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Un governo da incubo. Girotondo fogliante sulla possibile convergenza Pd-M5s

Si deve (e si può) trattare con tutti in politica? Anche con chi è nemico della democrazia rappresentativa? E un accordo Pd-M5s sarebbe un dramma o un’opportunità?

30 Aprile 2018 alle 13:31

Un governo da incubo. Girotondo fogliante sulla possibile convergenza Pd-M5s

Foto LaPresse

Incompatibilità oltre l’agenda politica

di Massimo Adinolfi

  

Per il Pd non è auspicabile fare un governo col M5s: finirebbe per essere messo nell’angolo, e per di più additato come “il vecchio che ci frena” a ogni occasione di contrasto. Del resto è impossibile giudicare questo nuovo M5s, per come si sta muovendo negli ultimi mesi e per come si presenta attraverso quel programma inconsistente elaborato dal quel professore dal cognome fantozziano. Non è valutabile: è diafano, senza identità. Per fare un’alleanza c’è bisogno che, al di là delle normali divergenze programmatiche, ci sia quantomeno la condivisione su alcune idee di fondo. E invece tra Pd e M5s ci sono delle incompatibilità che prescindono dall’agenda politica, e che attengono invece alla concezione stessa della democrazia, per non parlare della giustizia. Bisogna fare un accordo di governo? Allora che quantomeno si mettano in premessa le parole di Roger Shermann, membro del primo Senato americano, che quando si propose di inserire nel Bill of Rights il “diritto dei cittadini di istruire i propri rappresentanti su come votare”, una specie di democrazia diretta ante-litteram, si oppose dicendo: “Sarebbe un inganno per il popolo”. E aggiunse: “Se i rappresentanti fossero guidati da istruzioni, non vi sarebbe alcuna utilità nel deliberare”. Concludo dicendo un’ultima cosa: e cioè che se davvero, per senso di responsabilità venisse imposto al Pd, una volta di più, di portare una croce, allora che sia Mattarella a chiedercelo in prima persona, permettendo la nascita di un bel monocolore dem col sostegno di tutti gli altri partiti.