma invidiabile maturità. In Italia una prospettiva come quella avanzata dall'articolo fa correre i brividi.

    Report

    Rispondi

    • ancian99

      20 Giugno 2018 - 12:12

      "Democracy dies in darkness" è il sottotitolo del Washington Post. Sono d'accordo con quanto chiaramente e coraggiosamente espresso dal lettore. Ci sono soluzioni per evitare la catastrofe?

      Report

      Rispondi

Servizi