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Lo specchio dell’Italia del rancore

L’opposizione a Conte, tra destra, sinistra, tic e informazione complice: chi può osservare Salvini e Di Maio senza riconoscere se stesso? Perché quello che vi descriveranno come il governo di nessuno è il governo di (quasi) tutti

5 Giugno 2018 alle 06:14

Lo specchio dell’Italia del rancore

Foto LaPresse

E' facile dire che il vero problema di questo governo è che è un governo di destra, come proverà a fare ciò che resta della sinistra riformista. E’ facile dire che il problema di questo governo è che è un governo statalista, come proverà a fare ciò che resta della destra moderata. E’ facile dire che il vero problema di questo governo è che è un governo fatto di incompetenti, come proverà a fare ciò che resta della stampa borghese. E’ facile dire che il vero problema di questo governo è che è un governo xenofobo, come proverà a fare ciò che resta del sindacato. E’ facile dire che il vero problema di questo governo è che è un governo che sogna lo stato di polizia, come proverà a fare ciò che resta della stampa progressista. Ed è facile dire infine che il vero problema di questo governo è che è un governo che al posto di rinnovare sogna di restaurare, che al posto di riformare sogna di sforare e che al posto di lavorare per aumentare l’occupazione lavorerà per sussidiare la non occupazione. Quando questa mattina alle 12 il presidente del Consiglio Giuseppe Conte illustrerà alla Camere la direzione che imboccherà il “suo” esecutivo, suo con molte rispettose virgolette, in molti avranno la tentazione di osservare la nuova maggioranza di governo con sguardo distante, critico e diffidente. Ma quando il garbato utilizzatore finale dei voti di Salvini e di Di Maio metterà a fuoco le sue idee sulle pensioni, sul lavoro, sulla giustizia, sull’immigrazione, sul reddito di cittadinanza, sull’Europa, sull’ambiente, sulle infrastrutture, sarà interessante guardarsi in giro, ascoltare alcune delle critiche che gli pioveranno addosso e chiedersi senza polemica ma senza anello al naso chi diavolo può permettersi oggi di essere contro quell’algoritmo del malumore arrivato dopo anni finalmente al governo. Come potranno le forze di sinistra accusare il governo Conte di essere un governo di estrema destra, quando buona parte del programma economico di questo governo – stop Fornero, stop Jobs Act, stop flessibilità – è lo specchio fedele del programma del cambiamento proposto negli ultimi anni dalla Cgil? Come potranno le forze progressiste accusare il governo Conte di essere un orrendo governo anticasta quando sono state le stesse forze progressiste – do you remember the vitalizi? – ad aver provato a fare concorrenza alle forze anticasta proponendo altre riforme anticasta?

 

Reddito di cittadinanza e di dignità

Come potrà il centrodestra accusare il governo Conte di essere un orrendo governo assistenzialista quando la proposta di reddito di cittadinanza – che probabilmente verrà finanziata togliendo soldi allo sviluppo e destinandoli al ministero del non lavoro, i dicasteri non si accorpano mica per caso – è la stessa che il centrodestra unito presentò in campagna elettorale chiamandola “reddito di dignità”? Come potrà chi ha sempre sostenuto la necessità del nostro paese di essere scettico sull’apertura economica lamentarsi del fatto che oggi c’è un governo che sull’apertura è scettico in ogni sua sfumatura? Come potranno i moderati italiani rimproverare questo governo di essere irresponsabile sui vaccini, sull’euro, sull’Europa e sulle leggi che hanno rimesso in moto l’Italia negli ultimi sette anni, quando sono stati proprio i moderati italiani a essersi alleati in campagna elettorale con un partito che non ha mai rinnegato le sue idee fuori dal mondo su vaccini, Europa, pensioni e lavoro? E come potrà un qualsiasi talk-show della tv italiana costruire puntate critiche contro la sottomissione dei ministeri alle teorie giustizialiste dei Davigo e dei Di Matteo quando da anni gran parte dell’opinione pubblica ha scelto di iscriversi alla repubblica delle manette accettando di spacciare per innocentismo ogni tentativo di far rispettare i princìpi minimi del garantismo? E come potranno i giornali borghesi teorici della necessaria rivoluzione degli anticasta lamentarsi di una maggioranza di governo che non ha fatto altro che portare a Palazzo Chigi i frutti avvelenati di una battaglia anticasta che piuttosto che promuovere nuove competenze ha foraggiato la proliferazione di non competenze? E come potrà, ancora, lamentarsi della nascita di un governo scettico sull’euro chi ha promesso ai propri elettori una doppia moneta? E come potranno i grillini e i travaglini delusi lamentarsi della combinazione “innaturale” del Movimento 5 stelle con la Lega quando era chiaro già dalla campagna elettorale che il progetto sfascista grillino e quello leghista per essere realizzati in modo compiuto avevano la necessità assoluta di incrociarsi in un contratto di governo? E infine: una volta che il governo Conte sarà insediato – quando sarà chiaro osservando i ruoli che verranno valorizzati alla guida dei ministeri che il cambiamento annunciato somiglia più a una restaurazione che a una nuova rottamazione – con quale faccia sarà possibile scrivere editoriali in difesa del primato della politica quando buona parte del paese lavora da anni per far sì che la politica non abbia strumenti per far pesare i suoi voti sul potere dei veti?

 

Cosa rimarrà del contratto?

Questa lunga carrellata di domande non è solo un artificio retorico per farvi arrivare velocemente alla fine del nostro articolo, ma è un modo semplice per provare a spiegarvi che per tutti coloro che intenderanno distanziarsi dall’agenda del professor Conte non sarà facile oggi potersi dire avversari e non complici del cambiamento sfascista. I primi passi del governo Conte – vedremo oggi cosa rimarrà e cosa non rimarrà del contratto di governo nel suo discorso di insediamento, e il paradosso di questo governo è che può essere credibile solo a condizione di non rispettare il suo pazzo contratto da 104 miliardi di euro senza coperture – ci dicono che in Italia fare la rivoluzione è complicato perché in fondo ci conosciamo tutti. Ma ci dicono anche che fare opposizione oggi è ancora più complicato perché sarà difficile per qualcuno fingere di non conoscere un governo che in qualche modo si è contribuito a far nascere. Quello che insomma vi descriveranno come il governo di nessuno è in realtà il governo di tutti. Ed è anche per questo che per mettere in campo un’opposizione credibile, prima ancora di capire come organizzarsi, sarà necessario capire un concetto semplice: l’algoritmo del governo Conte non nasce così per caso, ma nasce perché è il frutto del rancore seminato in Italia negli ultimi anni. Osservare il nuovo governo, per quanto possa essere inconfessabile, per molti sarà come osservarsi allo specchio. Basterebbe riconoscerlo subito per avere la credibilità minima per fare una cosa che non sarà semplice per l’opposizione: provare finalmente a ripartire.

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Commenti all'articolo

  • Controllo

    09 Giugno 2018 - 13:01

    Il vero guaio della Democrazia in Italia é che si permette il voto a 1uattro regioni in mano da sempre al crimine organizzato. Gente che vive di sussidi e/o li attende e che poco ha fatto, causa omertà, per il cambiamento, follia per uno straniero un investimento a sud di Roma, pura follia

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  • gabriele.corrao

    06 Giugno 2018 - 10:10

    Comunque se uno sente il discorso della Taverna c'è qualcosa di rilevatore : Se siamo qui è perchè ci avete portato voi. ( leggere con l' accento della Taverna ) . Penso che sia la cosa più saggia e vera del suo discorso. Poi ha parlato di 12 milioni di italiani che in un anno hanno rifiutato le cure per problemi economici e la mi sono tranquillizzato, siamo tornati nel solco dell' onesta-tà-tà-tà

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    • Controllo

      09 Giugno 2018 - 13:01

      Taverna rappresenta ció che é grillino, da @ntiberlusconista da sempre, mi trovo d'accordo col caimano quando dice che a Mediaset, ammesso che la facciano entrare, una così neppure i cessi potrebbe pulire

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  • DBartalesi

    05 Giugno 2018 - 15:03

    Ave Cesare, Roma chiede sesterzi. No...vado dritto. Questa simpatica storiella basata su un gioco di parole, per riassumere lo strano destino della nostra democrazia, che pare tornare a quella dell'antica Roma e soffrire di gravi disturbi di comunicazione. Troppi talk show e dibattiti peer to peer, sembra abbiano definitivamente separato il popolo dai luoghi della politica tradizionale e vuotato i partiti. Si dibatte ormai ( e si vorrebbe decidere) della cosa pubblica nella "piazza pulita" dell'impero mediatico. Come un tempo nelle strade dell'Urbe o in un' agorà di Atene. Il vociare di un tutti contro tutti... nell'arena, il supporto di qualche furbo sofista abile conduttore e mestatore, ,il risultato di mischiare opinioni, rabbia e non capirci più molto, e infine far desiderare un "tribuno della plebe". Un Salvini, per dire, capace di riportare alla classe dei nuovi patrizi, senza troppi sofismi, i desiderata della nuova plebe. Un bel paradosso e una sorprendente sterzata...

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  • joepelikan

    05 Giugno 2018 - 13:01

    Però c'è una certa schadenfreude nell'osservare come Repubblica e la Sinistra abbiano coltivato per decenni il sistema delle toghe rosse per, alla fine, ritrovarsi con le toghe gialle. Chi altera l'imparzialità delle istituzioni deve considerare che la cosa possa rivolgerglisi contro.

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