Deficit, competitività e burocrazia. Le idee di Cottarelli per il nuovo governo

L'ex commissario alla spesa pubblica durante il governo Letta sale al Quirinale dopo il fallimento dell'incarico dato a Giuseppe Conte per la formazione di un governo Lega-M5s

28 Maggio 2018 alle 09:18

Deficit, competitività e burocrazia. Le idee di Cottarelli per il nuovo governo

Foto LaPresse

Con il no del presidente della Repubblica a Paolo Savona al ministero dell'Economia si è chiuso alle 20 di ieri sera l'incarico che il capo dello Stato aveva affidato a Giuseppe Conte per la formazione di un governo M5s-Lega. "Il capo dello Stato non può subire imposizioni", ha detto Sergio Mattarella, aggiungendo che "ho chiesto per il ministero dell'Economia l'indicazione di un autorevole esponente politico della maggioranza, coerente con il programma. Che non sia visto come sostenitore di una linea più volte manifestata che potrebbe provocare l'uscita dell'Italia dall'euro". 

 

Carlo Cottarelli è salito in mattinata al Quirinale per incontrare il presidente della Repubblica. Su queste colonne l'ex commissario alla spesa pubblica durante il governo Letta, ha analizzo negli scorsi mesi le tematiche economiche che stavano frenando la crescita del paese. Ecco quali potrebbero essere i punti da cui partire per il suo esecutivo.

  

Deficit

Vivere in deficit fa male

Anche se la politica dice il contrario, alla lunga i disavanzi di bilancio si pagano caro

Più deficit per crescere e ridurre il debito. Bella idea, ma non funziona

I vincoli ai conti pubblici non sono le regole di Maastricht, ma quelle non scritte dei mercati. La via maestra sono le riforme

 

Sviluppo economico e competitività

Quattro problemi, quattro cause e una strategia per l'economia

L’esplosione del populismo ha cause profonde, ma ciò che serve sono le riforme strutturali e non soluzioni semplicistiche

Fa bene il Def a ridurre il deficit, ma servono tagli (e coraggio)

Via i bonus, meno soldi alla Rai e altre cose facili da fare. E soprattutto pensare al futuro e non alle elezioni

Cresciamo, ma sempre troppo poco

Occhio a facili entusiasmi. I numeri dicono che la ripresa è ancora lunga

Lo squilibrio del surplus tedesco è anche un deficit italiano

Solo riducendo i costi per le imprese e aumentando la competitività “aiuteremo” la Germania a perdere quote di mercato

Il rischio protezionista

Potremmo passare da un processo di globalizzazione accelerato a una deglobalizzazione rapida. È meglio non sottovalutare le guerre tariffarie. Spesso sfociano in conflitti militari

Troppe bugie sulla Italexit

Uscita dall’euro e doppia moneta pari sono. Un po’ di deficit non aiuta la crescita (vedi Giappone). Meglio la Spagna: recuperare competitività sui costi di produzione

 

Burocrazia

La burocrazia che strozza l’economia italiana

Le regole inutili rallentano la crescita, ecco perché dobbiamo eliminarle. L’economia spiegata con l’autostrada

  

Populismo

Nuova Lira? Un mostro politico

Perché non ci sono motivi economici per lasciare l’euro. Risposta al dibattito di Zingales

 

Europa

L’Europa non è matrigna

Perché il peggiore nemico dell’Italia è l’Italia non Bruxelles

 

Pensioni

Quello che i sindacati non vi diranno mai sulle pensioni

Allungamento della vita e calo della fertilità scaricano sui giovani il peso di chi esce dal mondo del lavoro

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Commenti all'articolo

  • carlo.trinchi

    28 Maggio 2018 - 11:11

    Premesso che bene ha fatto Mattarella a bloccare Savona perché non puoi discutere in Europa con piani di fuga nel cassetto. Abbiamo perso il pelo ma non il vizio e gli otto settembre a volte ritornano. Ora Cottarelli dovrebbe far aprire gli occhi sulle cose serie e vere di un paese allo sfascio generalizzato ma non sarà così, dato che su queste serie premesse, visti i numeri parlamentari verrebbe bocciato. Quindi? Quindi tornare al voto come ora sarebbe un suicidio nazionale se prima non viene rivista la legge elettorale. Questo dovra’, se verrà ascoltato, essere il punto numero uno di Cottarelli. Una repubblica presidenziale alla francese toglierebbe gli alibi ai populisti che vedono in Mattarella il restauratore del passato e, assurdo, un protettore dei poteri forti. Mattarella darebbe un segnale talmente forte da obbligare i populisti a seguire tale linea, pena essere sbugiardati dalle stesse piazze che aizzano. Berlusconi rifondi un partito di destra e Renzi si dia un a smossa.

    Report

    Rispondi

    • Skybolt

      28 Maggio 2018 - 14:02

      Gentilissimo, ma un po' di principio di realtà... che diamine. Cottarelli è una brava persona, un po' senza una prova vera, visto che non gli hanno fatto fare nulla, ma lo ha detto chiaro, se non ha la fiducia si va a votare dopo agosto e non si ricandida. Chi ha voluto questa legge elettorale ora è nei guai perchè non ha fotto i conti con gli elettori. Mi sembra che si prosegua, a proprio richio e pericolo.

      Report

      Rispondi

      • carlo.trinchi

        28 Maggio 2018 - 16:04

        Se si volesse, il parlamento lo volesse, una legge elettorale la si potrebbe fare.

        Report

        Rispondi

        • Skybolt

          28 Maggio 2018 - 17:05

          Troppi condizionali, egregio. Salvini dice che vuole farne una a premio di maggioranza. Di partito? Allora i 5S al potere. Di coalizione? Allora il Cdx al potere. Secondo lei? Il Cdx non ha i voti per votarsela una di coalizione. I 5S non hanno i voti per votasela, una di partito. Lei vede il PD votare con i 5S o il Cdx per una qualunque legge elettorale maggiortaria (non andrebbe bene nè quella di partito nè quella di coalizione)? Il doppio turno? Non penso proprio. Anche perchè si rischia che vincano comunque i 5S. Si voterà a settembre con questa legge e se va bene governerà il Cdx anche senza premio di maggioranza. Salvini premier? E fatevene una ragione.

          Report

          Rispondi

        • carlo.trinchi

          28 Maggio 2018 - 22:10

          Il punto non è chi vince allora blocchiamolo come spesso abbiamo visto. Il punto è mettere chi vince nelle condizioni di governare. Chi vince ha vinto e tutti ce ne facciamo una ragione perché dopo cinque anni o lo promuoviamo per altri cinque o lo mandiamo a casa. È la regola che va costruita come vediamo altrove ed il sistema francese lo vedo il migliore. Come vediamo o meglio non abbiamo visto, i due leader si sono misurati fino i fondo poi su un nome tutto cade perché uno dei due non molla? Assurdo è questo che dobbiamo cambiare. Quindi non è chi andrà a governare ma che possa governare con una legge adeguata. Una legge alla francese se volessero la farebbero ed il punto è perché non la fanno? Certo è che le scene a cui abbiamo assistito in questi mesi sono da dimenticare ed il povero Conte ha dimostrato, suo malgrado, la variabilità della scena e non è giusto continuare così. Basta con le coalizioni. Chi vince governi e si assuma le responsabilitàdel suo operato. Fine.

          Report

          Rispondi

Servizi