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Modello Ostia, ovvero come perdere le elezioni

Tra un semi-populista e un populista integrale vince l’originale

20 Novembre 2017 alle 21:10

Modello Ostia, ovvero come perdere le elezioni

Giuliana Di Pillo (foto LaPresse)

Manca la controprova, certo, ma verrebbe da dire che a Ostia, mega quartiere di Roma dove si è votato domenica, non ha vinto il Movimento cinque stelle, con la sua candidata Giuliana Di Pillo, sponsorizzata da Virginia Raggi, ma ha vinto un principio. Questo: se ai Cinque stelle contrapponi la loro stessa retorica, se tenti di combattere il populismo con i mezzi del populismo, allontani gli elettori “normali” e alla fine quelle poche persone che vanno a votare preferiscono l’originale, cioè il grillino vero.

 

Dopo due anni di commissariamento per infiltrazioni mafiose, per il secondo turno delle elezioni di Ostia, l’affluenza è crollata: 33,60 per cento. Meno 2,5 per cento rispetto al già bassissimo dato del primo turno: 36,10. Nel 2013, per capire il fenomeno, alle precedenti municipali, l’affluenza era stata del 52,8 per cento. Quindi si sono persi oltre 20 punti percentuali. Il risultato è stato la vittoria netta del Movimento cinque stelle (60 per cento delle preferenze) contro il 40 per cento scarso raccolto da Monica Picca, candidata della destra di Fratelli d’Italia. Quello che sin da subito era balzato all’occhio era la somiglianza delle due candidature, persino nel linguaggio adottato in campagna elettorale dalle due insegnanti, entrambe espressioni di movimenti che coccolano le pulsioni più populiste dell’elettorato, dalla retorica sovranista all’idea dell’anti casta. Non c’è la controprova, dicevamo. Ma se il centrodestra, nel Lazio (e poi a livello nazionale) dovesse candidare un altro esponente del mondo arrabbiato, uno che assomiglia ai grillini, uno insomma come Sergio Pirozzi, e poi dovesse perdere, a quel punto però sarebbe tardi per prendere atto della controprova. Nevvero?

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Commenti all'articolo

  • giantrombetta

    21 Novembre 2017 - 08:08

    Lasciate stare per un momento il centro destra ed occupatevi del Pd e di Matteo Renzi, che governavano e amministravano Torino, Roma e pure la Sicilia. Seguendo il ragionamento e’ il malgoverno diversamente populista del Pd di Matteo Renzi ad aprire le strade alla vittoria del populismo dei 5 stelle oppure, vedi Sicilia, a quello del centro destra con il candidato della becera destra di Fratelli d’Italia. Insomma e’ dal malgoverno impopolare e padre delle sconfitte del Pd che sarebbe il caso di partire in ogni tentativo di analisi corretta.

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