Fabio Franceschi

Franceschi, azionista del Fatto, ci spiega perché si candida con Forza Italia

David Allegranti

"Se vogliono liquidarmi, sanno che sono sempre molto disponibile alle trattative corpose"

Roma. Fabio Franceschi, titolare di Grafica Veneta e azionista di minoranza della società che edita il Fatto quotidiano con il 4 per cento delle quote, è candidato nel padovano con Forza Italia alle prossime elezioni politiche. “Intendiamo tranquillizzare i nostri lettori – scriveva ieri il giornale diretto da Marco Travaglio – sulla assoluta incompatibilità con la nostra società editoriale per chiunque ricopra incarichi in qualunque forza politica. Entro breve tempo dunque Franceschi – al quale auguriamo le migliori fortune – riceverà una proposta per la cessione del suo pacchetto azionario”. Firmato, Cinzia Monteverdi, ad della società del Fatto, Marco Travaglio, Peter Gomez, direttore de ilfattoquotidiano.it.

   

Franceschi, ha letto che cosa scrive il Fatto a proposito della sua candidatura? “No, non lo so e non mi interessa più di tanto”. Dicono che deve lasciare il Fatto. “Poco mi interessa: se vogliono liquidarmi, sanno che sono sempre molto disponibile alle trattative corpose. Quindi, siamo qua”. Ma la sua candidatura come è nata? “Mi ha chiamato il presidente, con cui ho buoni rapporti da tanto tempo e mi ha chiesto se volevo mettermi in discussione e fare qualcosa per il mio territorio. Anche perché il nostro è un gruppo consolidato, con due amministratori delegati e la mia presenza è importante ma non vitale. Quindi ho detto sì al presidente”. Ma lei che cosa sogna di fare in politica? “Guardi, adesso sarebbe un po’ esagerato dire che cosa voglio fare o non voglio fare. Senz’altro spero di andar lì per fare qualcosa e non essere un peones. Altrimenti me ne sto a casa. Voglio fare un lavoro dignitoso sia per il partito sia per il paese. Serve tanto lavoro”. Lei quindi vede il rischio di andare a Roma e non combinare nulla. “Non è un rischio, è un dato di fatto. Quel che mi distingue però è che ho un buon rapporto con Berlusconi. Quando una cosa mi interessa, posso tirare la giacchetta al presidente. Spero quindi far qualcosa di buono”. Lei è iscritto a Forza Italia? “Non sono iscritto a nessun partito, ma sono un loro simpatizzante da tanto tempo”. Ma che ne pensa del Fatto che prende le distanze da lei? “Guardi, il giornale è un giornale particolare. Sono tutti leoni con il culo degli altri. Noi mettiamo soldi e loro chiacchierano, che cosa vuole che le dica. Non vanno male, ma neanche bene”.

  

Lei è troppo duro. Ma allora perché è entrato in società? “E’ una storia lunga, le dovrei fare la storia del mondo e ora non ne ho voglia. Le posso dire che non è stata una cosa voluta”. Lei come si definisce? Liberista? Di destra? “Una persona di buonsenso che vede le cose con l’occhio del buonsenso. Mi sembra semplice”. Di Renzi che ne pensa? “Quel che ho pensato il primo giorno che è stato nominato, si è verificato. Renzi ha distrutto il suo partito e l’Italia. E’ uno che a 40 anni ha fatto acquistare allo stato un aereo da 150 milioni di euro, mentre noi siamo a pane e acqua, e lo trovo un po’ assurdo. Anche perché quello di prima era un signor aereo. Guardi, sono quelle cose che mi fanno incazzare come una biscia. Ma può essere che un ragazzo venuto dalla campagna si permette certe cose?”. Quindi un governo Renzi-Berlusconi non lo vorrebbe. “Io accetto tutto, purché siamo al governo. Certo, se dovessi spendere due lire per lasciarlo fuori lo farei più che volentieri”. E Salvini? “Un ragazzo che pensa che sia tutto facile. Ma non è una cattiva persona”. Lei vorrebbe uscire dall’euro? “Non diciamo cagate. Se usciamo dall’euro, i tassi vanno all’otto per cento e non ce lo possiamo permettere”. Che cosa farà in campagna elettorale? “Io lavorerò per il mio territorio. Ogni artigiano che ha qualche problema potrà passare da me quando sarò operativo, una volta eletto. Bisogna cominciare a essere obiettivi. Ci sono un sacco di problemi: in Italia abbiamo 140 miliardi di euro di corruzione, 200 miliardi di evasione. Se li riprendessimo staremmo non bene, ma alla grande”.

Di più su questi argomenti:
  • David Allegranti
  • David Allegranti, fiorentino, 1984. Al Foglio si occupa di politica. In redazione dal 2016. È diventato giornalista professionista al Corriere Fiorentino. Ha scritto per Vanity Fair e per Panorama. Ha lavorato in tv, a Gazebo (RaiTre) e La Gabbia (La7). Ha scritto cinque libri: Matteo Renzi, il rottamatore del Pd (2011, Vallecchi), The Boy (2014, Marsilio), Siena Brucia (2015, Laterza), Matteo Le Pen (2016, Fandango), Come si diventa leghisti (2019, Utet). Interista. Premio Ghinetti giovani 2012. Nel 2020 ha vinto il premio Biagio Agnes categoria Under 40. Su Twitter è @davidallegranti.