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La destra di lotta e di governo è in forma in tutta Europa

I partiti conservatori hanno retto l'ondata populista marginalizzando gli antisistema o includendoli nelle coalizioni. E oggi governano un po' dappertutto 

8 Novembre 2017 alle 10:17

La destra di lotta e di governo è in forma in tutta Europa

Matteo Salvini, Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni (foto LaPresse)

Roma. Un famoso studio di René Remond divideva la destra francese in tre distinte famiglie che, a partire della differente fede dinastica legittimista, bonapartista o orleanista prefiguravano rispettivamente una destra radicale, un centrodestra conservatore-popolare e un centrodestra liberale. Il variopinto panorama del centrodestra europeo può essere anch’esso ricondotto a tre componenti del genere. Dopo il 1945, egemone era stato il filone del conservatorismo popolare variamente denominato democristiano o popolare o conservatore o gollista, riconducibile all’attuale Partito popolare europeo. Il filone di partiti liberali, radicali o centristi riconducibili all’Alde rappresentava una terza forza più alleata che concorrente, mentre la destra radicale era assente o marginalizzata. Negli ultimi anni, però, alcuni partiti liberali si sono rivitalizzati – e in alcuni casi sono sorti partiti liberali nuovi. In aggiunta abbiamo assistito a una potente ascesa di partiti di destra. Questo duplice attacco dalla destra e dal centro ha, in alcuni paesi, drasticamente ridimensionato i partiti “popolari” tradizionali. Anche dove questi hanno retto meglio, hanno comunque reso più problematica la formazione di maggioranze, da cui la sempre più diffusa necessità di Grandi coalizioni.

 

Non abbiamo considerato in questo schema alcuni paesi ex comunisti a causa dei loro sistemi partitici meno strutturati che meriterebbero una trattazione a parte. Sono rimasti fuori anche paesi poco popolati come Malta, Lussemburgo o l’Islanda. L’Irlanda è un caso a parte perché i suoi due principali partiti non corrispondono alle famiglie ideologiche europee, ma alla divisione tra chi accettò e chi rifiutò l’indipendenza di compromesso del 1921. Quanto al Portogallo, i suoi due partiti di centro-destra quasi sempre presentano liste comuni.

Maurizio Stefanini

Romano, classe 1961, maturità classica, laurea in Scienze Politiche alla Luiss, giornalista dal 1988. Moglie, due figli. Free lance impenitente, collabora col Foglio dalla fondazione. Di formazione liberale classica, corretta da radici contadine e da un'intensa frequentazione del Terzo Mondo. Specialista in America Latina, Terzo Mondo, movimenti politici comparati, approfondimenti storici. Ha pubblicato vari libri, tra cui “I nomi del male”, ritratto dei leader dell’asse del Male, "Ultras - Identità, politica e violenza nel tifo sportivo da Pompei a Raciti e Sandri", "Da Omero al rock. Quando la letteratura incontra la canzone" e ultimo "Alce Nero un «beato» tra i Sioux". Parla cinque lingue; suona dieci strumenti (preferito, fisarmonica).

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    08 Novembre 2017 - 18:06

    Di lotta e di governo - A proposito del centrodestra che può tornare al governo, vale dare un’occhiata alla prima parte di quanto scrissi e il Foglio pubblicò il 14 febbraio 2011. “A Costituzione e istituzioni invariate, regolamenti parlamentari inclusi, qualsiasi sia la legge elettorale e qualsiasi sia la maggioranza di coalizione e il governo che esprime, qualunque ne sia il colore politico, non si potrà mai realizzare una “governabilità” intesa come possibilità del governo di attuare il programma/i su cui ha ottenuto la fiducia dalle Camere. Aggiungiamo i poteri d’interdizione, di pressione e di condizionamento che le varie oligarchie corporative istituzionali e mediateche/editoriali possono esercitare sui diversi soggetti della coalizione e, il cerchio di chiude.” Se fosse cambiato sostanzialmente qualcosa, a parte personaggi e nomi propri, di quello scenario, avvisatemi.

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  • Giovanni Attinà

    08 Novembre 2017 - 13:01

    Vedremo questa destra di governo cosa avrà nel programma, perché, a parte la vittoria in Sicilia, prevedibile per lo sfacelo Crocetta, non mi pare proprio che ci sia un programma valido, con la presenza tra l'altro di posizioni diverse su questioni importanti, tra i tre partiti.Se si vuole veramente cambiare e passare dall'annuncio di una nuova era, ci vogliono anche programmi e valori da portare avanti.

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