Il Cav. e il dopovoto

L’ordine di scuderia è di salvare Renzi, l’unico interlocutore possibile per evitare l’ingovernabilità

20 Novembre 2017 alle 20:25

Il Cav. e il dopovoto

Foto LaPresse

I sondaggi che con grande regolarità arrivano al Nazareno continuano a prevedere un futuro politico intricatissimo. E comunque sembrano confermare il fatto che, pur arrivando il centrodestra al primo posto, neanche Silvio Berlusconi e soci riusciranno a governare. L’unico dato consolante per il Pd è che la coalizione che sarà in grado di mettere in piedi non arriverà certamente terza dietro i grillini. E’ al Movimento 5 stelle che, tra i tre poli, spetta l’ultimo posto. Almeno stando ai sondaggi.

 

Se nel Partito democratico appaiono preoccupati per la situazione ingovernabile che si verrà a creare dopo le elezioni, non è che in Forza Italia si dormano sonni più tranquilli. Silvio Berlusconi infatti è in ansia per le sorti del Pd. Detto così sembra un paradosso ma veramente il leader di FI teme che uno scarso risultato elettorale possa indebolire Matteo Renzi. Bene o male, infatti, Berlusconi è convinto che dopo le elezioni sarà proprio il leader del Partito democratico l’unico interlocutore con cui potersi confrontare. Non necessariamente per un governo di larga coalizione – perché sarà difficile staccarsi dalla Lega – ma anche solo per affrontare, insieme al capo dello stato, la situazione ingovernabile del dopo voto. A Forza Italia, non senza una punta di malizia, dicono che sia per questo motivo che i media vicini a Berlusconi hanno un po’ rettificato il tiro ed è per questa ragione che hanno nel mirino sempre di più gli scissionisti piuttosto che il Pd di Renzi. Molto si è detto e molto si è scritto sul ruolo di Romano Prodi come collante della coalizione che dovrebbe formarsi attorno al Partito democratico. Qualcuno ha ipotizzato anche che l’ex presidente della Commissione europea possa scendere in campo come garante di questa alleanza.

 

Ma in realtà non è così. E non perché Prodi non voglia pestare i piedi a Renzi, ma perché si è convinto – e non ha nessuna remora a dirlo a ogni suo interlocutore – che le elezioni saranno un bagno di sangue e che per questo motivo è bene tenersi un po’ defilata. Insomma, meglio dare una mano dietro le quinte piuttosto che agire in prima persona.
Al Nazareno c’è chi sostiene che questo sia anche l’intento di Walter Veltroni che in questi giorni si è molto speso per la riunificazione del centrosinistra. Anche l’ex segretario del Pd rifiuta però un coinvolgimento in prima persona nell’agone politico.

 

Dunque, Prodi e Veltroni. Uniti dalla voglia di dare una mano al Partito democratico e al centrosinistra. Divisi, forse, in futuro da un medesimo obiettivo: la poltronissima del Quirinale. C’è chi giura che è anche per questa ragione che entrambi evitano un coinvolgimento politico in prima fila.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Commenti all'articolo

  • Lou Canova

    21 Novembre 2017 - 11:11

    Capisco i problemi e la complessità del quadro politico, tuttavia resta che nel corso della legislatura che avrebbe potuto garantire al paese riforme tali da consentire un salto di qualità, si è con scarsissimo coraggio e zero lungimiranza preferito cavalcare il populismo sfascista, accodandosi alle peggiori paranoie anti-sistema.

    Report

    Rispondi

Servizi