Contro la fabbrica della paura

In Europa l’Italia è il paese che osserva i migranti con più terrore. Ma in Europa l’Italia è un modello nella gestione dei migranti. Come nasce la paura percepita e perché Salvini e Saviano sono parte dello stesso guaio

Claudio Cerasa

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6 Febbraio 2018 alle 06:16

Contro la fabbrica della paura

Il corteo nazionale contro il razzismo a Roma (foto LaPresse)

Le polemiche successive al caso del pistolero leghista, che a Macerata ha provato a far fuori alcuni immigrati per vendicare una ragazza fatta a pezzi da un immigrato senza permesso di soggiorno, dimostrano che quando parlano di immigrazione Matteo Salvini e Roberto Saviano hanno lo stesso problema, e se vogliamo sono parte dello stesso problema: per ragioni del tutto opposte, nessuno dei due può ammettere che l’Italia rappresenta un modello di come si governano alcuni problemi legati all’immigrazione. Roberto Saviano rappresenta quel pezzo d’Italia irresponsabile che considera ogni tentativo di governare l’immigrazione, seguendo il criterio unico del rispetto della legalità, come un oltraggio pubblico ai diritti universali dell’uomo e il suo pensiero contribuisce a suo modo da anni a far lievitare in modo esponenziale la bolla della paura percepita. Matteo Salvini rappresenta invece un pezzo d’Italia altrettanto irresponsabile che per questioni elettorali soffia ogni giorno sul fuoco della xenofobia e che per questo non può permettersi per nessuna ragione al mondo di dire la verità su quelle che sono le vere condizioni in cui si trova il paese quando si parla di immigrazione. Entrambi sono parte di uno stesso problema perché per ragioni diverse ogni giorno non fanno altro che alimentare una bolla che sta contribuendo a trasformare in un problema irrisolvibile un problema che ogni giorno appare invece sempre meno irrisolvibile: la gestione dell’immigrazione e il conseguente impatto dei flussi migratori sulla nostra vita quotidiana. Saviano non può dire che la gestione dell’immigrazione che funziona è una gestione che fa l’opposto di quanto teorizza Saviano (si fanno accordi con i paesi da cui partono i migranti, si evita di far finta che un paese non abbia confini, si migliora il sistema di espulsione dei migranti irregolari, si cacciano i clandestini, si considera la difesa della legalità un valore meno negoziabile nella gestione del processo). Salvini non può dire che la gestione dell’immigrazione funziona, pena dover ammettere di essere uno sciacallo che specula sulle paure dei cittadini e pena dover ammettere che per governare l’immigrazione occorre fare due cose che i sovranisti alla Salvini si rifiutano di fare: triangolare con l’Europa per avere più sicurezza nel proprio paese, per poter distribuire i migranti nel resto del continente, per poter riportare i clandestini nei loro paesi d’origine (più protezionismo uguale meno protezione) e se necessario avere il coraggio di spedire i nostri militari a presidiare i confini a rischio anche in paesi lontani dal nostro (la Lega che oggi dice #stopimmigrazione è la stessa che non ha votato a favore della missione italiana in Niger nata per contrastare l’immigrazione clandestina: per affrontare il mondo che c’è la fuori non basta provare a cancellarlo con un muro, bisogna affrontarlo e se possibile governarlo). Per provare a capire di cosa stiamo parlando, e per capire perché i problemi legati all’immigrazione sono problemi che hanno caratteristiche tali da non essere considerabili come le spie di un’emergenza irrisolvibile, qualche numero può essere d’aiuto. Quanti sono gli stranieri regolari in Italia? Nel 2016, 4.004.376. Nel 2017, 4.030.118. In un anno: 25 mila in più. Quanti sono i bambini che nascono da genitori immigrati? Nel 2016, 69 mila bambini, nel 2012 le nascite erano state quasi 80 mila. Quanti sono i migranti irregolari rintracciati in Italia nel 2017? Sono 39.634, il 15 per cento rispetto al 2016. E quanti sono i migranti irregolari allontanati e ricondotti verso il paese d’origine? Sono 17.405, più 15,4 per cento rispetto all’anno scorso. E quanti sono i migranti giunti sul territorio italiano che verranno riallocati in Europa? Nel 2016 erano 2.600. Nel 2017 sono stati 12.162 (più 320 per cento).

 

E qual è la stima dei migranti irregolari presenti in Italia, quelli che Berlusconi dice di voler mandare via dal nostro paese in un battibaleno? Non sono pochi: la stima dice circa 500 mila, più o meno 8 ogni mille abitanti; nel 2008, secondo una stima del Sole 24 Ore, erano circa 650 mila, più o meno 11 ogni mille abitanti. E gli sbarchi, i famosi sbarchi, quanti sono stati nel 2017? Il 34 per cento in meno rispetto al 2016: 119.310 contro 181.436 dell’anno precedente. E i rimpatri dei migranti irregolari dall’Italia? Nel 2016 sono stati 5.300. Nel 2017, 6.340. Si dirà: ma in questo arco di tempo in cui, tra il 2016 e il 2017, i migranti irregolari sono aumentati di circa 40 mila unità, cosa è successo alla sicurezza in Italia? I delitti sono diminuiti del nove per cento, gli omicidi dell’11,8 per cento, le rapine del 11 per cento, i furti del nove per cento. E quelli degli stranieri? Nell’anno 2017 il totale dei delitti commessi da stranieri è stato pari a 258.330 casi, l’1,14 per cento in meno rispetto all’anno precedente. Si dirà: ok, se i problemi esistono ma non sono delle emergenze, come si spiega il fatto che l’Italia è il paese che ha più paura dei migranti in Europa (in media gli italiani reputano che gli immigrati costituiscano il 26 per cento della popolazione, ossia più di 15 milioni, mentre in realtà sono circa il 9 per cento, poco più di 5 milioni, ed è il 36 per cento degli italiani a considerare l’immigrazione “un grandissimo problema” contro una media europea del 22 per cento), pur avendo un rapporto tra cittadini italiani e stranieri appartenenti a paesi non europei perfettamente in linea con la media dei grandi paesi europei? Non si può dire che in Europa manchino i Salvini e i Saviano. Si può dire però che nessuno in Europa ha un ecosistema mediatico come quello italiano che tende a trasformare in emergenza ogni problema e che tende a far diventare ogni problema risolvibile in un problema non risolvibile. 

 

Per capire questo ragionamento potrebbe essere sufficiente un po’ di senso comune, ma in realtà esiste anche qui qualche dato utile a fotografare la meccanica che porta ogni giorno ad alimentare la bolla della paura dello straniero. I dati sono dell’Osservatorio di Pavia e ci offrono spunti di riflessione interessanti. Nel 2017, sulla carta stampata, i toni allarmistici sull’immigrazione sono aumentati di venti punti rispetto al 2016 e i titoli sull’immigrazione, nota l’osservatorio, “sono ampiamente caratterizzati da un linguaggio emergenziale”. In televisione, nel 2017, “sono aumentate le notizie relative al fenomeno migratorio nei telegiornali: 3.713 notizie in 10 mesi, in aumento (+26 per cento) rispetto al 2016; con una media di 12 notizie al giorno e solo 5 giornate senza servizi sul tema”. I migranti e i profughi vengono nominati nel sette per cento dei servizi, il doppio del 2016, e tutto questo ha un effetto: “Tra gennaio e novembre 2017 si registra un incremento della paura nei confronti dei migranti e profughi in associazione alla maggiore presenza di notizie legate alla criminalità e all’afflusso dall’Africa sulle nostre coste”. Il tutto ovviamente negli stessi mesi in cui gli sbarchi dall’Africa diminuivano. L’Italia ha certamente alcuni problemi da risolvere sull’immigrazione ma tra i molti problemi di cui si parla ce n’è uno di cui si potrebbe parlare: la gestione dell’immigrazione ogni anno funziona sempre meglio. E prima cominceremo a parlare dell’Italia per quello che è, prima riusciremo a mettere a fuoco chi sono i veri irresponsabili che ogni giorno in modo più o meno consapevole fanno di tutto per ingrossare una bolla che rischia di mangiarsi un pezzo del nostro paese: l’ingovernabile mostro della paura percepita.

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    06 Febbraio 2018 - 17:05

    Al direttore - A parte che la "paura" è il cardine ineliminabile dell'istinto di sopravvivenza, perciò benefica e legittima e, non è coi numeri che la si cancella, il nodo è politico. Finché non si vorrà capire, non lo si vuole, da tutte le parti, per interessi di bottega, che conquistare consensi fomentando il costume, già di per sé diffuso nella italica indole, dell'un contro l'altro armato, è prassi distruttiva che impedisce d'affrontare il problema immigrazione, meglio il suo controllo, resteremo sempre schiavi del suono delle parole. E, Saviano e Salvini lucreranno sulle rispettiva platee. Finché si crederà che inculcando repulsione verso il pistolero leghista e verso gli immigrati, sia "natural cosa", non andremo da nessuna parte. Chi farà la prima mossa, non a chiacchiere, per uscire da questo modus operandi?

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  • lorenzo tocco

    lorenzo tocco

    06 Febbraio 2018 - 10:10

    E già. Alla faccia della strumentalizzazione. Abbiamo il "pistolero leghista". Che visto come era messo, magari manco sapeva di essersi presentato alle amministrative. Ma era "leghista". Come se Michele Santoro si potesse definire del PD per aver fatto qualche anno al parlamento europeo. Lasciamo stare le grandi città dove comunque vi sono zone quasi off-limits per noi italiani (tipo il quartiere San Salvario o Porta Palazzo a Torino), e andiamo a vedere la situazione dei piccoli paesi: altro che paura percepita, c'è paura tout-court, soprattutto da parte degli anziani. Vedere persone ciondolare da mane a sera con un telefonino in mano, a gruppetti di 3-4, che quando va bene ti guardano dall'alto in basso, e quando va male è come per Pamela Mastropietro, non è per niente rassicurante. La situazione sbarchi si potrà dire sotto controllo quando in un anno ne arriveranno nell'ordine delle migliaia, non delle centinaia di migliaia, quindi i risultati di Minniti sono solo il primo passo.

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