L'impareggiabile vertigine del Cav.

Giuliano Ferrara

Votare per rivotare. Tre mesi. Non sono lunghi. Possono essere utili, una coda utile, per illustrare i programmi dei partiti, così ha detto. A marzo si vota. Ma senza illusioni. E con una speranza. Si rivoterà a giugno (forse a ottobre). Il mezzo ritorno di Berlusconi, mezzo per le presumibili cifre elettorali ma pieno per i numeri di grande acrobazia circense di cui è capace, come sempre si appronta da Bruno Vespa. E’ vero che c’è il precedente spagnolo, e incombe perfino un possibile scenario tedesco. Ma nel primo caso la soluzione del doppio voto per confermare Mariano Rajoy fu una combinazione politica a sorpresa, c’era Podemos in grande spolvero, la crisi socialista, la funzione egregia del Borbone di Parma, e lo stallo d’altra parte alle Cortes non è mai finito, abbiamo un governo di minoranza dopo tre tornate, intanto si rivota a Barcellona. Un eventuale secondo turno in Germania sarebbe una sorpresa ancora più grande, faranno di tutto per evitarlo, e poi ci sono le delicate elezioni in Baviera, punto dolente di tutta la faccenda. Ma votare tranquillamente per rivotare pochi mesi dopo, la proposta del Cav., e dirlo in anticipo, alla vigilia della prima di due o tre campagne elettorali, ha qualcosa di magico. Vuol dire che l’uomo c’è, ha ancora una testa piena di immaginazione, non ha mai paura di smentirsi, e se un giorno dice che con Forza Italia sotto il cinquantuno per cento lui non sarà più disponibile per la politica, che gli deve molto, il giorno dopo tranquillo si iscrive al partito di Gentiloni, al posto del Borbone di Parma c’è il Borbone Mattarella di Sicilia, e la soluzione è quella. Doppio o triplo turno con scappellamento a destra, amici miei. In costanza del presente esecutivo. Che gioia. La vertigine del maggioritario non c’è più, ma finché regge la vertigine di Berlusconi, ci sarà da divertirsi.

 

Il sistema è sfranto. Ma il sistema è anche i suoi attori, la scena. Il doppio turno all’italiana è anch’esso un modo per garantire la governabilità. Gli affari correnti sono salvaguardati da un ministero che tutti rispettano o affettano di rispettare. La questione di giudicare una classe dirigente, o almeno una parata di stelle che fanno la politica interna e dell’immigrazione, quella economica e finanziaria e fiscale, la conservazione e innovazione culturale, lo sviluppo produttivo, le infrastrutture e il lavoro, tutto questo ha una relativa importanza, nello schema illustrato ieri qui dal direttore, lo schema del cosiddetto radicalismo identitario applicato all’Italia. Bisogna pure trovare un modo sicuro per far rientrare Dibba e Alfano nei ranghi del Parlamento, ora che è stata celebrata la cérémonie des adieux, e incombe la meravigliosa sorpresa delle sorprese, che prima o poi, a forza di turni successivi, arriverà: la sentenza di Strasburgo sulla retroattività della legge Severino, il rientro a fanfara, la dolce e mite vendetta del perseguitato.

 

Ne vedremo delle belle. Con Salvini e contro Salvini. Giustizialismo e antigiustizialismo. Popolarismo europeo e lepenismo di marca valligiana. Insulti nell’aere e complimenti alla signora Meloni. Tajani e Brunetta. (segue a pagina tre)

 

Ma sopra tutto vedremo il trionfo della personalità che disturba, che confonde e chiarifica allo stesso tempo, l’uomo spiritoso che rende noto all’istante, mentre giocosamente risantifica Mussolini come non-dittatore e personaggio in fondo mite, di essere in cerca dei migliori e pungenti titoli e articoli di denuncia antifascista, perché certamente gli conviene essere uomo nero, quando gli conviene. Che freschezza molto adulta questo Berlusconi da Vespa che ci dice con le sue parole quanto sia inutile questa campagna elettorale, e quanto meglio sarebbe prorogare Gentiloni fino a giugno, che poi era il suo vero progetto incurante dei limiti costituzionali di una legislatura. Mai scelta fu così chiara per gli elettori, scelta trinaria, una banda di sfessati agganciati a un business privato e a un ex comico, poi lui con le sue contorsioni ed evoluzioni geniali, con il suo trascinamento di pancia e di stile, infine un ceto di governo che ha retto il paese e lo ha mezzo risanato nel corso dei recenti cinque anni in cui qualcuno è stato officiato per fare il suo mestiere, il Pd, e l’ha fatto. Ma incombono le buone notizie di Urbano Cairo, e si scopre nel Corrierone che ci sono cinquantamila case occupate, cinquecentomila situazioni di disagio ambientale e periferico, e trenta dico trenta milioni di italiani che gemono sotto la ferula della più spietata depressione, secondo una commissione parlamentare di inchiesta. Però, intanto che ci si appresta a votare enne volte, la domenica bisogna riposare, ci sono i tortellini.

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