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L'Agcom e le elezioni: il voto è segreto ma il giornalismo neutrale è una fake news

Claudio Cerasa

Ogni giornalista avrebbe il dovere di non prendere in giro chi lo legge o chi lo ascolta fingendosi fintamente obiettivo

Al direttore - Ho letto del regolamento dell’Agcom sulla par condicio che dovrà essere applicata anche ai giornalisti-ospiti nelle tv private. Mi sembra una boiata, il Foglio che ne pensa?

Marco Martini

Mi sembra una boiata ma per le ragioni opposte a quelle suggerite da diversi colleghi. Ogni cittadino deve essere libero di non dire per chi vota. Ma ogni giornalista avrebbe il dovere di non prendere in giro chi lo legge o chi lo ascolta fingendosi fintamente obiettivo. Ogni giornalista ha un pensiero, un suo modo di inquadrare la realtà, e l’unico modo per raccontare la “verità” ai propri lettori o ai propri ascoltatori è dire da che parte si sta. Sostenere che non si possa essere obbligati a dire come la si pensa è corretto. Sostenere invece che dire come la si pensa è un modo di tradire il proprio ruolo è una stupidaggine. Ognuno di noi ha una macchina fotografica in mano. Ognuno di noi sceglie un’inquadratura. Negarlo non vuol dire essere obiettivi, vuol dire essere paraguru.

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  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.