Rousseau, il Bilderberg di Casaleggio

Luciano Capone

Roma. Oggi alle 18 Gianluigi Paragone, l’ex conduttore della “Gabbia”, ufficializzerà a Mestre la sua candidatura con il M5s alla presenza di Luigi Di Maio e David Borrelli, rispettivamente “capo politico” del M5s e triumviro di Rousseau. Per il giornalista d’inchiesta autore per anni di memorabili servizi sul Club Bilderberg e sulla commissione Trilateral – le organizzazioni che controllerebbero i governi e manovrerebbero l’economia mondiale – sarebbe una grande occasione per fare ai leader del M5s due domande sul Bilderberg di Casaleggio, ovvero l’Associazione Rousseau, il club attraverso cui Davide Casaleggio controlla il partito in cui Paragone si è iscritto e che, se eletto, si è impegnato a finanziare con 300 euro al mese.

 

Proprio Borrelli, che è uno dei tre membri dell’associazione insieme a Davide Casaleggio e Max Bugani, sulle attività e sulla trasparenza di Rousseau ha dichiarato al Foglio: “Non so nulla, sono in quell’associazione perché Beppe mi ha chiesto di esserci, ma è come se non ci fossi”. E ancora: “Tutti gli incarichi sono intestati a Davide Casaleggio, bisogna chiedere a lui. Meno ne so e meglio è”. Un mix di opacità, segretezza e accentramento che fa di Rousseau la “scatola nera” in cui Casaleggio ha rinchiuso il M5s. Che la “democrazia diretta” di Casaleggio fosse in realtà una “democrazia proprietaria” era evidente sin dall’inizio. Il 25 aprile 2016 venne annunciata la nascita di Rousseau con una lettera postuma di Gianroberto Casaleggio sul blog di Beppe Grillo. C’era scritto che l’associazione Rousseau, guidata dal figlio Davide, avrebbe sviluppato una piattaforma di democrazia digitale “con il coinvolgimento di esponenti del MoVimento 5 Stelle” e “in attesa della costituzione di una Fondazione”. L’imminente trasformazione dell’Associazione Rousseau in una fondazione era confermata dallo stesso Davide Casaleggio: “Annuncio l’utilizzo dell’Associazione Rousseau fondata con mio padre per i mesi necessari a creare e far riconoscere la Fondazione Gianroberto Casaleggio in cui farò confluire le attività dell’associazione”. L’idea della fondazione mostra la concezione proprietaria della “democrazia digitale” di Gianroberto Casaleggio, molto diversa da quella agitata davanti agli occhi dei militanti, visto che la fondazione è un istituto che serve a custodire un patrimonio per un determinato scopo e che può garantire l’inamovibilità dei suoi amministratori. L’istituto della fondazione, proprio per le sue caratteristiche peculiari, presuppone però anche alcune condizioni: la dotazione di un patrimonio proporzionato allo scopo (in questo caso, viste le somme spese da Rousseau, servirebbero centinaia di migliaia di euro) e il riconoscimento giuridico da parte del prefetto che certifica l’autonomia patrimoniale e poi vigila sulla corretta amministrazione della fondazione.

 

Ma Davide Casaleggio ha superato il padre, riuscendo a prendere il controllo assoluto ed eterno della democrazia del M5s non con una fondazione e un fondo da centinaia di migliaia di euro, ma con un’associazione non riconosciuta e 300 euro (le quote iniziali versate nell’associazione).

  

 

Nulla vieta che in futuro l’associazione non riconosciuta di cui Casaleggio jr. è presidente, tesoriere e amministratore unico – e della quale gli altri due soci non sanno nulla – diventi una fondazione. Ma quei pochi mesi che dovevano servire a trasformare l’Associazione Rousseau nella Fondazione Gianroberto Casaleggio sono diventati 20 mesi e le centinaia di migliaia di euro di donazioni che dovevano servire a costituire la dotazione patrimoniale della fondazione sono state quasi tutte spese. L’idea originaria della fondazione sembra ormai tramontata, anche perché la temporanea Associazione Rousseau è entrata definitivamente nel nuovo statuto del M5s all’articolo 1: “Gli strumenti informatici attraverso i quali l’associazione M5s si propone di organizzare le modalità telematiche di consultazione dei propri iscritti… saranno quelli di cui alla cd. ‘Piattaforma Rousseau’, mediante appositi accordi da stipularsi con l’Associazione Rousseau”, ma anche nel nuovo codice etico e nel regolamento per le candidature alle prossime elezioni politiche, nel punto dell’articolo 6 nel quale è prevista una “tassa” da 300 euro al mese che ogni eletto dovrà versare all’associazione di Davide Casaleggio. Il tributo mensile consentirà a Rousseau di fare un salto di qualità finanziario, con un aumento delle entrate di almeno 600 mila euro l’anno (almeno 3 milioni di euro nell’arco della legislatura), che verranno gestite secondo la volontà di Casaleggio, senza alcun tipo di controllo da parte del M5s. Non solo Casaleggio ha raccolto dai donatori circa 530 mila euro che dovevano servire per creare la Fondazione Gianroberto Casaleggio e poi sono stati usati per altro, ma non ha neppure mantenuto fede alla promessa fatta nel post del 25 aprile 2016 di pubblicare “a intervalli regolari i rendiconti delle spese sostenute”. A oggi è stato pubblicato solo un rendiconto generico del 2016, che indica in maniera sommaria entrate e uscite. Nessuno, a parte lui, sa per cosa sono stati spesi e soprattutto a chi sono andate le centinaia di migliaia di euro di donazioni dei militanti. Non lo sa uno dei tre soci di Rousseau come Borrelli, non lo sa nessuno nel M5s.

 

 

La natura padronale della democrazia di Casaleggio è evidente anche dal lato informatico. Gianroberto Casaleggio diceva che la “democrazia diretta” del M5s doveva basarsi su software open source, ovvero aperto e decentrato, controllabile da tutti ma governabile da nessuno (un po’ come la blockchain di cui Beppe Grillo parla a vanvera). Ma alla fine i militanti hanno avuto Rousseau, che è una piattaforma proprietaria sviluppata dalla Casaleggio Associati.

Così grazie alla posizione insostituibile sancita dallo statuto, al flusso finanziario garantito dal regolamento e alla gestione del sistema informatico e dei dati, Davide Casaleggio si è conquistato la posizione di sovrano assoluto: Rousseau controlla la democrazia del M5s, ma il M5s non può controllare la democraticità di Rousseau. Il Club Bilderberg ha solo da imparare.

This page might use cookies if your analytics vendor requires them.