Mettersi in marcia contro l’Italia dei veti

C’è un filo rosso che unisce il no del 4 dicembre a tutti i no allo sviluppo. Bisogna spezzarlo

Claudio Cerasa

Email:

cerasa@ilfoglio.it

Mettersi in marcia contro l’Italia dei veti

Una manifestazione No Tav (foto LaPresse)

Come si fa a non arrestare l’Italia? Un qualunque osservatore che non abbia passato gli ultimi mesi della sua vita a foderarsi gli occhi con robuste fette di prosciutto sa perfettamente che a livello internazionale le considerazioni che riguardano il futuro dell’Italia sono collegate a una sola e grande preoccupazione: il terrore che nei prossimi cinque anni il potere dei veti prevalga sul potere dei voti e la paura che a causa di una politica incompetente, incapace e inconcludente l’Italia,...

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Commenti all'articolo

  • Lorrido

    06 Dicembre 2017 - 14:02

    Conplimenti! Vengo da una famiglia di lunga tradizione progressista (pci-socialdemocrazia). Oggi questa è la squadra su cui puntare per il progresso, il benessere e la dignità delle persone. Non destra e sinistra. Grazie. Grazie

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    • Lorrido

      06 Dicembre 2017 - 18:06

      Magari anche rileggermi evitando errori ortografici, gioverebbe alla causa. :-)

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  • lorenzolodigiani

    06 Dicembre 2017 - 11:11

    Caro Direttore, alla lunga sequela di no che lei ha enunciato va aggiunta quella dei si alle dimissioni della Boschi, alla condanna dei vitalizi che sono determinanti per la rovina del paese, all’ aumento delle pensioni e al non innalzamento dell’ eta’ pensionabile, senza preoccuparsi del modo in cui finanziarli, a discapito dei giovani. Prosegue, senza sosta, l’ opera di televisioni e molta carta stampata per convincere la ggente che questi sono i veri mali di casa nostra. Credo anche che stiano raggiungendo buoni risultati, non sufficienti, pero’, a consentire la vittoria dei populismi, come e’ accaduto nel resto d’Europa.

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  • 17FG67

    06 Dicembre 2017 - 10:10

    Continuo a pensare che il pacchetto di riforme costituzionali del 4 dicembre scorso fosse solo un banale approdo dell'Italia al XXI secolo. Un punto di partenza minimo per pensare di far funzionare le istituzioni e cnotare qualcosa a livello internazionale. Il NO certifica che l'Italia è un paese profondamente e trasversalmente conservatore. Un paese che preferisce l'immobilismo all'innovazione, salvo poi lamentarsi continuamente della politica che non decide, della crisi, della disoccupazione, come se non fossero una diretta conseguenza dei suoi comportamenti elettorali.

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  • mauro

    06 Dicembre 2017 - 09:09

    Il potere dei voti, come quello di un anno meno due giorni fa, è alla base del potere dei veti. Ma c'è un altro insolubile problema: finchè l'antisovranismo di sinistra, quello dei Rousseau, dei concetti astratti e delle conventicole regionali sarà maggioritario, trippa per il gatto Italia ce ne sarà sempre ben poca. Et pour cause.

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    • lupimor@gmail.com

      lupimor

      06 Dicembre 2017 - 14:02

      Non si scappa, senza tanti aulicismi e bizantinismi e contorcimenti cerebrali, da intellettualoidi ridicoli, ha ragione Protagora: "L'uomo è la misura di tutte le cose che sono, in quanto sono ...". Siamo quelli che siamo perché non abbiamo mai fatto niente per essere diversi. Vale dalla base all'apice. Non serve sperare nel Profeta: appena ci facesse capire cosa dovremmo fare, come Italia. quali responsabilità, a 360 gradi, dovremmo assumerci, diventerebbe essere demoniaco e scoppierebbe il "vade retro". Bah!

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