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Rosatellum fatale

Pd contorsionista. Con la mano tiene su Lorenzin e Santagata, col piede prova a fermare (ma non troppo) Bonino

21 Febbraio 2018 alle 06:00

Rosatellum fatale

Matteo Renzi (foto LaPresse)

Il più raccapricciante di quegli spettacoli horror che in Italia vanno sotto il nome di riforme elettorali – e di cui andrebbero tenuti all’oscuro i bambini e le persone impressionabili – come sappiamo ha prodotto il Rosatellum, dal nome di Ettore Rosato, capogruppo del Pd e primo firmatario di una legge che tra qualche settimana, dopo il voto del 4 marzo, probabilmente consegnerà il suo estensore, al pari di Roberto Calderoli e Mirko Tremaglia, autori di due indimenticate riforme, alla voce “vittima dell’eterogenesi dei fini”, roba da straziare il più arido dei cuori.

 

L’esperienza misteriosofica delle norme elettorali, e ancora di più i loro esiti concreti, paiono d’altra parte autorizzare qualsiasi dileggio in materia. Tremaglia, missino, coronò il sogno della vita: far votare gli italiani all’estero, senza però immaginare che gli italiani all’estero avrebbero votato la sinistra. Calderoli invece escogitò una legge elettorale con cui il centrodestra perdeva alla Camera dello 0,07 per cento ma finiva sotto di oltre settanta seggi, mentre al Senato vinceva dell’1,3, ma era sotto comunque. Il povero Rosato, infine, osservata l’incompatibilità tra Silvio Berlusconi e Matteo Salvini, sempre con l’aria di sapiente giocatore che raccoglie il frutto di una serie di mosse infallibili, ha congegnato a Matteo Renzi una legge elettorale che premia le alleanze e ruota tutta attorno al concetto di coalizione. Purtroppo però non solo il Pd non ha trovato una vera coalizione, ma col passare del tempo, e con l’avvicinarsi del voto, si è capito pure che l’unica alleanza elettorale che funziona, sfidando la logica e persino la fisica, è proprio quella incongrua del centrodestra. La concorrenza interna tra Berlusconi e Salvini, tra Forza Italia e la Lega, che viaggiano testa a testa, è una calamita.

 

Soltanto grazie a Romano Prodi, che la voterà, abbiamo scoperto qualche giorno fa che esiste una lista Insieme, alleata del Pd, e capeggiata da Giulio Santagata, quarta gamba nientemeno della coalizione di centrosinistra assieme alla lista di Beatrice Lorenzin e a quella di Emma Bonino. Ma solo una delle liste alleate del Pd, +Europa, cioè quella di Bonino, pare destinata a superare la fatidica soglia dell’1 per cento, sotto la quale i voti vanno persi e non si recuperano in nessun modo. Ci rendiamo conto che sentirsi descrivere i meccanismi del sistema elettorale, per il povero lettore, è un’esperienza eccitante press’a poco quanto aspettare in aeroporto. Ma qui s’intravvede tutto il dramma del Partito democratico, che rifiutando una legge che prevedeva patti di desistenza si è anche privato di una ipotesi di tregua non concorrenziale con Liberi e uguali di Pietro Grasso. Così, adesso, il partito di Renzi, con una mano deve tentare di tenere a galla Insieme, con l’altra mano deve aiutare la Lorenzin a stare anche lei sopra l’1 per cento, e contemporaneamente – con un piede – deve tentare di tenere basso +Europa che rischia di rubargli non solo qualche voto ma pure molti seggi. Se +Europa è infatti sotto il tre per cento, ma sopra l’uno, i suoi voti andranno al Pd. Ma se Bonino supera il 3 per cento, scattano i seggi a discapito di quelli del Partito democratico. Non bastasse, c’è il collegio estero. Altro dramma annunciato. Vince chi prende un voto in più degli altri. E infatti il centrodestra, che è diviso su tutto, fa un’unica lista e massimizza il risultato. Il centrosinistra invece che fa? Ne fa quattro, di liste. Giorgio Gaber cantava, e avvisava: “La sfiga è sempre di sinistra”. Ma qui ci mettono anche del proprio.

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Commenti all'articolo

  • franco.malandra

    21 Febbraio 2018 - 22:10

    Caro Salvatore il combinato disposto art 57 della costituzione e elettorato italiano tripolare rende quasi impossibile al Senato avere una maggioranza politica omogenea indipendentemente dalla legge elettorale adottata doppio turno compreso. Art 57 inoltre potrebbe rendere incostituzionale il Rosatellum perchè le soglie di sbarramento dovrebbero essere a livello regionale, come nel porcellum, e non nazionale. Il Rosatellum buona soluzione perchè permette a partito /coalizione con 40-45% di consensi e distaccando i secondi di 8-10% ha la maggioranza per governare e la soglia del 1% dovrebbe evitare il proliferare delle liste civetta. Detto questo se la sinistra decide di suicidarsi (ricordo che ai ballottaggi e al referendum molti non PD renziani preferito 5 stelle ) unica soluzione votare PD. Cordiali saluti Franco +

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    21 Febbraio 2018 - 14:02

    Al direttore – Salvatore Merlo: Il Rosatellum fa schifo! Ma perché, invece di perdersi in analisi che sfociano nel nulla, non si prende atto che questa Costituzione prevede fisiologicamente, per come costruita, solo il proporzionale puro, senza sbarramento, con le preferenze e rende obbligate le coalizioni di governo? Nel 1948, prime politiche a suffragio universale, si votò con quella impostazione. Alcide De Gasperi, sperimentò ben presto sulla propria pelle, che quel sistema aveva dato luogo a governi in cui l'esecutivo era in balia dei capricci e delle convenienze delle minoranze della coalizione. Tentò di rimediare, gli fu impedito. Nessuna legge elettorale escogitabile può eliminare il baco dell'impostazione costituzionale nativa. Inutile girarci intorno. O la si cambia, in senso semipresidenziale o saremo sempre costretti a menare il can per l'aia e a pestare l'acqua nel mortaio.

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  • luigi.desa

    21 Febbraio 2018 - 12:12

    Gli italiani ammiravano Pannella me per istinto ne diffidavano e lo votavano nella misura del prefisso telefonico ( a parte Bonino for president alle europee campagna costosissima) .Pannella si lamentava di non avere tribuna per far conoscere le sue idee eppure io suo ammiratore girando in lungo e largo l'Italia e con buzzo della politica da Palermo a Bolzano ho verificato che il matto radicale era ben conosciuto ovunque . Matto genio e a volte simpatico, qualità che Bonino non possiede ,ha sempre l'aria di chi ha ingoiato un rospo e ricicla sempre le poche idee quale riassunto molto ristretto del pannellismo. Ora con +Europa tutti sono al suo capezzale per garantirle una poltrona ma sarà dura secondo me .Bonino come antipatia batte perfino Renzi.

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  • giantrombetta

    21 Febbraio 2018 - 11:11

    A conferma di un’affermazione incontrovertibile del Cav.: allo stato delle cose l’unico voto utile, ovvero l’unico voto che può assicurare una maggioranza e dunque un governo al Paese e’ quello dato alla coalizione di centro destra. Tutte le altre scelte elettorali, per carità legittime e per chi le esercita pure giuste, non producono che un risultato: caos e ingovernabilità, senza neppure l’ancora di salvataggio di una coalizione forzata e coatta di tipo tedesco. L’on. Rosato e’ il capo dei parlamentari del Pd renziano. Renzi e’ il capo politico dell’on. Rosato, e dunque il primo responsabile del cosiddetto Rosatellum, che non e’ un vino di fresca beva. Grazie Merlo d’avercelo ricordato, a testimonianza del fallimento totale di un’intera classe di legislatori che definire mediocri e’ un eufemismo. Aggiungerei soltanto che immaginare cosa sarà del renzismo dopo le elezioni provoca brividi non influenzali.

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