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Nemici-amici. Renzi si guarda le spalle da Delrio, il Cav. osserva

Se il Pd va male il 4 marzo, il segretario rischia di non avere più la maggioranza bulgara in Direzione. L'affidabilità del Partito democratico sta diventando un problema per Berlusconi

27 Febbraio 2018 alle 06:10

Nemici-amici. Renzi si guarda le spalle da Delrio, il Cav. osserva

Il ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio e il segretario del Pd Matteo Renzi (foto LaPresse)

I sondaggi, riservatissimi e non pubblicabili, affollano le scrivanie dei leader dei partiti in questi giorni. Per il Pd continuano a non essere lusinghieri, benché si sia invertita la tendenza al calo registrata nelle scorse settimane. Ma al Nazareno incrociano ancora le dita, perché le percentuali degli intervistati che non rispondono sono ancora altissime, nonostante manchi poco meno di una settimana al voto. E’ un fenomeno curioso che sta mettendo a dura prova gli stessi sondaggisti. 

 

In questo contesto Matteo Renzi non perde la speranza anche se sa che al varco ormai non lo attendono solo le minoranze di Andrea Orlando e Michele Emiliano, ma anche gli “amici” Dario Franceschini e Marco Minniti. Non solo, sul piede di guerra è anche Graziano Delrio. Il ministro delle Infrastrutture ha rapporti pessimi con il segretario del Partito democratico, nonostante i due in pubblico fingano grande amicizia. La goccia che ha fatto traboccare il già stracolmo vaso di Delrio è stata la formazione delle liste, in cui Renzi ha fatto fuori più di un esponente vicino al ministro. E sono in molti ormai dentro il Pd a scommettere che Delrio dopo le elezioni prenderà clamorosamente le distanze dal segretario. Un altro esponente della maggioranza su cui si accentra l’attenzione dei nemici interni di Renzi è Matteo Richetti. Il responsabile della comunicazione del partito è stato sorpreso in più di un’occasione a criticare le mosse del segretario.

 

La domanda perciò è questa: dopo le elezioni, nel caso in cui Partito democratico vada male, Renzi potrà disporre ancora della maggioranza bulgara che aveva in Direzione e in Assemblea nazionale? La risposta è no. E’ vero che il segretario del Pd ha il quasi pieno controllo dei gruppi parlamentari, visto come ha fatto le liste, ma negli organi direttivi del partito la situazione potrebbe rilevarsi ben diversa. E questo è un particolare su cui i renziani stanno riflettendo.

 

Nel frattempo, Silvio Berlusconi va dicendo anche in privato che è certo di avere la maggioranza. Ma se così non fosse il leader di Forza Italia sarebbe pronto a guardare al Partito democratico. Nutre però un serio dubbio: che cosa accadrà al Pd nel caso in cui dovesse subire una batosta? Quello dell’affidabilità del Partito democratico sta diventando un vero problema per Berlusconi.

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Commenti all'articolo

  • giantrombetta

    27 Febbraio 2018 - 08:08

    Per la verità il problema dell’affidabilita’ del Pd renziano e’ da tempo di tutti noi, non solo del Cav.

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