Le convergenze non parallele tra il Cav. e il Royal baby

Hanno litigato per l'elezione del successore di Napolitano, ma dopo il voto si ricomincia. Vita di famiglia. Gentiloni o Tajani, andrà coi baffi: su con il morale

28 Gennaio 2018 alle 06:13

Le convergenze non parallele tra il Cav. e il Royal baby

Matteo Renzi e Silvio Berlusconi (Foto LaPresse)

Renzi è il figlio naturale di Berlusconi, nato fuori dei matrimoni del Cav. e di volta in volta riconosciuto o disconosciuto come royal baby, ma sempre intensamente amato. Ne ho scritto anni fa in un opuscoletto che riscriverei pari pari, e in decine di articoli, e non mi ripeto né mi smentisco (non sono uno snob come quel simpatico cazzone di Bill Emmott). Renzi deve solo capire che il suo partito e lui stesso sono nella condizione invidiabile del padre putativo, win win win. Primo, hanno lasciato una traccia. Secondo, come lui, come il Cav., possono appunto solo vincere. Con Trump che scorrazza tra un reality e l’altro, portatore insano di formidabili balle e successi, e con l’Europa a trazione franco-tedesca intenta ad afferrarsi per i capelli per uscire dal pantano, e già si sente la presa per le ciocche, la misura del successo per la cricca di Matteo, compresi i ministri, non è la “soglia Bersani” alle elezioni passate, ma l’assenza totale di alternative.

 

Berlusconi avrebbe potuto trumpeggiare sul serio e emulare Salvini sperando di convogliare su di sé, per la quarta volta, un effetto di generica rivolta contro le famose élite. Farà qualche sparata, certo, ma se Salvini va con Brexit e Trump, e il Putin dei suoi sogni malati (anzi meglio Kim Jong Un, che ha fatto della Nord Corea una Svizzera, come dice lui), Berlusconi va con Macron e la Merkel, per non parlare del realistico profilo dell’amico personale Putin o dell’amico Galliani. Di questa intenzione ha dato segni inequivocabili. La convergenza col Pd europeista c’è e non è parallela, come ai tempi di Aldo Moro. D’altra parte, che quei due dovessero fare politica insieme era scritto non nell’immaginazione ma nei fatti. Il patto del Nazareno mise Renzi al governo e Berlusconi alla sovrintendenza fino all’elezione del successore di Napolitano, con scandalo sommo di grillini o ex grillini, leghisti e altri marrazzoni di destra e di sinistra. Rotto il patto, con l’accozzaglia il Cav. ha sculacciato il figliolo che non ha avuto rispetto e lo ha messo nell’angolo. Dopo le elezioni si ricomincia. Vita di famiglia. Con sommo scandalo di quanti si sono messi in fila per allacciare le scarpine di Gigi Di Maio. Basta aspettare, le cose hanno una loro logica. La soglia per il Pd va misurata sul risultato della Spd, intorno al venti per cento, e su quello del socialismo francese in dissoluzione (il corbinismo del signor non-si-sa-chi-è, il senatore Grasso, non lo vedo proprio).

 

Però alla fortuna bisogna saper sorridere. I casini per le liste non sono “devastanti”, al massimo grotteschi. Quello della Casaleggio e Associati non è un partito minaccioso, ma una comica impresa commerciale sostenuta dai giornalisti schiena storta che ha già perso per noia il suo titolare. D’Alema è pronto al ritorno in politica, e ci ha già fatto sapere che cosa questo significhi: un governo del presidente con dentro tutti tranne gli esagitati. Il lepenismo della Convenzione di Coblenza, l’adunata degli sfigati, non ha futuro. Ai quattrini e ai posti di lavoro la gente ci tiene, come alla decenza. L’alternativa non ha niente di apocalittico: Gentiloni o Tajani, per servirvi. E andrà coi baffi, previsione facile, su con il morale. Oggi a quarant’anni i figli stanno talvolta ancora in famiglia, c’è tempo per le grandi avventure della vita. 

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    28 Gennaio 2018 - 19:07

    Irenico Giuliano Ferrara: riunire i cristiani. Marianna Rizzini scrive che le intendenze non seguono. Ferrara ribadisce: “Non c’è alternativa.” Parallelo sportivo: la squadra vincente nasce da uno spogliatoio dove l’allenatore ha il controllo e riesce ad armonizzare le bizze dei big con le aspirazione delle riserve, a mixare abilmente esperienza e gioventù e soprattutto, è capace di rendere ininfluenti i diabolici canti delle sirene mediatiche che vivono seminando zizzania. Vale anche, molto più, per le coalizioni politiche dato che nello spogliatoio ci sono più allenatori: ciascuno coi propri sogni di gloria. Non c’è alternativa significa che dovranno lavorare insieme e che dalle tattiche e Fini personali, deve scaturire una strategia comune e condivisa. Il “non ci sono alternative” è ribadito dalle settantacinque “proposte politiche” diverse che stravolgono il concetto di democrazia rappresentativa. Quando ogni caporale pretende d’avere un proprio esercito, la democrazia muore.

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