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Moscovici, l'Italia e il patriottismo che manca

Stranezze: un Moscovici che sculaccia i populismi è una notizia, un Macron che elogia l’Italia, e che sceglie di costruire un rapporto quasi bilaterale con il nostro paese, diventa una non notizia

18 Gennaio 2018 alle 06:00

Moscovici, l'Italia e il patriottismo che manca

Foto LaPresse

Al direttore - Ma cosa hanno da indignarsi Di Maio e Salvini in relazione alle affermazioni del Commissario Ue, Moscovici, sul rischio di grave instabilità che correrebbe l’Italia qualora dovessero vincere le forze populiste e antisistema alle elezioni politiche italiane del 4 marzo? I vari sovranisti nostrani hanno la benché minima idea di cosa è stata la storia dell’Italia unita dal 1860 a oggi? Qual è stato ed è il fattore determinante della storia patria? Si chiama fattore internazionale o geopolitico. L’Italia, ben più direttamente e con maggior peso che non in altri paesi d’Europa, ha sempre visto le proprie scelte politiche e istituzionali interne strettamente legate e influenzate, in molti casi addirittura determinate, dal contesto degli equilibri e della collocazione internazionali del nostro paese. Così è stato per il Risorgimento italiano. Così è stato per passaggi cruciali della storia nazionale: come il 1948, in cui la posta in gioco era la collocazione internazionale dell’Italia nel campo delle potenze occidentali; come nel 1992, dopo il crollo del Muro di Berlino; come nella crisi del 2011, con il ruolo svolto dalle potenze europee (Germania e Francia) e da soggetti finanziari decisivi per la gestione del nostro mostruoso debito pubblico (Bce e mercati finanziari). Così è ora, dinnanzi alle prossime elezioni politiche di marzo, dove la posta in gioco è la collocazione europea dell’Italia sullo sfondo del processo di riforma dell’Ue. I populisti non dovrebbero mai dimenticare che lo stesso ritorno del pil italiano in territorio positivo è stato fino ad ora in gran parte assicurato dai soldi dei nostri creditori internazionali e non ancora da un consolidato ritorno del sistema ad una propria capacità di autofinanziamento. Dunque Moscovici non ha fatto altro che richiamare la realtà effettuale della nostra storia unitaria. Grave è piuttosto che ci siano dei sovranisti italiani colpevolmente ignoranti della storia d’Italia.

Alberto Bianchi

 

Un amico che conosce bene l’Europa, e anche alcune dinamiche di governo, mi ha fatto notare ieri che Moscovici ha ragione, quando parla di deficit, di politici responsabili, di politiche irresponsabili, ma mi fatto anche notare che in nessun altro grande paese europeo i giornali aprirebbero le loro pagine su una dichiarazione di un commissario europeo su un altro paese. E’ come se la Spagna discutesse di un commento sulla Spagna di Federica Mogherini. Perché noi diamo così spazio in modo automatico a un commissario che bacchetta l’Italia? Le tesi sono infinite ma una forse è più convincente. Forse perché da sempre, come ricordava Giacomo Leopardi nel suo mitico “Discorso sopra lo stato presente dei costumi degl’Italiani”, gli italiani hanno una bassa coesione nazionale e una bassissima autostima e tendono a trovarsi a loro agio quando qualcuno, dall’Europa, bacchetta il nostro paese, mentre tendono a trovarsi a disagio quando qualcuno dice qualcosa di buono sull’Italia. Un Moscovici che sculaccia i populismi è una notizia, un Macron che elogia l’Italia, e che sceglie di costruire un rapporto quasi bilaterale con il nostro paese, diventa una non notizia. Il vittimismo è il grande collante del nostro paese. Il patriottismo purtroppo ancora si porta così così.

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Commenti all'articolo

  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    18 Gennaio 2018 - 16:04

    Caro Claudio – Mi ricollego, altrimenti passo da fatalista-disfattista, che si piange inutilmente addosso. Non abbiamo ancora imparato, nessuno finora s’è impegnato a farcelo imparare, a nuotare, invece d’annaspare aspettando e sperando che qualcuno, quanti se ne sono succeduti!, ci butti la ciambella di salvataggio. Forse sono mancati e mancano per ora, gli istruttori di nuoto idonei e capaci? Arriveranno, arriveranno, senza la ciambella, ma con la determinazione di farci coordinare, come il nuotare richiede, i movimenti delle gambe, del tronco e delle braccia. Non sovviene Menenio Agrippa?

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    18 Gennaio 2018 - 14:02

    Caro Caudio - “Discorso sullo stato presente dei costumi degli italiani” Giacomo Leopardi, 1823. Ottimo il tuo richiamo. Massimo Cacciari lo propose come lettura da farsi nei licei. Ebbi occasione di parlarne a lungo con un onorevole pisano democristiano. Concordammo su Giacomo: spietato ma realistico. M’è tornato alla mente la conclusione, altrettanto spietata, realistica e cinica, dell’onorevole: “Caro Lupi, la diagnosi di Leopardi, ben chiarisce il nostro (democristiano) modo d’impostare e fare politica. I costumi attuali degli italiani, degli elettori, non hanno fatto passi in avanti significativi e incidenti, Il “sentire” congeniale alla nostra indole lo rende bene il Poeta dell’Infinito. Si condensa mirabilmente in “e il naufragar m’è dolce in questo mare” La nostra storia di popolo ha reso le dottrine liberali oggetti misteriosi. Pensi anche al ventennio. Per cui la politica non può che esserne la sua espressione.”

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  • Giovanni Attinà

    18 Gennaio 2018 - 13:01

    Siamo alle solite, caro Cerasa, le scelte del giornalismo nostrano, un po' strano e a seconda l'onda.. A suo tempo ricordo di avere segnalato ad un settimanale il mancato ricordo del grande filosofo della politica Sergio Cotta e , come risposta, mi venne scritto: il giornalismo è questione di scelta. Quanto a Macron che vuole avere un asse privilegiato con l'Italia è una leggenda metropolitana, visto il suo stretto legame con la Merkel.

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  • lorenzo tocco

    lorenzo tocco

    18 Gennaio 2018 - 09:09

    Sta a vedere che alla fine sarebbe meglio essere ancora la mera "espressione geografica" di Metternich

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