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Una mappa per orientarsi nei giorni delle consultazioni

Domani arriveranno al Quirinale Pd, Forza Italia, Lega e M5s. Abbiamo provato a sintetizzare le loro posizioni alla vigilia del secondo giorno di colloqui

4 Aprile 2018 alle 18:33

Una mappa per orientarsi nei giorni delle consultazioni

Due corazzieri al Quirinale, a Roma, durante le consultazioni per la formazione del governo (LaPresse)

Nessuna dichiarazione. La prima giornata di consultazioni del presidente della Repubblica Sergio Mattarella si è aperta con il silenzio dei principali protagonisti. Al Quirinale sono saliti, come da prassi, i rappresentanti della istituzioni. Nell'ordine il presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati, quello della Camera Roberto Fico, il presidente emerito della Repubblica Giorgio Napolitano. Dopo il faccia a faccia col Capo dello stato tutti e tre hanno lasciato il Quirinale senza rilasciare dichiarazioni. Casellati, per la verità, aveva fatto precedere il suo incontro da un'intervista al Messaggero. Un messaggio istituzionale: “Un eventuale stallo rappresenterebbe una sconfitta per tutti”. E uno rivolto alla coalizione di centrodestra: “Lo strappo tra Berlusconi e Salvini è un'ipotesi che non è nelle cose”. Parole che non dicono molto a chi è alla ricerca di una chiave per interpretare le mosse dei partiti in questa fase di grande confusione. Non a caso c'è chi già parla di un secondo giro di consultazioni che dovrebbero tenersi la prossima settimana.

 

Dopo aver incontrato le cariche istituzionali, Mattarella ha ricevuto al Quirinale i gruppi parlamentari più piccoli (Misto, Autonomie e Fratelli d'Italia). Difficilmente oggi arriveranno indicazioni utili per capire a che punto sono le trattative e quale potrebbe essere la maggioranza in grado di sostenere un eventuale governo. Domani arriveranno al Quirinale Pd, Forza Italia, Lega e M5s. Abbiamo provato a sintetizzare le loro posizioni alla vigilia del secondo giorno di consultazioni.

  

 

Pd 

Il Partito democratico continua a essere diviso tra chi sostiene la necessità di formare un governo (anche con il M5s) e chi invece preferisce rimanere all'opposizione. Martedì sera Luigi Di Maio ha prima detto che il suo principale interlocutore è il Pd “derenzizzato”, poi ha un po' corretto il tiro: “Mi rivolgo al Pd che non ha più Renzi segretario. L'interlocutore è Martina. L'altro interlocutore è la Lega. Salvini deve scegliere se cambiare l'Italia o restare attaccato a Berlusconi. Facciamo un contratto di governo come in Germania”. Il segretario reggente Maurizio Martina, consapevole dei tormenti interni ai democratici, ha replicato: “Caro Luigi Di Maio, noi non ci prestiamo a questi giochetti: chi tenta di dividere il Pd non ci riuscirà”. Probabile che il presidente Mattarella chieda al Pd di far parte di una maggioranza di governo. Non è escluso che il Pd accetti, magari giustificando il proprio sì “per senso di responsabilità nei confronti del paese”.

 

Forza Italia

Nonostante il veto del M5s Silvio Berlusconi sembra non avere alcuna intenzione di rimanere fuori da un eventuale governo. Il Cavaliere potrebbe avere proprio in Sergio Mattarella il suo principale sponsor. Forza Italia rappresenterebbe, all'interno di un governo populista Lega-M5s un elemento di stabilizzazione in grado di rassicurare Bruxelles, e non solo. Anche Matteo Salvini, nonostante la corrispondenza con Luigi Di Maio, ha bisogno di Berlusconi e della coalizione di centrodestra al completo, per condurre una trattativa “alla pari” con il M5s.

 

Lega

Matteo Salvini ha un solo problema: Forza Italia. Il M5s, con cui la Lega farebbe volentieri un governo al punto che c'è chi dà per certo un accordo Salvini-Di Maio già siglato, ha posto il veto su Silvio Berlusconi. Tre le ipotesi: dividere la coalizione di centrodestra e abbandonare Forza Italia al proprio destino, convincere il Cavaliere a fare un passo indietro e il M5s ad accettare FI “deberlusconizzata”, provare a formare un governo di centrodestra cercando il sostegno di altri partiti (il Pd?).

 

M5s

Nelle ultime 48 Luigi Di Maio sembra aver deciso la sua linea di azione: governo col Pd e con la Lega, niente Forza Italia. Un progetto che però sulla carta appare irrealizzabile visto che il leader grillino non sembra avere intenzione di rinunciare al ruolo di presidente del Consiglio. Domanda: perché Pd e Lega dovrebbero sostenere un governo con Di Maio premier?

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