L'Agcom e le elezioni: il voto è segreto ma il giornalismo neutrale è una fake news

Ogni giornalista avrebbe il dovere di non prendere in giro chi lo legge o chi lo ascolta fingendosi fintamente obiettivo

L'Agcom e le elezioni: il voto è segreto ma il giornalismo neutrale è una fake news

Foto LaPresse

Al direttore - Ho letto del regolamento dell’Agcom sulla par condicio che dovrà essere applicata anche ai giornalisti-ospiti nelle tv private. Mi sembra una boiata, il Foglio che ne pensa?

Marco Martini

Mi sembra una boiata ma per le ragioni opposte a quelle suggerite da diversi colleghi. Ogni cittadino deve essere libero di non dire per chi vota. Ma ogni giornalista avrebbe il dovere di non prendere in giro chi lo legge o chi lo ascolta fingendosi fintamente obiettivo. Ogni giornalista ha un pensiero, un suo modo di inquadrare la realtà, e l’unico modo per raccontare la “verità” ai propri lettori o ai propri ascoltatori è dire da che parte si sta. Sostenere che non si possa essere obbligati a dire come la si pensa è corretto. Sostenere invece che dire come la si pensa è un modo di tradire il proprio ruolo è una stupidaggine. Ognuno di noi ha una macchina fotografica in mano. Ognuno di noi sceglie un’inquadratura. Negarlo non vuol dire essere obiettivi, vuol dire essere paraguru.

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  • ANIWAY75

    15 Gennaio 2018 - 11:11

    Giustissimo. Condivido in pieno il ragionamento di Cerasa.

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  • ggennaro@alice.it

    ggennaro

    13 Gennaio 2018 - 15:03

    Un fotografo, nel testimoniare un fatto, sceglie un'inquadratura anziché un'altra. Sceglie sempre quella che spiega la propria tesi. Lì si configura già la sua faziosità. Eppure l'immagine è vera! (Montanelli)

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  • ggennaro@alice.it

    ggennaro

    13 Gennaio 2018 - 15:03

    Questa novità, prodotta dalla fantasia dell'Agcom, secondo la quale ogni giornalista, partecipando ad un talk show televisivo, dovrebbe dichiarare di che partito sia mi sembra una delle tante stupidaggini che vengono inventate in ogni campagna elettorale. Insomma, immaginare il giornalista con la etichetta pinzata sulla giacca con il partito che vota la trovo solo una scempiaggine. Normalmente il pubblico che vede e si interessa di queste trasmissioni è un pubblico smaliziato e composto da persone già iniziate alla politica e perciò in grado di comprendere, da una sola domanda, di che pasta sia chi la fa. Poi quasi sempre il giornalista, nel momento in cui si apre la discussione e nell'annunciarne la sua partecipazione viene identificato con la testata con la quale collabora. Uno che lavora con "Il Foglio" sa cosa vuol dire, uno di "Repubblica" si capisce cosa sia. Cossiga diceva che tutti i giornalisti sono sempre liberi di scrivere qualunque cosa cui si d'accordo il proprio editore.

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  • romamor

    13 Gennaio 2018 - 15:03

    Tempo fa, a proposito di imparzialità ed oggettività dei giornalisti riportai uno stralcio della " Prefazione a Mussolini diplomatico" di Gaetano Salvemini che cade come il cacio sui maccheroni nella diatriba generata da Agcom: " Noi non possiamo essere imparziali. Possiamo essere soltanto intellettualmente onesti: cioè renderci conto delle nostre passioni, tenerci in guardia contro di esse e mettere in guardia i nostri lettori contro i pericoli della nostra parzialità ( inimmaginabile con i tempi che corrono) . L'imparzialità è un sogno, la probità è un dovere." Lorenzo Graziosi.

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