Il dovere di dire “no” a un contratto che fa saltare l’Italia

Per chi suona la campanella dei mercati? La sovranità popolare, caro Mattarella, non è sinonimo di interesse nazionale

17 Maggio 2018 alle 06:00

Il dovere di dire “no” a un contratto che fa saltare l’Italia

Sergio Mattarella (foto LaPresse)

Ci stiamo concentrando molto. Forse non tanto quanto Danilo Toninelli, grillino, molto intenso nel suo poco rassicurante sguardo vuoto pubblicato su Instagram per dimostrare “la massima concentrazione con cui stiamo affrontando questa importante missione”. Eppure, davvero, ci stiamo provando, ce la stiamo mettendo tutta ma proprio non riusciamo a capire, gentile presidente Mattarella, una cosa che ci sembra di una semplicità lineare: ma se nella bozza di programma finale del governo Delirakis fosse contenuto anche solo un decimo delle idee presenti nella prima ed eversiva bozza di programma elaborata, naturalmente con la massima concentrazione, dal Movimento 5 stelle e dalla Lega, in quanto garante della Costituzione italiana, e di molto altro, il capo dello stato non avrebbe il dovere di dire “no, grazie” ai Totò e Peppino della democrazia italiana?

 

Intendiamoci. Sappiamo che i vincitori del 4 marzo sono Salvini e Di Maio e sappiamo, e chissà quante volte lo abbiamo scritto, che l’incrocio tra la Lega e il M5s è, purtroppo, l’unico sbocco naturale di questa folle legislatura. Ma sappiamo anche che per fare un governo, e per nominare un presidente del Consiglio, articoli 92 e 95 della Costituzione, non è sufficiente assicurarsi che quell’esecutivo abbia i numeri per avere una maggioranza in Parlamento. Occorre qualcosa di più. Occorre, prima di tutto, capire se chi si appresta a guidare il paese sia nelle condizioni giuste per non dare i numeri.

 

Esistono le maggioranze espressioni del voto, e questo è chiaro. Ma al contrario di quello che si potrebbe credere non esistono governi espressioni di una volontà naturale maturata nelle urne. E per questo, di fronte a una potenziale maggioranza di governo che minaccia, a colpi di comitati di conciliazione, minacce alla Bce, politiche no vax, abolizione dell’articolo 67 della Costituzione - e dunque introduzione anticostituzionale del vincolo di mandato - e monete stampate come neanche nella serie tv “La casa di carta” di superare la democrazia rappresentativa, di violare gli accordi internazionali, di violentare i trattati, di tradire la fiducia dei risparmiatori, di rimettere in discussione la moneta unica, di sfidare i mercati promettendo di non onorare i propri debiti con i nostri creditori.

 

Di fronte a tutto questo – e la nuova versione del contratto circolata ieri sera continua a essere meno minacciosa della prima versione ma ancora molto pericolosa per l’Italia – chi ha a cuore non solo la sovranità popolare ma anche l’interesse nazionale dovrebbe avere la forza di dire no grazie: se le vostre folli ed eversive promesse non verranno cancellate, e se non spiegherete al paese e ai mercati che le vostre promesse sono solo delle sciocchezze elettorali, se non farete tutto questo sappiate che nessun Giancarlo Giorgetti e nessun Alfonso Bonafede riceverà da Paolo Gentiloni la campanella per dare l’avvio al primo Consiglio dei ministri populista della storia della Repubblica.

 

O Salvini e Di Maio accetteranno di essere commissariati – accettando cioè di non dire più sciocchezze come quelle consegnate ieri ai cronisti da Alessandro Di Battista e da Beppe Grillo, che nelle ore in cui lo spread sfondava quota 150 e nelle ore in cui la Borsa perdeva il 2,3 per cento solo per una bozza di programma smentita affermavano il primo di fottersene dei mercati e di volersi concentrare solo ad “ascoltare i bar” e il secondo di fottersene dei mercati e di non rinunciare a un referendum consultivo sull’euro, e accettando di non dire più leggerezze come quelle consegnate ieri ai cronisti dal volto economico della Lega Claudio Borghi, convinto che il problema non sia di chi considera una follia l’idea di chiedere alla Bce di ricevere un regalo da 250 miliardi ma che il problema sia dei “mercati che non capiscono l’economia – o a essere commissariata dovrà essere necessariamente questa legislatura. E commissariare questa legislatura significa solo una cosa. Significa scommettere sulla possibile razionalità degli elettori. Significa scommettere sull’idea che giocare con la democrazia, con l’Europa, con lo stato di diritto, con la cultura del sospetto, con i trattati europei, con la collocazione internazionale del nostro paese non è solo una simpatica pagliacciata, o un “pasticcio” fatto di posizioni “vagamente scomposte”, come ha ammonito ieri con vigore Massimo Franco sulla prima pagina del Corriere.

 

Le posizioni “vagamente scomposte” oggi sono qualcosa di più. Sono indice di una pericolosità istituzionale e anticostituzionale impossibile da ignorare. Qualcosa che farebbe venire voglia di correre in massa sabato e domenica ai gazebo leghisti se solo i gazebo nei quali si voterà il contratto di governo non fossero un’altra pagliacciata (il 4 marzo abbiamo scelto da chi farci rappresentare e in una democrazia rappresentativa chi non ha il coraggio di usare la sua delega non fa altro che mortificare ogni giorno di più il nostro tessuto democratico). Qualcosa che farebbe venire voglia di ricordare che non dire una parola di fronte a un mix letale di populismo economico, giudiziario, ambientale e politico (deliziosi ieri Berlusconi e Brunetta a difesa dello spread) è qualcosa che si trova su un versante opposto rispetto a quello che dovrebbe essere il nostro interesse nazionale. Qualcosa che farebbe venire voglia di dire che il presidente della Repubblica dovrebbe accettare di far partire un governo Delirakis solo a condizione che gli azionisti del prossimo esecutivo siano disposti ad ammettere una cosa semplice: che le promesse pazze sono semplicemente incompatibili con il tessuto democratico del settimo paese più industrializzato del mondo.

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  • 17FG67

    17 Maggio 2018 - 17:05

    Il governo Delirakis è tragicamente quello voluto, per composizione e programma, dalla maggioranza degli italiani. Capisco che è difficile, anzi impossibile, farsene una ragione. Peraltro il Presidente Mattarella, me ne perdoni, non è Re Giorgio. Devo impietosamente constatare, con rabbia e rammarico, che l'unica via d'uscita è lasciare che si formi il governo e che faccia i danni già ampiamente programmati. I milioni di elettori giallo-verdi, si riprenderanno dalla sbornia (per usare un'espressione di Ferrara) con dosi massicce di spread, disoccupazione, lacrime, sangue e code alle mense Caritas. Nella mia posizione personale, usando un'espressione da odioso radical-chic, confido di sopravvivere dignitosamente al disastro, arrivando a ogni fine mese con relativa serenità. Ma io appartengo alla kasta di chi ha studiato e lavorato duro e si è costruito competenze ed esperienze con le quali muoversi senza particolari difficoltà nel XXI secolo.

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  • Gianni a

    17 Maggio 2018 - 16:04

    Ci siamo lamentati per decenni dello schifo perpetrato dai vari governi! Ora che gli autori dello schifo sono in panchina perché mai dovrei pensare che i nuovi attori possono riuscire a fare peggio di quelli che hanno ridotto l'Italia in queste condizioni! Ovviamente non pensando ai benestanti, ai giornalisti ben pensanti, a quelli delle televisioni o delle banche e ai ricchi che i soldi non li hanno mai guadagnati! Dovremmo in realtà essere profondamente rinnovati e Cambiati ma penso che in fondo in fondo a tutti vada bene così ad eccezione di chi non arriva a fine mese per colpa di tasse burocrazia Finanza internazionale e mafie di Stato

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    17 Maggio 2018 - 16:04

    Ah, il potere dello sterco del diavolo. Non è mai esistita nobile idea che non abbia dovuto farci i conti. Il nodo autentico, al di là del teatrino casereccio: la Ue, i mercati finanziari, ci ritengono ancora credibili? Cioè saranno ancora disposti, propensi a concederci ulteriori margini di indebitamento e di tempo? Nodo nudo e crudo. Come la vacca vita boia di tutti i giorni.

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  • ancian99

    17 Maggio 2018 - 16:04

    Concordo pienamente con quanto da lei, egregio Direttore del Foglio, coraggiosamente denunciato in questo suo articolo. Ribadisco quanto da me scritto in un precedente commento. Ciò che colpisce in questa Italia allo sfascio, è la disattenzione e l'accettazione passiva delle masse popolari che non hanno alcuna conoscenza di problemi economici e politici e vanno incontro al 'cambiamento' senza rendersi conto dei pericoli e delle minacce derivanti da questa 'pantomima' eversiva. Anna G. C.

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