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Viva il centrodestra che non esiste

Perché Berlusconi può vincere le elezioni solo se non le vince con Salvini

1 Dicembre 2017 alle 06:18

Viva il centrodestra che non esiste

Foto LaPresse

Arrivati a questo punto della campagna elettorale, il vero protagonista delle prossime elezioni, ovvero Silvio Berlusconi, l’unico politico che a oggi, pur non essendo neppure candidabile, ha la certezza quasi matematica di riportare il suo partito al governo, si ritrova di fronte a un paradosso interessante: sa che in un modo o in un altro probabilmente vincerà le elezioni (si vota o il 4 o il 18 marzo) ma sa anche che il modo migliore per vincerle è quello di non vincerle del tutto. Se vi si sono intrecciati i diti, come avrebbe detto Paolo Villaggio, proviamo a essere ancora più chiari: il centrodestra di governo che domina i sondaggi è un centrodestra che per fortuna di Berlusconi esiste solo nei sondaggi, perché se quel centrodestra esistesse davvero, probabilmente sarebbe la fine del progetto liberale-riformista-antipopulista di Silvio Berlusconi.

 

Il caso della Sicilia, con l’affidabilissima Lega di Matteo Salvini che si è presentata alle elezioni a sostegno di Nello Musumeci salvo uscire dalla maggioranza appena dopo trenta giorni dalla fine della campagna elettorale, è un caso piccolo ma significativo di una traiettoria che sarà probabilmente inevitabile anche all’indomani delle voto nazionale: le elezioni si potranno anche vincere con una formula ma per governare bene la formula giusta è un’altra e non prevede la presenza della Lega.

 

Ci si può girare attorno quanto si vuole ma in questa pazza campagna elettorale il grande non detto di Berlusconi coincide con una speranza inconfessabile che suona più o meno così: fare di Forza Italia il partito simbolo della lotta ai populisti (ai Salvini, ai Grillini, ai Renzini), sottrarre alla Lega il maggior numero di parlamentari nel nord Italia (Berlusconi va ogni giorno in tv perché le proporzioni delle liste del centrodestra verranno stabilite sulle base dei sondaggi), portare il centrodestra a una percentuale superiore rispetto a quella dei 5 stelle e del Pd (nessun sondaggio dà il centrodestra non vincente, nessun sondaggio da il centrodestra pienamente vincente) e a quel punto mettere i suoi parlamentari nelle condizioni non di scazzottare con Salvini ma di dialogare con Renzi (in vista di questo scenario sarà utile ricordarsi due cosette: dovendo scegliere tra Berlusconi e Salvini, così è stato in Sicilia, dove FdI è entrata in giunta, la signora Meloni, al dunque, sceglie Berlusconi; e chissà che, dovendo scegliere tra Berlusconi e Salvini, un pezzo silente ma consistente della Lega al dunque non scelga Berlusconi, come in fondo sotto sotto si augura probabilmente anche il Quirinale).

 

I sondaggi dicono ogni settimana – e Renato Brunetta ce lo ricorda via sms più o meno tre volte al giorno – che il centrodestra unito è l’unica coalizione che può vincere le elezioni (ed è possibile che l’assedio giudiziario contro il Cav., ieri rinviato a giudizio nell’inchiesta Ruby Ter, possa, come sempre, aiutare il centrodestra a guadagnare altri punti). Ma allo stesso tempo Berlusconi ha raggiunto un’età della saggezza tale da permettergli di osservare i prossimi mesi con la lucidità di chi sa perfettamente che un conto è governare con un politico che somiglia a Berlusconi, un altro è governare con un politico che somiglia a Grillo. Tutto questo vale quando si parla di lavoro, di pensioni, di euro, di Europa, di immigrazione, di antiterrorismo, di sicurezza, persino di bon ton. E allora la domanda risulta quasi naturale: Berlusconi può davvero vincere le elezioni con Salvini e Meloni, ma vincere le elezioni con Salvini e Meloni siamo sicuri che sia il vero sogno di Berlusconi? Risposta esatta. E il fatto che il centrodestra vincente esista forse solo nei sondaggi per il Cav. potrebbe non essere una cattiva notizia.

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Commenti all'articolo

  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    01 Dicembre 2017 - 17:05

    Al direttore - Lo sapete, vero?, che la democrazia sta in piedi, ha un senso solo se i governi diversi che può esprimere nei suoi legittimi ambiti, hanno la possibilità concreta di governare? "I governi si formano in Parlamento" Ergo, al netto della retorica e dei mal di pancia, l’Italia non è una “repubblica democratica”.

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  • lorenzo tocco

    lorenzo tocco

    01 Dicembre 2017 - 16:04

    Intanto bisognerebbe vedere se PD+FI avranno la maggioranza dei parlamenteari (cosa che spero proprio non accada, soprattutto per il Cav., ricorda niente la defenestrazione al Senato?). Se non ce l'avessero o si chiede a Meloni o a Bersani di integrare la maggioranza. Siamo sicuri che Meloni voglia governare con il PD e al contrario che Bersani voglia governare con FI? E, cari apprendisti stregoni, non è che a forza di evocare la tragedia poi essa avviene? Mi riferisco ad un governo 5 stelle+Lega+Meloni? Il risultato migliore sarebbe il centro-destra unito vincente, date le non poche affinità di programma fra Lega e FI. E se Berlusconi e Salvini non si sopportano (certo è dura sopportare uno che lancia il famosissimo generale Gallitelli com premier, senza consultare nessuno, come se fosse ancora il dominus del 1994) impareranno a farlo. Neanche con Bossi il Cav. si prendeva tanto, all'inizio e fino al 2001. Renzino faccia pure un bel giro all'opposizione (magari più d'uno)

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  • Lou Canova

    01 Dicembre 2017 - 11:11

    Sì, ma chi si assume le responsabilità di governo, dovrebbe, una volta tanto, fare il serio e non mollare l'impresa a metà del guado con motivazioni inadeguate o del tutto strumentali, o, peggio mostrificare ex-post governi e provvedimenti per i quali pure si è votato. Oggi non sappiamo se nel prossimo parlamento si realizzeranno le condizioni per dar vita ad un fronte fogliante, responsabile, positivo, consapevole, pro-sistema, in grado di opporsi alla canea populista montante (M5s, Lega, Mdp ecc.) sappiamo però che se questa condizione dovesse avverarsi, essa costituirà probabilmente un’ultima chance da non sprecare assolutamente.

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  • Caterina

    Caterina

    01 Dicembre 2017 - 10:10

    Come si può pensare anche solo ipoteticamente che a capo di un governo vada un rappresentante di un partito uscito minoranza da una elezione? Così si alimenta l’astensione.

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