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Il cappio dei social

Girotondo di idee fra politici ed esperti dopo l’intervista di Minniti al Foglio: la politica si deve liberare da Facebook e Twitter? Spunti e opinioni

21 Novembre 2017 alle 17:58

Il cappio dei social

Foto LaPresse

Il buon senso, in politica e sui social

di Andrea Romano, deputato del Pd

E se Togliatti o De Gasperi avessero avuto a disposizione Twitter o Facebook, che uso ne avrebbero fatto? Impossibile rispondere, se non immaginando che entrambi avrebbero usato sui social lo stesso metodo politico e retorico che utilizzavano sulla stampa, nelle riunioni, nei comizi. Perché in fin dei conti i social sono solo uno strumento in più di cui disporre nell’azione politica. Minniti ha ragione da vendere quando sottolinea il rischio del “consenso a breve termine” per chi assume decisioni o la distorsione tribale che nasce dal circondarsi solo dal plauso di utenti adoranti. Ma politici dominati dal “breveterminismo” sono esistiti ben prima della schiavitù da social, così come la differenza tra un leader di qualità e un mediocre dirigente ha sempre coinciso con la differenza tra il circondarsi di collaboratori dotati di capacità critica e il cedimento alla tentazione degli yes-men. Può apparire banale, ma anche in politica vale la massima coniata da Aree Sreenivasan (colui che più di ogni altro ha indagato l’incrocio tra giornalismo e social media): “Ciò che è buon senso nella vita reale, è buon senso anche sui social”. E un politico capace di buon senso dell’èra pre-Facebook lo sarà anche ai nostri giorni. Tutto come prima, dunque? Nessuna minaccia alla democrazia dai social? Qui confesso di essere meno tranquillo di Minniti, che pure ha sempre un effetto rassicurante sulle mie ansie da cittadino e parlamentare. Perché non sono poi così convinto, come sostiene il Ministro, che non esista un solido rapporto tra la proliferazione del populismo e la proliferazione dei social. Se c’è una miniera dove il nuovo strumento dei social è riuscita a moltiplicare la capacità estrattiva, quella è la miniera del falso. La materia prima di cui si è sempre composto qualunque populismo oggi è straordinariamente più abbondante che in passato: più abbondante, più scadente, più economica. Non solo per questo, ma anche per questo accade che il populismo sia dotato di maggiore energia che in passato. E qui la sfida del “buon senso” rischia di non essere più sufficiente, mentre ogni democrazia contemporanea si interroga su come introdurre meccanismi a garanzia di un dibattito pubblico che conservi la differenza tra ciò che è verificabile e ciò che non è altro che una clamorosa patacca.

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Commenti all'articolo

  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    21 Novembre 2017 - 20:08

    Quando un comportamento diventa di massa, quando esprimerlo è alla portata di tutti, quando dà la sensazione di essere protagonisti, quando i social diventano la voce di ogni pulsione umana, c'è poco da discettare e sfruculiare. Resta solo da decidere, lasciando in pace i massimi sistemi, se preferiamo esserne dominati o se ci impegniamo a fissare alcune regole.

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