Il problema non è la legge elettorale, ma come votano gli italiani. Lezione dal 4 marzo

Redazione

Succede sempre così, passano 24-48 ore dall'esito del voto, e chi tra chi ha perso inizia la caccia al capro espiatorio. I social network, le fake news, i cittadini che non “ci hanno capito”, il bel tempo, il maltempo, noi che non siamo “riusciti a spiegarci”. Le giustificazioni non mancano anche se, su tutte, quella più utilizzata è sicuramente: “È colpa delle legge elettorale”.

Sono anni che le forze politiche discutono della centralità del sistema elettorale. Di come una legge, piuttosto che un'altra, può garantire una maggioranza e, quindi, un governo. Il Rosatellum, ad esempio, era stato pensato (o meglio così l'hanno raccontato) come un argine alla vittoria dei populisti. Il modello perfetto per impedire una vittoria del M5s e portare l'Italia verso una nuova stagione di larghe intese. In effetti, come previsto, dalle urne non è uscita una maggioranza, ma i populisti, M5s in testa, hanno ottenuto un risultato straordinario.

 

Il perché lo spiega bene Salvatore Borghese su YouTrend: “Nessuna legge elettorale può prescindere dai risultati elettorali. Il meccanismo di trasformazione dei voti in seggi non può intervenire sui voti espressi dagli elettori”. Può sembrare una banalità, ma purtroppo non sono in molti a pensarla così. Per sfatare il mito della “legge perfetta” YouTrend ha deciso di simulare, partendo dai risultati delle elezioni del 4 marzo, quello che sarebbe accaduto con i diversi sistemi elettorali.

 

Il risultato? In nessun caso si sarebbe riusciti a formare una maggioranza. Col sistema tedesco, ad esempio, la Camera, grazie allo sbarramento al 5 per cento che avrebbe ridotto la rappresentanza parlamentare ai soli 4 partiti principali, sarebbe così formata: Pd 138 seggi, M5s 250, Forza Italia 105, Lega 123. Esattamente la stessa situazione creata dal Rosatellum con un governo che potrebbe nascere solo da un accordo del M5s con un altro partito, o con un accordo di tutti gli altri contro il M5s.

 

Passiamo al sistema spagnolo (proporzionale che assegna i seggi su base provinciale): 136 Pd, 3 Svp, 1 +Europa, 266 M5s, 96 Forza Italia, 113 Lega, 3 FdI. Nessuna maggioranza. YouTrend ha anche simulato la formazione del Parlamento con il sistema greco (che prevede un “premio di governabilità” per la lista vincente): 19 LeU, 106 Pd, 290 M5s, 79 FI, 99 Lega e 25 FdI. Anche qui, solo un accordo post-voto potrebbe garantire la maggioranza.

 

Anche con un sistema maggioritario, la situazione comunque non cambierebbe. Con il modello inglese, ad esempio, il centrodestra otterrebbe la maggioranza del Senato (160 seggi), ma avrebbe bisogno di almeno 15 deputati per avere la maggioranza alla Camera dove si fermerebbe a 301.

Con il Mattarellum, il centrodestra avrebbe bisogno di 8 seggi al Senato e 25 alla Camera. Con il doppio turno alla francese il calcolo dei seggi è più complicato ma anche in questo caso, secondo YouTrend, non si produrrebbe una maggioranza chiara.

 

Per rimanere più vicini alla recente storia italiana il Porcellum, visti i premi di maggioranza regionali del Senato, produrrebbe a Palazzo Madama lo stesso stallo che si è verificato nel 2006 e nel 2013. L'Italicum anche, in virtù della bocciatura del ballottaggio da parte della Corte Costituzionale, non avrebbe prodotto un vincitore chiaro né il Consultellum (proporzionale con sbarramento al 3 per cento e premio di maggioranza alla lista che supera il 40 per cento, cioè nessuno dei partiti che si è presentato alle elezioni del 4 marzo).

 

Insomma, la morale è semplice. “Prendersela col sistema elettorale – scrive Borghese – è piuttosto privo di senso”.

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