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Grillino arrestato in Sicilia, davvero i vertici del M5s sapevano?

Repubblica scrive che i leader pentastellati erano a conoscenza delle presunte condotte illecite di La Gaipa. Ma le testimonianze raccolte sono insufficienti, al momento. Oppure vengono stravolte

17 Novembre 2017 alle 20:59

Grillino arrestato in Sicilia: "i vertici del M5s sapevano". Ma è davvero possibile affermarlo?

La Gaipa con Di Maio, Di Battista e Cancelleri (foto da Facebook)

Al Movimento 5 stelle di imbarazzi ne sta creando non pochi, e giustamente, la vicenda di Fabrizio la Gaipa, il candidato pentastellato alle regionali siciliane del 5 novembre finito agli arresti domiciliari con l'accusa di estorsione. Risultato il primo dei non eletti tra i grillini isolani, l'imprenditore 42enne ha ottenuto nella sua Agrigento 4.357 preferenze: non abbastanza per consentirgli di entrare nell'Ars. L'arresto è scattato martedì scorso: e così anche i cinque stelle, sempre inflessibili nell'etichettare come impresentabili i candidati altrui, un impresentabile - stando alla loro stessa retorica - se lo sono ritrovato in casa. Il tutto, insomma, per dire che di elementi concreti, e certi, per biasimare M5s, in questa storia, ce ne sono già molti. Dunque non pare necessario andare a cercarne degli altri, sforzandosi di dare sostanza a indizi tutt'altro che consistenti.

 

Subito dopo l'arresto di La Gaipa, invece, è scattata la corsa per dimostrare come i leader regionali e nazionali di M5s avessero deciso di mantenere l'attivista agrigentino nelle proprie liste benché a conoscenza delle presunte pratiche illecite da lui attuate. Che sarebbero, nella fattispecie, quelle di costringere i dipendenti del suo hotel - gestito insieme al fratello Fabrizio - a firmare buste paga fasulle, ad accettare in nero una parte dello stipendio in certi mesi e, in certi altri, a restituire una parte di quanto dichiarato ufficialmente.

 

Ora, secondo Repubblica, i leader del Movimento erano consapevoli di tutto, ma hanno fatto spallucce. Sull'edizione palermitana del quotidiano di venerdì 17 novembre compare un articolo dal titolo inequivocabile: "L’arresto del candidato grillino, i vertici M5S sapevano". Svolgimento: "Ormai è accertato: i vertici di M5S erano stati messi al corrente dei soprusi riservati da Fabrizio La Gaipa ai suoi impiegati, che per la procura di Agrigento configurano il reato di estorsione". E così anche alcuni esponenti del Pd hanno rinfocolato la polemica rilanciando su Facebook lo stesso articolo. Secondo cui, appunto, i vertici "avevano avuto una relazione dettagliata addirittura da uno dei dipendenti ricattati, il cuoco Ivan Italia che è un altro attivista del movimento, lo stesso che a gennaio aveva registrato le frasi dell’imprenditore che poi ha consegnato ai magistrati". Italia era effettivamente un dipendente dell'hotel di La Gaipa, e la sua testimonianza ha contribuito senz'altro allo sviluppo delle indagini che hanno portato all'arresto dell'imprenditore agrigentino. Quanto alla segnalazione, Italia ha negato di aver inviato alcun file audio a qualcuno dei "vertici", come in effetti riporta anche Repubblica. Ha invece confermato, stando a testimonianze indirette, di avere - si legge ancora nell'articolo di Repubblica - "avere segnalato con una mail, all’inizio dell’estate, l’'inopportunità' della candidatura di La Gaipa facendo riferimento anche ai ricatti subiti, fra cui la richiesta di restituire parte dello stipendio pena il licenziamento".

 

In realtà Italia - che al Foglio dice di essere stremato dalla vicenda, e di non volerne parlare per qualche giorno - ha riferito a dei suoi amici, attivisti locali del M5s pure loro, di aver spedito una mail di solo testo al blog di Beppe Grillo. E Il M5s ha comunicato, via Facebook, di avere preso in considerazione le denunce arrivate dagli attivisti agrigentini: al punto da chiedere il certificato 335 a La Gaipa, per verificare la mancanza di procedimenti penali a suo carico. E' avvenuto poco prima delle regionali: e benché allora l'indagine fosse già in corso, il casellario giudiziale di La Gaipa risultava pulito. Qualunque provvedimento, ancorché provvisorio, avrebbe rischiato di passare come un'intromissione illecita dei "vertici" nelle dinamiche locali. Repubblica scrive: "L’unica risposta ai sospetti, da parte dei leader di M5S, è stata quella di chiedere a La Gaipa un certificato giudiziario che attestasse la mancanza di carichi pendenti sul suo conto". Ma qualsiasi altra, più incisiva iniziativa, sarebbe stata qualcosa di assai simile a una epurazione, fatta senza avere a disposizione alcun riscontro giudiziale.

 

L'articolo di Repubblica introduce poi la figura di Emanuele Dalli Cardillo, avvocato e attivista pentastellato che nel 2015 corse come candidato alle comunali di Agrigento descritto come "vicino a Italia".  Delli Cardillo avrebbe affermato, secondo quanto si legge sul quotidiano, "di avere scritto a luglio al collegio dei probiviri rimarcando le 'voci' su possibili guai giudiziari di La Gaipa. «Sono state decine le segnalazioni», afferma Dalli Cardillo". Il quale, però, al Foglio spiega: "Ho parlato col giornalista di Repubblica che poi ha travisato tutto, attribuendomi frasi mai pronunciate. Io non ho mai scritto nulla ai probiviri, non saprei neppure come contattarli. Semplicemente, nell'agosto scorso, dopo le primarie regionali, col meet-up di Agrigento al quale sono iscritto pubblicammo un comunicato. In cui criticavamo, è vero, la presenza di La Gaipa tra i candidati scelti, ma in virtù della sua latitanza come attivista. Non partecipava mai alle riunioni, non si impegnava, non lo si vedeva mai. Si era dato da fare solo nel 2014, quando aveva provato a candidarsi per le europee. Poi, più nulla".

 

Il comunicato in effetto parla chiaro: "All'indomani della scelta dei candidati per le elezioni regionali in Sicilia 2017, dopo attenta discussione all'interno del meetup, non si può non mettere in luce una criticità del sistema, che ha consentito a chi non ha mai svolto un solo giorno da attivista all'interno del Movimento, di candidarsi per le elezioni regionali e di essere scelto per rappresentare i 5 Stelle. Alla luce di ciò, il Meetup "Grilli di Agrigento", confermando il pieno ed incondizionato appoggio e sostegno a Giancarlo Cancelleri ed ai candidati della lista, prende le distanze e non riconosce la candidatura di Fabrizio La Gaipa, quale rappresentante del Movimento 5 Stelle alle prossime elezioni regionali, perché mancante dei requisiti di attivista". Al di là della vaghezza della formula - quali sono, esattamente, "i requisiti di attivista"? - è evidente che nel comunicato mai si accenna alle condotte illecite di La Gaipa.

 

Ultimo dettaglio. Come giustamente riporta Repubblica, "il candidato premier Di Maio, l’allora candidato governatore Cancelleri e Alessandro Di Battista a fine agosto sono andati a soggiornare da La Gaipa, facendosi ritrarre accanto  all’imprenditore che era in corsa per l’Ars". E' evidente che in passato il M5s è stato insopportabilmente inflessibile contro avversari politici fotografati accanto a persone con problemi penali, o ritrovatesi a cena negli stessi tavoli con gente poco raccomandabile. Ma replicare al forcaiolismo col forcaiolismo, non sembra la strategia migliore. Il M5s farà bene a chiarire ogni cosa, di questa vicenda. Ma sarebbe bene anche che prima di stabilire che i "vertici sapevano" - cosa tutt'altro che da escludere a priori, ovviamente - si portassero prove migliori.

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