Palermo, Berlusconi a sostegno di Nello Musumeci (foto LaPresse)

Per unire tutti non bisogna dire nulla

Claudio Cerasa

Il Cav. e l’anestesia dei talk-show, dove il silenzio diventa l’unica alternativa all’isteria populista

Di là l’isteria, di qui l’anestesia. Quando i Ds e la Margherita nel 2007 scelsero di fondersi in unico soggetto politico chiamato Pd, la nascita del Partito democratico spinse Berlusconi a salire su un mitico predellino per agire in modo simmetrico al Pd e fondare un partito diverso, capace di essere competitivo con il nuovo e ambizioso contenitore della sinistra. Dieci anni dopo i ruoli sono cambiati: oggi è il centrosinistra che si trova all’inseguimento del centrodestra e per tentare di essere competitivo con il centrodestra il segretario del Pd ha scelto di seguire la strada di Berlusconi per fare quello che in questo momento sembra riuscire particolarmente bene al Cav.: federare, più che rottamare.

 

Non si sa se il tentativo di Renzi andrà a buon fine (è dura). Ma si sa che per quanto possa essere generoso il tentativo del leader del Pd di aggiungere nuove gambe al progetto del centrosinistra (di gambe ormai il centrodestra se ne ritrova più o meno una al giorno, dovremmo essere a cinque se non abbiamo perso il conto) c’è una strategia che il segretario democratico non riuscirà mai a copiare al Cav. e che oggi sembra essere il vero punto di forza del progetto del centrodestra: contrapporre al progetto del populismo eversivo un progetto calmo, silenzioso e per questo alternativo, focalizzato prima di tutto sulla tattica del non dire nulla per poter fare tutto e lasciare intendere qualsiasi cosa.

 

Se ci si pensa bene, mentre il Pd di Renzi tenta di allargare la coalizione a colpi di documenti sterminati, piattaforme programmatiche, direzioni senza fine, finora il centrodestra di Berlusconi è riuscito nel miracolo di allargare la sua coalizione senza perdere tempo sul ruolo del candidato premier, senza perdere tempo sulle meccaniche della coalizione e soprattutto senza perdere tempo con la discussione dei contenuti. E il risultato è sorprendente. Meno il centrodestra parla di cosa vorrebbe fare in caso di vittoria alle elezioni, più i sondaggi accreditano la possibilità che il centrodestra vinca le elezioni. Meno i contenuti del centrodestra appaiono in prima linea nella contrapposizione al populismo e più il centrodestra riesce ad apparire in prima linea contro la minaccia del populismo. La strategia dell’anestesia nasce naturalmente dalla consapevolezza che ogni discussione di merito su argomenti come l’euro, le pensioni, il lavoro, l’Europa, la globalizzazione, il sovranismo, la Brexit, la Le Pen porterebbe non a un dialogo ma a una scazzottata.

 

E per questo, anche nei prossimi mesi, sia il capo di Forza Italia sia il capo della Lega proveranno in tutti i modi a personalizzare al massimo la campagna elettorale, per invitare gli elettori a concentrarsi più sul modello di leadership che sul progetto di premiership. La strategia dell’anestesia nasce da questa consapevolezza ma nasce anche da un’altra convinzione di cui il Cav. sembra essersi ormai persuaso. Nel mondo della comunicazione politica l’agenda dei populisti, si sa, è molto forte ed è praticamente egemone, come vediamo ogni sera accendendo la televisione su un qualsiasi canale che non sia un’intervista a Berlusconi di Maurizio Costanzo.

 

E il Cav. è così convinto che parlare di contenuti politici in un talk sia ormai un modo come un altro di ingrossare la bolla populista da essere arrivato sul punto di considerare una possibilità concreta: suggerire a Mediaset di ridimensionare i talk-show politici in prima serata senza escludere di sospenderli per qualche tempo in attesa di una nuova formula. Dalla “Vostra Parte” di Maurizio Belpietro fino alla “Quinta Colonna” di Paolo Del Debbio (il Cav. adora Del Debbio, meno il suo programma). Meno chiacchiere per affrontare i chiacchieroni.

 

Seguendo questa chiave di lettura, il populismo non si combatte sovrapponendo le voci, ma si combatte abbassando la voce. Lo pensa Berlusconi. E forse, a giudicare dai sondaggi, potrebbe non essere il solo a voler anestetizzare il dibattito per non doversi confrontare con le pazzie delle forze antisistema.

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  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.