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L'inutile lagna sulla legge elettorale

L’unico sistema che permetteva di fare i governi l’abbiamo bocciato

14 Febbraio 2018 alle 06:00

L'inutile lagna sulla legge elettorale

Foto LaPresse

Tra le varie polemiche insensate che circondano la campagna elettorale, una delle più insensate è quella basata sulla denuncia dell’assenza del voto disgiunto, sostenuta soprattutto da Pier Luigi Bersani. Il voto disgiunto, cioè la possibilità per l’elettore di votare un candidato di una coalizione e la lista di un altro partito, può avere un senso in elezioni in cui si dà un mandato personale a un sindaco o a un governatore. In elezioni parlamentari il voto disgiunto non ha senso. Serve soltanto a massimizzare gli effetti di candidature locali capaci di attirare consensi anche al di fuori dell’area politica di appartenenza. In generale è sbagliato sostenere che spetta agli elettori ricostruire l’offerta politica giocando all’interno dei partiti e delle coalizioni: i partiti vanno giudicati per l’insieme delle loro proposte, compresa quella delle candidature. E’ poi del tutto infondata la tesi secondo la quale è la legge elettorale a impedire la formazione di maggioranze politiche in grado di determinare la stabilità di governo. Le scelte dipendono dagli elettori, non dal sistema di voto.

 

Naturalmente si potrebbe definire un sistema che porti all’elezione più o meno diretta di un premier, il che richiede una del tutto legittima forzatura maggioritaria o un sistema basato sul doppio turno. Sistemi elettorali di questo tipo, approvati dalle Camere con maggioranze diverse, sono stati bocciati ripetutamente dalla Corte costituzionale, con l’argomento sostanziale che quei sistemi spostavano l’equilibrio istituzionale in direzione presidenziale. Anche la riforma costituzionale che aboliva il bicameralismo perfetto e introduceva una forma più forte di premierato è stata bocciata dal referendum, per la dissidenza di quella parte della sinistra che ora, diventata una formazione a vocazione minoritaria, rivendica il voto disgiunto. Spetta agli elettori, quale che sia il meccanismo di voto, distribuire le carte, e poi ai partiti giocare la partita politica, come accade da sempre in tutti i sistemi parlamentari. Lamentarsene dopo aver denunciato come antidemocratica ogni correzione del sistema è pura ipocrisia.

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Commenti all'articolo

  • franco.malandra

    15 Febbraio 2018 - 13:01

    Gentile redazione completerei il vostro articolo mettendo in evidenza che applicazione letterale art 57 costituzione, come nel porcellum, unitamente a una Italia tripolare rende impossibile avere al Senato una maggioranza politica omogenea indipendentemente dalla legge elettorale adottata doppio turno compreso (avremmo doppio turno su base regionale ). Con NO al referendum si è scelta l'ingovernabilità e per fortuna abbiamo un alto debito pubblico che obbliga qualunque governo a rispettare i conti pena la gogna dello spread. Cordiali saluti Franco

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